Catanzaro, gay e sieropositivo violentato e picchiato dai compagni di cella

di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Stuprato da più detenuti,
“punito” con l’isolamento

Un incubo infernale: stuprato, picchiato e messo in isolamento. E’ omosessuale e ha l’Aids. Quaranta anni, calabrese e una fragilità di cristallo. Orfano di tutti e due i genitori, si ritrova in una cella a Catanzaro, senza aver subito un processo, senza una condanna. Reo di aver tentato di rubare un tubo di rame in un’azienda. Ha subito dichiarato la sua omosessualità, la sua sieropositività: la prigione gli ha risposto con un muro di indifferenza e cattiveria.
A denunciare la storia al ministro Alfano è stato ieri Franco Corbelli, presidente del Movimento diritti civili: «Purtroppo in Calabria non esiste un garante, è un anno e mezzo che aspettiamo che qualcosa si muova. Ma non accade niente. Il mio numero è stato dato al ragazzo da altri detenuti. Quando è stato messo agli arresti domiciliari, dieci giorni fa, mi ha subito chiamato. Prima non ha potuto in nessun modo far sentire la sua voce. Era disperato. La sua è una vita spezzata. Una vergogna: questa persona non sarebbe nemmeno dovuta entrare in prigione. Poi l’errore più grave, quello di non tutelarlo. Di non assegnarlo a una sezione “sensibile”». Un’odissea lancinante, fatta di torture e violenze di ogni genere. «E’ entrato a giugno», racconta Corbelli. «Prima era solo in stanza, poi l’ha divisa con un detenuto. Qualche presa in giro, qualche toccatina, delle minacce, fino a luglio, all’aggressione subita nell’ora d’aria. Erano sei, forse sette. Sono entrati nella cella in un momento di caos, lo hanno messo faccia al muro e da dietro hanno ripetutamente abusato di lui». Il ragazzo ha detto di avere l’Aids e è stato l’inferno. Gli altri detenuti lo hanno malmenato. «Dalle violenze subite al provvedimento che avrebbe dovuto tutelare il ragazzo sono passati tre giorni. Tre giorni con gli altri detenuti in preda a una psicosi dovuta alla paura di aver contratto la malattia. Poi l’isolamento, un mese di isolamento. Dal 7 luglio al 6 agosto. Senza acqua e con topi e scarafaggi che gli camminavano addosso. Lo hanno punito, invece di aiutarlo». In seguito lo hanno trasferito in un carcere siciliano: «Lo hanno sbattuto in un braccio con detenuti condannati per reati sessuali. Resta in questo reparto per tre giorni, finché si accorgono del caso e lo mettono nuovamente in isolamento. Questa volta per pochi giorni. Infine il ritorno nella struttura di Catanzaro, dove è rimasto fino alla concessione dei domiciliari». Il processo sarà a settembre, il giovane dice che «non ha senso la sua esistenza»: quando era rinchiuso avrebbe mostrato dei potenziali istinti suicidi, ora avrebbe realmente pensato di togliersi la vita. «Le istituzioni hanno il dovere di intervenire», riprende il responsabile del Movimento dei diritti civili. «Che lo venissero a trovare! Questa persona è stata abbandonata, ha un grande bisogno di essere tranquillizzata. Occorrerà riaffermare la sua dignità di essere umano». Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay ha definito «orribile» l’accaduto: «Purtroppo il sistema carcerario non è preparato ad avere una serie di protezioni per gli omosessuali. Le trans spesso vengono messe in appositi bracci, dove alle volte finiscono anche alcuni gay, ma occorrono maggiori tutele. Facciamo assistenza legale ai detenuti, ma ammetto che entrare nelle carceri è molto difficile. Chiediamo da anni un protocollo tra gay e istituzione carceraria, ma non abbiamo mai ottenuto risposte. Inoltre sembra non esserci alcun interesse sulla prevenzione delle malattie in questi luoghi e, nel caso dei malati di Hiv, abbiamo raccolto diverse lamentele sulla mancanza di assistenza e sui ritardi di consegna delle terapie».
Solidarietà al ragazzo da parte di Vladimir Luxuria, che commenta: «Ha subito violenze perché omosessuale e perché sieropositivo. E’ stato vittima di omosessualità coatta, non ha potuto proteggersi, non ha potuto chiedere il preservativo e è stato picchiato anche per questo. Per essere stato violentato. L’omofobia continua a essere un’emergenza, ma non è stata affrontata dal governo con il pacchetto sicurezza. Noi non facciamo parte di quelli che devono essere più sicuri». L’associazione Anlaids non ha una sede in Calabria, Tullio Prestileo, coordinatore della sede siciliana spiega: «Solitamente nelle carceri c’è una buona gestione dei pazienti. In cella si tende a mettere insieme i pazienti con la stessa malattia. Se ne fanno richiesta. Dove c’è collaborazione con i reparti di malattie infettive degli ospedali, le visite hanno una cadenza settimanale. In Sicilia, lo scorso anno, abbiamo anche tenuto dei corsi di aggiornamento professionale per le guardie carcerarie. Questa storia fortunatamente è un caso isolato. Per lo meno per quanto concerne le violenze sui sieropositivi». E sulla sorte degli altri detenuti: «Sul piano teorico non dovrebbero essere sottoposti a test se non su loro specifica richiesta. E’ la legge n°135 del 1990 che lo impone. Se lo faranno dovranno essere assistiti nel migliore dei modi. Credo che le psicosi collettive si gestiscano anche grazie al rispetto della privacy».

Comments
One Response to “Catanzaro, gay e sieropositivo violentato e picchiato dai compagni di cella”
  1. SILVIA ha detto:

    QUESTE PERSONE O BESTIE SONO CONVINTI DI ESSERE UOMINI DI ONORE O DI QUEL CAZZO CHE CREDONO LORO
    SONO MERDA E LA CONVINZIONE FUTTA I PERZUNI NO SEI O SETTE STRONZI CHE STANNO IN PIEDI.
    FATE A LORO QHELLO CHE LORO FANNO AD ALTRI QUESTA E’ LEGGE.

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