Giro d’Italia, quanto è dura la salita

Pubblicato su Dazebao L’informazione online

di Maurizio Mequio

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ImageE’ un Giro strano e comunque un giro da record. Sì di ascolti per la RAI. Malgrado tutto agli italiani il ciclismo continua a piacere. Iniziate le salite lo share ha toccato picchi del 35,5%. Altro che vallette e danza del ventre. Popolo di poeti, scrittori, navigatori e grandi ciclisti.
Lo sanno bene i tifosi sempre pronti a riempire le strade, ad incoraggiare chiunque dia una sensazione di umano sacrificio. Non a caso Contador ringrazia il Bel Paese e lo fa con umiltà. Ha rinunciato al Tour, la sua squadra non è stata invitata, e si è concentrato sulla corsa in rosa. Paradossi del ciclismo moderno, lo spettacolo resta il caos. L’assenza di punti di riferimento, di continuità dei campioni, ha spiazzato il popolo delle due ruote, ha fatto sballare qualsiasi pronostico. Livellamento dei talenti, questa la parola d’ordine del ciclismo targato 2008. E livellamento delle simpatie. Come averne di particolari, quando nessuno fa il vuoto e nessuno entra in crisi? E’ un Giro ragionato, tutto da scoprire, dove i grandi si guardano da vicino, ancora in attesa di farsi male. Paura o strategie? Poco coraggio, e così l’attenzione vola via, o meglio viaggia verso gli spavaldi outsider delle singole tappe. Ed è loro questa competizione, finora. Evviva Sella, romantico eroe delle montagne, un bis che ha tirato per la maglia gli spettatori, li ha fatti fermare davanti alla tv. Come a dire: “guardate che esiste pure il cuore in questo sport…” Centottanta chilometri in fuga e vittoria sull’Alpe di Pompeago e centocinquanta con altra vittoria da incorniciare al Passo Fadeia, se non è arte questa! La memoria non poteva non tornare lì, agli ultimi uomini capaci di queste imprese: era stato il colombiano Parra a portare a segno l’ultima doppietta in salita -Ortisei, Levigno-, ma nel 1994 e nel 1999 Marco Pantani aveva fatto godere gli italiani tagliando in festa i traguardi di Merano e Aprica e poi quelli di Pampeago e Madonna di Campiglio. E sì, nostalgia canaglia, ma fa parte del gioco. Correre per il paese da cittadina in cittadina è obbligatoriamente guardarsi indietro. Due ruote che passano sotto casa tua e ti travolgono: portano con sé il passato del posto con tutti i suoi interpreti. Il 22 maggio a Cesena c’era stato il pienone per la presentazione della raccolta dvd della Gazzetta “Tutto Pantani. Una vita in salita” ed ha commosso l’intervento del padre quando il Giro è passato nella sua regione, un sospiro ed un pensiero appassionato: “Marco poteva essere qui, a correre”. Ieri altra prova dura, una di quelle vere, che non lasciano scampo alle indifferenze. Immagini poetiche spedite da Plan de Corones. Una cronoscalata violenta che metteva l’uomo contro la montagna, non una semplice salita, ma una rampicata, contro il tempo e contro tutto. Arrivare al traguardo in certi casi è una soddisfazione ed è lecito chiudere un occhio sui distacchi. Il genere della tappa, poi, era di quelli impietosi, solitudine e pedalate. Peccato… Questo doveva essere il futuro, un misto di generi, dove chi sa scalare non si deve difendere dai cronoman di professione, anzi deve rilanciare. Ha vinto Pellizzotti, meritatamente, e con lui la Liquigas, la squadra che tra le polemiche ha ingaggiato Basso, uno che ha pagato e che tirando le somme resta tuttora l’unico vero fenomeno delle corse. Altro assente che fa riflettere. Secondo è arrivato il solito Sella, ottimo l’eterno Simoni, ha confermato la maglia rosa lo spagnolo Contador, eccellente Riccò, si è difeso Di Luca, arrivato ad un minuto e ventitre dal primo della classifica generale. Sei fuori tempo, sei corridori che hanno dato tutto, ma non è bastato, è questo il lato onesto di questa disciplina: si riconoscono i propri limiti, si gira la bici, pronti a dare tutto per migliorare, e si torna a casa, comunque da vincitori. Sono Belohvosciks, Haymann, Sutton, Bossoni, Aperribay e Fothren. Non è finita qui, oggi riposo e poi arriva il più bello -saranno diciannovesima e ventesima tappa a scrivere le pagine più importanti della corsa-, sperando che i grandi facciano i grandi e che i timori di sbagliare e le ansie da grandi affermazioni lascino spazio a quello che vuole la gente: le pazzie sportive stile Pirata.


Comments
3 Responses to “Giro d’Italia, quanto è dura la salita”
  1. innovatel ha detto:

    Il pirata mancherà moltissimo soprattutto nella tappa di sabato … lì si che si sarebbe scritta una vera pagina di ciclismo.

    Purtroppo sono riuscito a seguire poco del giro e lo guarderò appena ho tempo. Spero solo che venerdì e sabato scatti battaglia per la maglia e che le tappe vengano rese dinamiche.

    Che il tutto si decida in una crono proprio non lo concepisco.

    E poi … come dire … il giro è il giro … e chi le ha le nostre montagne? 🙂

    Bello il post … tornerò a seguirti …

  2. mauriziomequio ha detto:

    ti ringrazio, spero di andare sul posto venerdì…

  3. innovatel ha detto:

    Io volevo andare sabato a vedere “quella salitella” da 12,7km … ma alla fine ho rinunciato (passa pure sul mio blog che leggi il tutto)

    ciao

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