Dalla scuola all’integrazione, fino al lavoro: l’Italia dei tagli, ha tagliato la vita dei più giovani

di Maurizio Mequio -Pubblicato su Dazebao

In bocca al lupo. Essere under 30 in Italia significa camminare sull’orlo del burrone, con tanta brava gente che cerca di spingerti giù. Hai 12-14 anni, sei un bullo. Altro che aumento dell’obbligo scolastico, per te la magnifica ricetta Gelmini. Beccati il maestro unico e se sarai fortunato avrai pure a che fare con un vecchio, tutto “bacchettate e punizioni dietro la lavagna”. Per te povera creatura, tanto meglio: le botte non te ne hanno date ancora abbastanza. Sei rom? Porgi il dito che ti prendono le impronte digitali, ti schedano e magari ti cacciano: ti sgomberano, ti discriminano. Andiamo avanti, nei piani del centro-destra: niente aumento dell’obbligo, ma riduzione del diritto allo studio. Del tipo: sei figlio di operai? Vattene a lavorare per due lire, straccione! Sei appassionato d’arte? Ti piace leggere libri? Maledetto! Devi iscriverti a una scuola professionale, o se ci tieni a una fondazione o cmq alla crema delle creme: la scuola d’eccellenza. Informatica e inglese. Poco importa che sei già uno smanettone e conosci i segreti di Internet meglio dei tuoi maestri unici ultrasessantenni, poco importa che l’inglese oramai lo sanno tutti e che si vive da anni in una società multiculturale: qui conta solo essere come loro ti vogliono. Fossi gay! Sappi che non ti conviene: non saresti tutelato per niente. Niente riconoscimento di legami sentimentali, niente possibilità di assistenza al tuo compagno e ovviamente nessuna possibilità di condividere cose insieme. Sei comunista e magari i tuoi sono separati? I giudici non ti permetterebbero di frequentare il circolo di rifondazione. Ti fai le canne? Oh, scusate ho usato la parola canne: sei un drogato! Sei alla pari di un cocainomane della tv, o di uno che mette sotto le persone con un super-mega-fuoristrada da 110mila euro. Hai 18 anni? Benissimo, multe selvagge appena prendi la macchina. Sì la macchina, perché la bmx con la quale sei cresciuto in campagna te la scordi nelle grandi città. Nessuna vera pista ciclabile e mezzi pubblici cari se sei un fuori sede. A proposito, se sei uno di quelli costretti a emigrare, perché nel tuo paese nessuno si degna di investire nella costruzione di nuove facoltà (sai com’è, non è così vantaggioso come tirare su palazzi in ogni dove), sappi che c’è una marea di adulti pronti ad affittarti, senza contratto s’intende, una stanzina di due metri per tre (meglio se da dividere con qualcuno) a più di 450 euro al mese. Indipendenza, questa sconosciuta. Da cercarla a essere imputati di bamboccionismo, il passo è breve, è molto breve. Perché non nascondiamocelo, gli scandali universitari si susseguono e spesso si scopre che test di ingresso, voti e concorsi di dottorato sono truccati, poi i libri costano caro e di certo il sistema dei crediti e i giri burocratici del caso non ti daranno alcuna mano nella gestione dei tuoi tempi da ragazzo innocente. Accade così che abbandoni, o che entri nel mondo dei non frequentanti. Sei nero? Attento a non chiedere dei biscotti, ti potrebbero ammazzare. Vieni da un paese in guerra? Sono affari tuoi, diritto al Cpt! Comunque: 26 anni, bianco, italiano, metti caso pure laureato: la società ti prospetterebbe solo tanti, cari e dolci lavoretti a tempo determinato. Dal call center ai famosi progetti, una vita da precario ti attende. Niente ferie, niente malattia, niente futuro, niente pensione. Ti rispecchi nel tuo lavoro e scopri che per loro tu sei solo un gran bel niente. Magari trovi la svolta della vita, qualcosa su raccomandazione: chiedi un mutuo e scopri che ci vorranno dodici anni solo per pagare gli interessi. Variabili, fissi, come li metti li metti: ben che ti vada farai la fine degli americani. Di quelli più sfigati. Solo una domanda: l’Italia è un paese per vecchi? No, un paese di stronzi.

Comments
One Response to “Dalla scuola all’integrazione, fino al lavoro: l’Italia dei tagli, ha tagliato la vita dei più giovani”
  1. nevevalenti ha detto:

    Vallo a dire a tutti quelli che appartengono alle categorie descritte nell’articolo che hanno votato il Piccoletto.

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