Termoli, la versione dell’ambulante secondo il comune. Il sindaco: «Le violenze? Una bufala». E le foto?

Di Maurizio Mequio pubblicato su Liberazione

Abdul “costretto” a smentire: “I vigili non mi hanno toccato”


«E’ stata solo una bufala. Non c’è stata nessuna violenza sul ragazzo del Bangladesh. Ora si dovrà tutelare l’onorabilità dei nostri vigili», questa la posizione del primo cittadino di Termoli, Vincenzo Greco, sui gravi fatti di sabato notte. Con una dichiarazione “spontanea” di Abdul Zainal si è tentato di mettere fine alle polemiche: «Non sono stato né strattonato né malmenato dagli agenti di polizia municipale, e gli stessi non mi hanno messo di forza nel portabagagli dell’auto di servizio, anzi preciso che sono stato accompagnato negli uffici della polizia stando seduto sul sedile posteriore». Non conterebbero nulla le decine e decine di testimonianze fornite dalla cittadinanza. «Glielo hanno fatto dire. Le fotoshock che girano sul web sono state scattate dai passanti con i loro cellulari, non sono dei fotomontaggi. Parlano da sole», afferma Marcella Assunto, la prima persona a denunciare il fatto ai giornali. «Mio figlio ha visto tutto, era indignato. E come lui, lo è tutta la città. Sabato, lungo il corso c’erano un centinaio di persone. Un ragazzo si è fatto avanti, dicendo di essere un avvocato, altri hanno protestato, strillato. Qualcuno avrà anche esagerato, avrà detto delle parolacce, ma quel che è successo resta inaccettabile». Il figlio 18enne ha raccontato che «Il bengalese aveva il permesso di soggiorno, ma non la licenza di ambulante. Ha visto avvicinare i vigili, ha raccolto in fretta la merce. Si è aggrappato a qualcosa, piangeva. Piangeva, ma non faceva nulla di male. E’ stato trascinato e poi hanno tentato di caricarlo nel portabagagli. Un episodio brutale, carico di violenza. Quella notte non siamo riusciti a dormire». Gli agenti hanno presentato una loro autodifesa: «L’uomo è scivolato a terra mentre cercava di fuggire dai controlli. Gli abbiamo chiesto i documenti e lui ha risposto di non averli con sé. Allora ha cominciato a chiedere aiuto. Le persone si sono avvicinate perché attirate dalle urla del venditore». Italo Di Sabato dell’Osservatorio sulla repressione ha commentato: «Certe dichiarazioni non dicono niente. Sembrano quelle dopo l’irruzione alla Diaz. Sono come i comunicati di De Gennaro quando ha negato le violenze di Bolzaneto e del corteo. Abdul è una persona in difficoltà, non ha possibilità di replica. Cosa doveva dire? Potrebbe essere sotto il ricatto del rimpatrio. Non scandalizziamoci, sarebbe un film già visto». Un dato importante, invece, è quello della mobilitazione degli abitanti: «Visto il clima che c’è oggi in Italia – continua Di Sabato -, non mi aspettavo una presa di posizione così netta. Termoli, città chiusa e borghese, ha condannato senza possibilità di appello l’operato di quei tre vigili. Ora sarà compito della giunta, per altro di centro-sinistra, far aprire un’inchiesta e sospendere gli agenti. Non possiamo andare avanti con i sindaci sceriffo e con l’idea che per le forze dell’ordine tutto sia lecito». Intanto Rocco Giacintucci, dirigente della polizia municipale, ha ammesso una parte della vicenda: «Effettivamente la gente ha preso le difese del venditore scagliandosi anche in modo aggressivo contro i vigili». Ma ha aggiunto: «Non ha capito ciò che realmente stava accadendo». Il sindaco ha fatto sapere di aver «chiesto una relazione dettagliata sull’accaduto al comando del corpo». E la procura di Larino ha aperto un fascicolo per fare chiarezza. Antonello Manocchio (Prc) è intervenuto sulla vicenda: «Abbiamo chiesto un’interrogazione urgente al sindaco. Sicuramente le versioni di polizia e comune divergono dalle evidenze delle foto, ma ancora è tutto da verificare. Il vero problema è nella fascistizzazione che sta travolgendo la società italiana. Stiamo precipitando in basso: c’è allarme per la presenza degli ambulanti e indifferenza diffusa su tutto il resto».

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