Ponte Galeria, dove muore la città

di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Ognuno ha il diritto di sostare dove vuole», questa la risposta del nuovo questore romano, Giuseppe Caruso, alle polemiche di Pd e Pdl sull’aggressione ai due turisti olandesi. Alemanno li aveva definiti «imprudenti», rei di aver fermato la loro corsa in bicicletta, direzione San Pietro, in un luogo dimenticato da Dio. In aiuto del sindaco è sceso ieri il ministro degli interni Roberto Maroni: «La sicurezza non ha colore politico». Un centrodestra compatto nel rilanciare la ricetta del sorvegliare e apparire. Propone la proroga per i militari nelle città e annuncia: «Siamo solo all’inizio». Dal meeting di Comunione e Liberazione, Alemanno ha fatto sapere che oggi sarà a Ponte Galeria, nella periferia della capitale: «Ho parlato con l’ambasciatore olandese, se le condizioni di salute lo permetteranno andrò anche a trovare le vittime in ospedale». Ieri lo abbiamo anticipato. Qual è realmente la condizione di questo quartiere?
Ore 15.40, Al bar su via di Ponte Galeria, un giovane afferma: «Da queste parti ci sono tre tipi di stranieri: quelli che lavorano, quelli che spaventano e quelli del Cpt». Al benzinaio: «Ponte Galeria è un dormitorio. Il giorno non trovi nessuno, sono tutti al cantiere oppure in città. La sera qualcuno torna, ma non esce di casa. Non c’è nemmeno un pub, le uniche anime nella notte sono dei romeni ubriachi e dei ragazzi drogati.» All’incrocio tra Portuense e Via Ponte di Galeria, un signore taglia la siepe: «Alemanno, ma che vole? Sono 50 anni che sono qui, è una zona tranquilla. I problemi sono altri, c’è poca illuminazione e gli autobus per Casal Lombroso, passano a distanza di un’ora l’uno con l’altro».
Ci sono tre prostitute all’angolo, sono romene: «Abbiamo meno di venti anni, non è divertente questo lavoro. Iniziamo alle 14 e terminiamo alle tre di notte». Confidano che solitamente svolgono servizio nel casolare dove si erano rifugiati i due turisti. Arriva un uomo e loro si nascondono. Sulla Portuense, due chilometri dal semaforo e sulla destra un edificio abbandonato. C’è una macchina rossa accostata. L’abitazione è abbandonata: due sedie rotte davanti all’entrata, un materasso sporco e qualche cuscino all’interno. Vetri rotti e delle buste. Preservativi usati e dei rumori: nella parte posteriore del casolare tutto è tornato nella normalità. Più avanti altri campi e ancora prostitute. Si avvicina il solito uomo… «Lascia stare, vattene» dicono le prostitute. Boschi e ancora prostitute, fino alla sede del municipio. Qui è trafficato, ma la struttura è chiusa, c’è un cartello: «Il servizio fuori orario è sospeso».
Ripercorrendo la strada incontriamo dei ragazzi romeni, sono le 16.40: «Abbiamo terminato di lavorare». Sono muratori, uno abita a Malagrotta: «Ho moglie e figli, viviamo in una baracca, paghiamo 500 euro al mese, ma stiamo bene. La piccola va a scuola e i vicini ci chiedono sempre favori». Gli altri due a Ladispoli: «Lavoriamo qui da due settimane, partiamo la mattina alle 4 e rientriamo a casa alle 19.00». Sul lato sinistro un gregge di pecore, c’è un signore alla fermata dell’autobus: «Per fare il pastore ti pagano 15 euro al giorno, non ti devi spostare dai campi, hai da dormire e da mangiare, ma praticamente sei costretto a stare solo e a arrangiarti. Lo fa chi non ha una camera». Ore 17.00 alla stazione del treno: «Non ci sono grandi problemi, questo è un paese. Sì, qualche muratore che beve una birra, ma li conosciamo tutti». C’è un guasto sulla linea a per Fiumicino e i passeggeri sono costretti a scendere e prendere il pullman: «Chiamo subito un taxi, ho paura – afferma una signora che ha l’aereo per Parigi». Un signore guarda divertito dei ragazzi impegnati nel ruolo di tassisti abusivi: «E’ così, qui abbiamo bisogno di soldi. La zona si è quadruplicata negli ultimi dieci anni. Ora conta 10.000 abitanti». E sull’aggressione dell’altro giorno: «Si saranno fatti l’Aurelia, poi sono passati per Malagrotta e infine sono arrivati a Ponte Galeria. Avranno pensato di potersi godere la natura, ma in Italia non funziona così. Sull’Aurelia ci sono gli zingari, a Malagrotta c’è la discarica e qui ci sono le prostitute». Un signore ci indica la caserma dei carabinieri: «Loro sanno tutto, anche se qui le forze dell’ordine pensano solo al Cpt». Il maresciallo inaspettatamente dichiara che gli stranieri da queste parti sono integrati: «Non ci sono grandi problemi, lavorano e non danno fastidio alla cittadinanza. E’ stato solo un brutto episodio. Quei pastori si erano ubriacati». Il responsabile immigrazione del Prc, Stefano Galieni, spiega: «E’ vero nel XV municipio c’è integrazione. Badanti e muratori sono entrati nel ciclo produttivo e soffrono meno il disagio. Chi non lavora, invece, fa parte del nuovo sottoproletariato».
Una comitiva di ventenni, davanti all’edicola: «C’era il sangue? Allora ci ritorniamo», poi si dicono “soli”: «I nostri amici se ne sono andati al centro, si sono spostati perché qui non c’è niente. Anche noi cambieremo posto, appena trovato un lavoro». Torniamo al casolare, c’è un uomo e c’è un incendio. Proprio dove prima c’era parcheggiata la macchina rossa. Arrivano i vigili del fuoco: «non è niente, solo erba secca». A quattro chilometri da qui il Cpt, tra i posti più controllati di Roma. Non è possibile arrivare all’entrata, stanno facendo dei lavori stradali. Alemanno aveva voluto 50 militari a sorvegliare: «Sorvegliano gli invisibili. Gli stranieri invisibili – afferma una ragazza in bicicletta -. Noi sopportiamo il peso di un carcere, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che succede là dentro. Ci dicono che dobbiamo fare come se non esistesse… La realtà è che chi ce lo dice si disinteressa dei prigionieri e anche di noi».

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