Petrucci contro Meloni&Gasparri

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Perché lo sport
deve sostituire
la politica?»

«Perché allo sport viene chiesto di sostituirsi alla politica? Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?».
Lo ha chiesto a tutti, ieri, il presidente del Coni, Gianni Petrucci, che ha proseguito: «Sia chiaro, gli atleti italiani hanno la completa libertà di esprimere le loro opinioni su qualsiasi argomento. Ma le regole sono regole e vanno rispettate. Per mano di Antonio Rossi abbiamo ricevuto il tricolore da parte del presidente della Repubblica ed è un nostro dovere, e degli atleti, sfilare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi».
E’ ancora vivo il dibattito innestato a livello internazionale dalle dichiarazioni di Imke Duplitzer, campionessa di scherma tedesca: «Non partecipo alla cerimonia, non cambio idea. Se avessi voluto andare al circo, sarei andata al Roncalli». Coerente con la posizione presa in aprile scorso, la 24enne martedì ha criticato la Cio e invitato i telespettatori a fare zapping il prossimo 8 agosto. Subito dopo, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, aveva cavalcato l’onda emotiva e invitato gli atleti italiani a compiere un «gesto simbolico che dovrebbe invitare tutti a riflettere su quei principi fondamentali – pace, libertà e democrazia – che non possono essere messi in secondo piano». Lo ha seguito la ministra della gioventù Giorgia Meloni, secondo la quale «disertare l’inaugurazione sarebbe un segnale importante da dare». Potenza della tecnica, o dote naturale di certa politica, nel pomeriggio del 5 agosto il Roncalli sembrava essersi spostato nella casa della destra italiana. Fini bacchetta Meloni nel cortile di Montecitorio, lei corregge il tiro: «Invito atleti e tifosi, in patria o a Pechino per le Olimpiadi, a fare un qualunque gesto, che non è solo il boicottaggio o non sfilare alla cerimonia inaugurale, ma anche indossare qualcosa di simbolico o parlare dei valori quando si è intervistati». Poi lui si espone, ma, da bravo equilibrista, nel verso totalmente opposto: «Non credo che i nostri atleti abbiano bisogno di inviti particolari, perché sanno perfettamente qual è il dovere morale cui adempiono quando gareggiano. Credo che non mancherà loro la possibilità, nelle modalità che riterranno più opportune, per esprimere piena adesione alla necessità di un rispetto autentico dei diritti delle persone. Appoggio la richiesta alla Cina di una politica che sia garante dei diritti umani in modo maggiore rispetto a quello che è accaduto fino ad oggi, ma considero le Olimpiadi una festa di fratellanza fra i popoli. L’esperienza dimostra che ogniqualvolta si è dato corso a boicottaggi non si è raggiunto l’obiettivo che ci si prefiggeva».
Alla fine niente di meno che il Premier, Silvio Berlusconi, avrebbe chiesto al Ministro degli Esteri Frattini di intervenire chiarendo una volta per tutte la posizione della maggioranza. «Sono un uomo di sport – avrebbe confidato Berlusconi a Frattini – e le regole sportive non vanno politicizzate». Il commento più obbiettivo della vicenda è stato a sorpresa quello del Senatur, Umberto Bossi: «Mi sembra un po’ ipocrita andare fino là e poi non sfilare. D’altronde io non sono per le mezze misure, ma più per le misure dirette».
Coerenza, questa sconosciuta. Come chiedere agli atleti di rimetterci del loro quando non si è disposti a mettere in discussione i grandi affari economici dell’asse italo-cinese? Così i gesti dei nostri atleti (che oltretutto non sono mancati: dal taglio di una ciocca di capelli alla rasatura della testa in segno di protesta), e le loro gesta, rischiano di essere oscurati dalle “ipocrisie”. E succede che il piano simbolico, legato alle convinzioni dei singoli, rischi di perdere il suo clamore, soffocato dalla politica. Mentre la politica continua a nascondersi dietro allo sport. Ancora ieri Meloni: «Tra un mese tireremo le somme di questa Olimpiade, sarò davvero felice se l’Italia avrà ben figurato sul medagliere, ma sarò ancor più felice se finalmente uno spiraglio di libertà sarà riuscito a fare breccia in questo ultimo muro del comunismo internazionale». Secondo Mario Pescante, componente del Cio, le polemiche sulla cerimonia d’apertura «sono baruffe chiozzotte. I Giochi a Seul hanno portato la democrazia, a Mosca hanno portato la perestrojka, forse aiuteranno anche la Cina a cambiare. Le frasi della Meloni le ho lette e messe via. Sapevamo che qui c’è un regime comunista, ma le olimpiadi sono state volute da quella parte della società civile che vuol cambiare il Paese». E’ intervenuto sulla questione anche il segretario del Prc, Paolo Ferrero: «Mi paiono fuori luogo le esternazioni della Meloni. La ministra allo Sport non è la persona più adatta a parlare di diritti umani, visto che fa parte di un governo che vuole togliere ogni diritto ai migranti e che è arrivato fino a prendere le impronte digitali ai bambini rom. Un governo che prosegue l’azione di quello che nel 2001 organizzò la “mattanza di Genova”. I diritti umani e civili devono essere garantiti e difesi in ogni angolo del mondo, compresa la Cina, ma anche in tutti gli altri. A partire dall’Italia».

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