E’ estate e Roma si (s)veste di verde militare

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

E’ estate e Roma si (s)veste di verde militare. A 24 ore dalle consacrazioni mediatiche dell’evento più atteso dell’agosto italiano – la militarizzazione delle città – tutto è ancora da verificare. I 405 uomini impegnati nei punti nevralgici della capitale risolveranno il problema sicurezza cavalcato dalle destre? E a quale prezzo?
Ore 11, fermata metro Battistini, Roma Nord: dove il giorno prima svettava una camionetta dell’esercito, ora un cartello: «Lavori in corso», di militari nessuna traccia. «Ce pijiano pei fondelli – spiega un edicolante – ieri mezza giornata e oggi niente, lascia stà». Una signora anziana esce da un negozio e fa notare che il semaforo è rotto: «Pensassero a aggiustarlo, li aspetto», afferma con aria minacciosa. Un barista dice che lo avevano avvertito: «Martedì arriviamo alle 18.00». Un signore in costume sorride: «Aspetto la mia signora che torna dal lavoro, non mi servono i militari». Giorgia, una giovane assistente sociale, dice che lunedì quando è tornata dal lavoro, verso le 21.00, la stazione era desolata: «Io, donna, mi sentirei più sicura se i poliziotti avessero soldi per mettere la benzina». Sul lato destro della stazione solitamente si ritrovano delle compagnie di ragazzi, oggi c’è solo una coppia di sedicenni: «Ieri abbiamo avuto paura, poi ci siamo resi conto che erano lì, immobili, solo a fare scena. C’era anche una biondona con gli occhiali in divisa, pensa te».
Ancora metro, fino a Flaminio, e poi il trenino. E’ la linea Roma-Viterbo, quella sotto accusa dopo la morte di Giovanna Reggiani, avvenuta lo scorso novembre, dopo essere stata aggredita all’uscita della stazione di Tor di Quinto. Sono le 12, il vagone è semi vuoto e la fermata in questione, dove tra l’altro è previsto l’impiego di alcuni militari, è chiusa. La prossima fermata è Labaro, poi al ritorno Saxa Rubra. Mimmo, un settantenne egiziano, si propone di segnalare la fermata giusta e racconta: «Da trenta anni vivo a Labaro, è una zona tranquilla, non ci sono mai stati grossi problemi. Perché ieri i militari stavano sotto le nostre case e non in quartieri come Tor Bella Monaca? Non ci hanno infastidito, ma certamente spaventato. In Egitto l’esercito arriva in città solo se succede qualcosa di eclatante e senza le armi». Una volta sceso, resta deluso, aveva promesso di fare da cicerone fino al posto di guardia, invece di verde militare ci sono solo le strutture arrugginite della stazione. «Una comparsata per la tv e ora a casa», dice un signore alla fermata dell’autobus. «Dicono che forse vengono nel pomeriggio, balle. A una certa ora non devono tornare in caserma?», afferma Elisa davanti all’edicola. Due ragazzi peruviani intervengono nella discussione: «Se ci fossero servirebbero, soprattutto qui, dove due persone dello stesso sesso non possono camminare mano nella mano senza essere attaccati. Da queste parti basta portare la cresta per essere malvisti».
E’ la volta di Saxa Rubra, dove nel piazzale antistante all’uscita della metro c’è un capolinea dei pullman Acotral, e il gestore di una paninoteca: «Ieri sembrava la guerra: le ronde, le camionette, le macchine della polizia e 2mila televisioni. Oggi niente. Già ieri avevano staccato alle due e io gli avevo detto: scusate, ma ora non succede più nulla?». Gli operatori della metropolitana dicono che a parer loro oggi non verranno. Al bar si alterano: «Tutti a chiederci la stessa cosa, non capiamo più se è curiosità o se le persone hanno dei problemi reali. Se li volete trovare andatevene ai Parioli oppure sotto le ambasciate».
Flaminio, sempre in metropolitana, fino all’Anagnina, roccaforte dell'”esercito urbano” voluto dal governo, con le sue 48 unità di controllo previste. Finalmente i militari. Sono in coppia, armati di pistola e accompagnati da un poliziotto. Sembrano ben disponibili: «Va alla grande – dicono – la gente ci cerca in continuazione, è contenta. I telegiornali hanno descritto ottimamente la situazione». Riguardo alle assenze dei loro colleghi nelle altre stazioni, affermano: «Dipende dalla sensibilità dei punti dove le forze sono state dislocate. I nostri orari dipendono dai progetti e non possiamo dirveli». Di soldati ce ne erano 9, uno di loro indica il parcheggio di scambio: «I risultati si vedono, ci sono meno persone, meno “traffico”. Certo è anche estate, comunque siamo soddisfatti». Nel mercatino dietro alla camionetta, gestito soprattutto da stranieri, solo un cliente vuole parlare: «Bastava un poliziotto per fermare i veri delinquenti, ma qui i poliziotti non ci sono mai stati». Una famiglia spagnola appena arrivata dall’aeroporto è stranita dalla presenza dei militari e chiede: «Cosa è successo?». Un ragazzo gli risponde: «Stanno qui perché gli immigrati vengono a toglierci il lavoro, vendono cd, borse e sigarette e non pagano le tasse». Dei giovani su una panchina questionano con un amico, reo di rollare del tabacco: «Non mi importa, non è una canna». E gli altri: «Noi faremo finta di non conoscerti, hai pure i dreadlock e la maglietta rossa…».
Sono le 17.20, prima di rientrare in redazione c’è tempo per un passaggio sotto le ambasciate di Via Nomentana. Si pronosticavano 4 militari sotto quella afghana e venti sotto quella iraniana e quella libica: ce ne erano solo 7, ma avevano la mitraglietta.

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