De Giorgi:”Attaccano i diritti dell’altro a favore del proprio benessere”

Di Maurizio Mequio – Pubblicato su Liberazione

Intervista a Alessandro De Giorgi, sociologo

Parchi e giardini vietati «a gruppi composti da più di due persone dalle 23 e 30 alle 6 del mattino», pena una multa che può arrivare a 500 euro. Lo ha deciso il primo agosto scorso il sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano. Dall’altra parte dello stivale, a Lampedusa, gli ha risposto ieri l’amica di partito, senatrice e vicesindaco della cittadina siciliana Angela Maraventano, che già aveva proposto lo spostamento dei Cpt in mare e ora, su una piccola imbarcazione all’ingresso del porto dell’isola, ha iniziato una singolare protesta: sciopero della fame per risolvere il suo problema immigrazione. Stando a lei non se ne può più di tutti questi arrivi: «meglio non vederli, o farli restare altrove».
Alessandro De Giorgi, sociologo e docente di criminologia alla San José State University in California è autore del testo Zero Tolleranza. Strategie e pratiche della società di controllo , edito da Derive Approdi nel 2000. De Giorgi ha risposto alle nostre domande, cercando di sfatare il sogno delle destre italiane, «diventato un incubo in America», quello del pugno duro in materia di sicurezza.

Il provvedimento di Novara può essere considerato un attacco ai diritti della persona?
Lo è sia nei confronti dei diritti dell’individuo, sia della collettività. Si presenta come la brutta copia dei provvedimenti americani finalizzati al controllo delle gang. A Chicago sono stati messi in discussione da tempo a livello costituzionale, poiché nel fatto in cui due persone utilizzano uno spazio pubblico non c’è alcun estremo di pericolosità dimostrabile. Queste ordinanze servono come strutture punitive, ma ledono il diritto delle persone a frequentare insieme uno spazio pubblico.

All’estero la pratica del punire e sorvegliare ha dato dei frutti?
Sul piano simbolico questo modo di intendere la sicurezza consolida apparentemente una comunità, crea solidarietà, ma la costruisce attorno al sentimento diffuso del terrore e all’emarginazione del diverso. Al rafforzamento del razzismo di Stato segue in questo senso il consolidamento dei legami. Sul piano strutturale certi provvedimenti, una volta che il panico viene meno, scompaiono. Gli Stati Uniti si stanno ravvedendo. Si trovano con 2 milioni di detenuti, che torneranno senza prospettive nelle loro città. Le politiche di carcerazione di massa indeboliscono le comunità, distruggono legami sociali e creano esclusione. Il pacchetto sicurezza approvato dal governo Berlusconi rischia solo di aggravare la situazione degli immigrati italiani, che saranno così costretti all’illegalità.

Un Cpt in mare…
In America più di una prigione è stata trasferita su navi galleggianti. Non è più disdicevole di costruire Cpt in caserme dismesse, ma autorizza il messaggio di cercare di tenere lontano dal sacro suolo italiano dei gruppi indesiderati. Politicamente si eleva in questo modo la soglia dell’ammissibile e con questa quella dell’indignazione. Così succede che un Paese autorizzi un suo ministro a chiamare «Bingo Bongo» un uomo di colore o legittimi altri politici a proporre di sparare ai barconi.

Nella protesta della Maraventano c’è il rifiuto di Lampedusa come luogo di frontiera?
Si può fingere che le migrazioni siano governabili in questa maniera, ma nella realtà non lo sono. Negli Stati Uniti stanno costruendo un muro al confine con il Messico: è un progetto simbolico. All’Italia un mare non basta, figuriamoci un muro. Funziona solo se l’obbiettivo è quello di far diventare i politici promotori dell’iniziativa dei valorosi difensori della patria. Lampedusa è un luogo di frontiera e dovrebbe esserlo anche di incontro, dipenderà dalla politica sulla sicurezza quanto questo luogo sarà ancora sanguinante.

Quanto la costruzione del nemico distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dalle problematiche reali della società?
La costruzione di nemici interni è una dimensione fondamentale delle società contemporanee. Ne hanno bisogno perché lo straniero, come il diverso, svolge la funzione di capro espiatorio. Prima di dichiararci vittime della recessione o di chi sa cosa, a qualcuno converrà sempre dire che l’abbassamento dei salari o la disoccupazione siano riconducibili alla presenza di un nemico interno. Peccato che attaccare i diritti dell’altro per aumentare il proprio benessere sia un gioco a somma zero.

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