Rai, Del Noce al posto di Saccà

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Rai, di tutto di più. Nuovo colpo di scena nella tv di Stato: Agostino Saccà spostato dalla Fiction alla direzione commerciale. Vittoria secca, 4 a 1 per Petruccioli e Cappon, definiti lo scorso 31 luglio da Urbani «orfani perdenti» e «come i giapponesi dopo la fine della seconda guerra mondiale: combattenti per nulla». Hanno votato a favore della proposta fatta dal direttore generale, oltre al presidente, i consiglieri vicino all’opposizione Curzi, Rognoni e Rizzo Nervo. I consiglieri vicini al Pdl, Urbani, Bianchi Clerici e Petroni, avevano invece tentato il colpo basso, collegandosi via telefono con il cda, e poi scollegandosi dalla teleconferenza. Questa volta il catenaccio non ha funzionato.

Marco Staderini, unico voto contrario, non ha abbandonato la riunione perché non ha saputo resistere al richiamo di Brunetta agli statali, «non assentatevi», oppure perché memore della sua astensione di due settimane fa. Fatto sta che la sua presenza ha reso valido il voto. «Le astensioni sul voto per il licenziamento, il 16 luglio scorso, che non influirono, sono state invece determinanti oggi (ieri, Ndr). – afferma Alessandro Curzi – Allora, sia io che Staderini ci astenemmo, rompendo in quel modo i giochi già fatti. Occorre riconoscere stima a questo collega, che ha permesso al consiglio, con la sua presenza, di deliberare. Ha dimostrato lealtà aziendale e coraggio, permettendoci di affrontare un problema e forse risolverlo». A prendere il posto di Saccà alla Fiction sarà Del Noce, che manterrà l’interim della direzione di Raiuno.
La Saccà Story si era aperta al grande pubblico nel dicembre 2007, quando fu divulgato l’audio di una sua conversazione con l’allora capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi. Una discussione calda che sconvolse spettatori Rai e non. Il Dg espresse il suo appoggio appassionato all’attuale premier, che gli avrebbe chiesto alcuni favori. Dal mandare in onda una trasmissione cara alla Lega, all’aiutare una ragazza. Berlusconi gli avrebbe spiegato esplicitamente che questa segnalazione sarebbe stata utile a un senatore della maggioranza, che in cambio lo avrebbe aiutato a far cadere il governo. Già nel 2002 Saccà aveva strizzato l’occhio alla destra mettendo la parola fine sulla trasmissione Il fatto di Enzo Biagi. Dopo lo scandalo intercettazioni, il 21 dicembre 2007 la Rai sospendeva cautelativamente Saccà dal suo incarico. A distanza di sette mesi, il 30 giugno scorso, il Tribunale del Lavoro di Roma annullava la sospensione e Saccà rientrava in Rai. Da allora ha inizio quella che sembrava essere la sfida infinita Cappon-Saccà. Il 16 luglio è la volta del voto sul licenziamento del Dg proposto da Cappon per «chiara violazione del Codice Etico». Cappon faceva riferimento alla seconda tranche di intercettazioni Saccà-Berlusconi, puntando il dito sui contatti avuti dal dirigente con la concorrenza in merito al coinvolgimento di Mediaset nel programma Pegasus . Fu un nulla di fatto. Ma il 28 luglio il Tribunale del lavoro ha accolto il ricorso Rai sul reintegro riaprendo il caso in cda dando il là a una serie di fumate nere in commissione, fino allo spostamento di Saccà. E ora? «Se i miei avvocati sono d’accordo farò ricorso. – si sfoga Saccà ai microfoni di Sky – Quello che ha fatto oggi (ieri, Ndr) il Cda Rai è illegittimo.»
Da un caos che sta finendo a uno che ancora non si risolve: quello della commissione di vigilanza, che, dopo la seduta interrotta del 31 luglio scorso per l’occupazione delle aule da parte dei radicali, è stata rimandata al 17 settembre, con una promessa da parte dei presidenti di Camera e Senato: «Se in tale seduta non si dovesse procedere all’elezione dell’ufficio di vigilanza, la commissione sarà convocata quotidianamente fino alla dovuta elezione dei propri organi». Decisione accolta con soddisfazione da Pannella & Co, che da giorni portavano avanti uno sciopero della fame. Ma la polemica è tutt’altro che placata: il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto ha definito gli “occupanti” dei «minisquadristi» e il leader radicale gli ha risposto: «Caro Fabrizio, evidentemente ti manca l’illuminato consiglio di Gelli, che non ti avrebbe permesso di dire a nome della vostra loggia P2 quello che hai detto a nome del Pdl».

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