Contrada: “o mi trasferite a Palermo o prendo un taxi”. Salvatore Borsellino: “La sua scarcerazione mi sconvolge”

Lo scorso 24 luglio Bruno Contrada veniva scarcerato per motivi di salute, lasciava il carcere di S. Maria Capua Vetere per raggiungere a Varcaturo la casa della sorella, luogo di detenzione domiciliare fissato dal Tribunale di sorveglianza di Napoli. Un giorno di riposo e ha subito lanciato l’out out ai giudici, chiedendo di avere <il differimento della pena o la concessione dei domiciliari a casa, a Palermo>. In caso contrario si è detto pronto <a chiamare un taxi> e <a tornare in carcere>. Il 10 maggio 2007 – dopo diversi ricorsi – la Corte di Cassazione aveva confermato la sentenza di condanna a dieci anni per l’ex numero 3 dei Servizi Segreti Italiani. Il reato commesso è concorso esterno a associazione mafiosa. Gli arresti domiciliari non sono stati concessi a Palermo perchè Contrada è ancora ritenuto <soggetto pericoloso> dalla magistratura.  Il suo avvocato Giuseppe Lipera ha tuonato: <se questo provvedimento – gli arresti domiciliari – non viene riportato nei limiti umani c’è un rischio evasione. Vuole andare a casa sua, dalla moglie e dai figli. E’ stato ritenuto un uomo libero per sedici anni e ora è ritenuto pericoloso?>. Contrada sarebbe arrabbiato, avrebbe giudicato gli arresti domiciliari come <un provvedimento peggiorativo> che avrebbe trasformato la casa della sorella in <un ospedale chiuso agli ospiti di Anna>. Ha affermato: <Come si può imporre a mia sorella di tenersi un rottame come me?> La moglie, gravemente malata, e i figli – <con problemi di lavoro e di famiglia> – non potrebbero raggiungerlo. Amedeo Labboccetta (PdL) ha promesso un’interrogazione in Parlamento <sull’accanimento di magistrati del Tribunale di sorveglianza, come Daniela Della Pietra, che hanno impedito l’uscita dal carcere di Bruno Contrada>. Il parlamentare considera l’ex agente segreto <vittima di una persecuzione che non è ancora terminata>. E dichiara: <E’ necessaria la libertà totale>. Dal 24 dicembre 1992 il numero di pentiti che ha testimoniato contro l’ex agente del SISDE non ha fatto che crescere: da Rosario Spatola a Gaspare Mutolo, da Francresco Marino Mannoia a Salvatore Cancemi, fino a Tommaso Buscetta. <Io ho il dottor Contrada. Mi avviserà se ci sono perquisizioni o ricerche di latitanti in questa zona, quindi qua potrai stare sicuro>. Questa testimonianza di Buscetta, su ciò che gli avrebbe riferito negli anni ottanta Rosario Riccobono, boss di Partanna-Mondello, è solo una delle voci che nel tempo hanno ritratto Contrada come colui che <informava preventivamente i criminali dei blitz pianificati dalle forze dell’ordine, che non disdegnava regalie e prebende, che era a stretto contatto con uomini delle cosche più feroci della criminalità organizzata>. L’altro ieri c’è stato lo sfogo di Paolo Borsellino: <Non posso accettare la scarcerazione di Bruno Contrada. Il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l’opera mi ri pugna, mi sconvolge>. Ieri la secca e seccata risposta di Giuseppe Lipera: parole <farneticanti e non meritevoli di ciascun commento>. Lipera ha anche annunciato che il 7 ottobre prossimo la Corte di Cassazione <prenderà in esame la richiesta di revisione del processo> al suo assistito. <Sul cui caso – ha aggiunto l’avvocato – abbiamo tanti fatti nuovi>.

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