Garante della Privacy: bene intercettazioni, male impronte e Youtube

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione il 17/7/08

Intercettazioni, uso delle impronte digitali e web, ieri nella Relazione Annuale al Parlamento del Garante della privacy, Francesco Pizzetti, che comincia con «Giornalisti, fermatevi e riflettete. Troppa commistione tra realtà e reality». Il Garante ha poi espresso giudizio favorevole al ddl sulle intercettazioni telefoniche, che gli consentirebbe «il potere di imporre la pubblicazione di provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa». Critiche al governo, invece, sull’uso delle impronte digitali e dei dati biometrici: «Sono potenzialmente lesivi della dignità della persona». Non vanno usati «in maniera discriminatoria». Fin qui tutto comprensibile, lascia però perplessi, quando ha parlato per la prima volta dei nuovi media. «Attenzione ai social network»,questo il suo appello ai giovani. «Assistiamo – afferma Pizzetti -, con vigile attenzione, al diffondersi di Youtube e dei nuovi social networks, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete». Non un invito all’autoregolazione della comunità online, o un impegno a intervenire sui lati oscuri del business in Rete, il suo, ma un ammonimento: «la frequentazione delle nuove comunità online potrebbe determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza». Pizzetti definisce l’Italia un Paese che vede i suoi ragazzi «”nativi di Internet”, e non più soltanto degli immigrati di Internet, vivere in un nuovo e virtuale “Mondo delle Meraviglie”, dimentichi che sulla rete corrono idee e manifestazioni del pensiero, insieme a forme perverse di comportamenti umani». Sistemi che mettono in collegamento milioni di persone, quasi tutti giovani, sono pericolosi? E allora su chi bisogna intervenire?
I social network si iniziano ad affermare nel 2003, sulla scia di grandi siti americani, come Friendster e Tribe.net: oggi sono il fulcro del web 2.0.
Myspace (107milioni di utenti), Facebook (73milioni di utenti) e Youtube (ogni giorno vengono visualizzati 100milioni di video contenuti nel sito) sono gocce nell’Oceano, il web è molto di più. Si parte da un blog, si passa a una web-radio, si arriva ai megablog partecipati e alle tv gestite da diverse redazioni sparse in tutto il mondo. La Rete è possibilità di espressione. Tutto gratis. Quasi.
Se alcuni “immigrati” di Internet non comprendono gli aspetti positivi dei socialnetwork, il Garante non riesce ancora ad intervenire sui veri banditi della Rete. «Se così tante persone – afferma Arturo di Corinto, docente di Comunicazione mediata dal computer presso l’Università La Sapienza di Roma – utilizzano questi servizi è perché ne traggono delle utilità di carattere relazionale. Mettono in comune opportunità, risorse e occasioni, favorendo la socialità in tutte le sue forme. Ma occorrono regole che stabiliscano la riservatezza della comunicazione. I siti che richiedono una registrazione dell’utente si rifanno al modello gratuità-pubblicità. E non solo i dati personali, ma molti altri, diventano magicamente materiale prezioso per chi fa del marketing diretto. Sono le aziende che offrono servizi che devono garantire la privacy dei loro utenti, informandoli di quello che si intende fare coi loro dati. D’altra parte il business è ormai gigantesco: Youtube è stato acquistato da Google per 1,65miliardi di dollari, ovvero quanto costa il New York Times. Il rischio vero è che alcune società si arricchiscano sfruttando il lavoro cooperativo degli utenti».

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