Roma violenta, un affare di cultura 2

di Maurizio Mequio

Amnesty International, la Comunità Europea e le Nazioni Unite riflettono in questi giorni sul problema razzismo in Italia -abbiamo citato i loro interventi negli scorsi giorni- mentre da più parti le attenzioni si spostano sulle dichiarazioni di chi ha aggredito un extracomunitario al Pigneto o sulle arringhe difensive dei ragazzi di Forza Nuova. Razzismo e violenza sono nell’aria, è palpabile da secoli, germi inestirpabili che si propagano col surriscaldarsi di dibattiti politici non controllati e con l’appesantirsi dei problemi sociali -mancanza di lavoro, aumento del costo della vita, degli affitti, difficoltà nell’integrazione, nella libertà di espressione e poca tutela dei diritti-. Le accuse arrivate in redazione sugli articoli di cronaca sociale degli scorsi giorni sono quelle di aver strumentalizzato dei fatti, di averlo fatto perchè giornalisti di sinistra. Eppure il discorso portato avanti nella narrazione dei gravi accadimenti romani si basa su una teoria culturale, che non ha colore, ma condanna atteggiamenti xenofobi e razzisti. Che tra gli aggressori nel quartiere multietnico di Roma vi sia stato Dario Chianelli, detto Ernesto, un sedicente comunista con il Che tatuato sul braccio ed un ragazzo di colore, non cambia minimamente l’analisi socio-politica di come la Capitale stia rispondendo ad un “problema sicurezza”. Non è ovviamente il caso del commento di Pelice -in Roma violenta…-, ma per ciò che abbiamo scritto, su un altro giornale, abbiamo ricevuto delle “pseudo-minacce” alle quali abbiamo deciso di rispondere continuando il nostro lavoro onestamente. Strumentalizzare significa ben altro. Significa dimenticarsi che farsi giustizia da soli ed andare a “dare una lezione” al bar di un bengalese, solo perchè punto di ritrovo di alcuni immigrati è cruda violenza. E’ costruire una barriera con l’altro da sé. E’ stigmatizzare il diverso e colpirlo alla cieca. Inoltre quella drammatica giornata ha raccolto altre scene di vergognosa rabbia xenofoba, nel quartiere diverse vetrate sono state rotte da più persone, forse non dichiaratamente neonaziste, come avevano battuto le agenzie -ansa, adn, agi-, ma non per questo intelligenti o legittimate nel farlo. Per l’accaduto de La Sapienza, i giovani di Forza Nuova dichiarano di essere stati attaccati, mentre andavano a chiarire con gli organi competenti universitari il rifiuto di concedergli una conferenza sulle foibe. Il processo ha visto condannati due ragazzi di destra e uno di sinistra per rissa. Si discute sul comportamento dei collettivi, che a loro volta hanno denunciato un’ aggressione. Le loro dimostranze in tal senso sono di denuncia, la magistratura farà il resto. Per quanto concerne il discorso sull’università, se questa debba essere di destra o di sinistra, non credo sia un dibattito sensato da portare avanti -come invece stanno facendo politici e giornali-. Certamente non può essere fascista. E ricordo che all’entrata della Facoltà di lettere, luogo degli scontri in questione, c’è una targa, il cui significato è condiviso da studenti e professori: “…questa Facoltà rifiuta il fascismo…”.

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