Roma violenta, neonazisti a ruota libera

Imagedi Maurizio Mequio
(articolo pubblicato da Dazebao L’informazione online)

Un extracomunitario pestato al Pigneto e un conduttore che si occupava di tematiche omesessuali aggredito sotto casa. E’ cronaca sociale, cruda e doverosa: a Roma esiste un problema sicurezza. Si chiama impossibilità di esistere, così come si è. E’ ormai caccia al diverso, senza regole e pietà, quella portata avanti da gruppi di bestie ignoranti, dette neonazisti. Chi sono? E da dove vengono? Queste le domande alle quali occorre dare una risposta, in tempi brevi, senza giustificazioni o falsi silenzi di facciata. Giovani, italiani e non più solo di periferia, o di estrazione sociale medio-borghese: sono anche figli di papà, diplomati ed acculturati. Abitano in quartieri difficili, ma anche in quartieri alti. Frequentano lo stadio, ma non gridano dagli spalti, non sono solo quelli dei bu razzisti, i nuovi giustizieri della razza sfrecciano in Mercedes e si sporcano le mani andando a trovare il diverso in casa altrui, nei quartieri ad alta concentrazione di stranieri, o sotto casa. Forse studiano il “nemico” ed utilizzano il terrore come strategia, aspettano che il vento sembri a loro favore e poi giù botte. Spaventano e fanno parlare di sé, mortificano e pagano solo lo scotto di qualche riga su un giornale. Vincono le battaglie sui media, velocizzano i tempi di xenofobizzazione, accrescono le distanze con l’altro, costruiscono muri e poi sorridono, mentre un Paese intero crede che il problema sia proprio lì, dove loro avevano colpito. Fanno quello che pretendono dai loro governanti e non è grave solo la forma, il modo del loro agire, è inquietante il contesto. L’impacchettamento dei fatti, portato avanti ad opera d’arte, ci aveva proposto un problema sicurezza come un luogo occupato da roditori, un Paradiso trasformato in inferno dall’inciviltà altrui, la sicurezza secondo la bacchetta magica della gente di centro-destra, e non solo, passa dalla regolazione dell’afflusso degli stranieri, dalla limitazione delle diversità nel suolo patrio. Sicurezza, invece, oggi significa poter portare avanti la propria vita ed essere garantiti su questo. In serata è andata in scena tutta l’arretratezza culturale della nostra Italia. Un lavoratore del Bangladesh, (gestisce un bar proprio nel quartiere romano del Pigneto) è stato accerchiato e malmenato ferocemente. Una decina di ragazzi con aste di legno si è gettata sull’uomo ed ha dato sfogo a tutte le proprie repressioni. Una cronista dell’Agi, testimone del fatto, ha chiamato la polizia, ma nessuno le ha risposto. Dieci minuti di violenza pura e poi via, senza lasciare traccia, se non macchie, macchie pesanti e vergognose. Avevano fazzoletti che gli coprivano il viso, ma che al contempo li identificavano, c’erano stampate delle svastiche. Sono significative le parole di Cristian Floris, conduttore del portale DeeGay.it, aggredito la scorsa notte sempre nella capitale: “E’ tutta colpa del clima che respiriamo in questi ultimi tempi”. Il ragazzo, ventiquattrenne, è stato aspettato sotto casa, bloccato e sbattuto con la testa addosso al muro da due persone. Minacciato affinchè smettesse di lavorare, di esprimersi rivolgendosi ad un pubblico con tendenze sessuali differenti dalle loro. Le vittime, coloro che in questi giorni hanno sopportato l’etichetta con su scritto “pericoloso”, sono minoranze, sempre più marginalizzate dall’etnocentrica società contemporanea. Eppure quale identità forte accomuna tutto il resto dell’occidente? Delle identità fittizie, “esagerate“, dice lo studioso Marco Aime nella sua opera “Eccessi di cultura”. Non è un caso che anche Alemanno, neoeletto sindaco romano, ha condannato questi ultimi fatti. C’è un paradosso però, le manifestazioni di resurrezione nazista non sono casi isolati, hanno una loro drammatica continuità e sistematicità. Aumentano vertiginosamente nel momento in cui l’attenzione mediatica sposta il suo baricentro a favore delle tematiche tenute più a cuore dalla destra. Certamente l’assenza di proposte di soluzione alternative a quelle della criminalizzazione dei clandestini, o al non riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, non ha aiutato il mondo dell’informazione. Ma perché i salotti bianchi della televisione italiana dedicano decine, se non centinaia, di puntate a casi di cronaca nera, come quello che ha portato alla condanna di Anna Maria Franzoni, e non si soffermano adeguatamente su casi difficili, come quello della scorsa settimana di Piazza re di Roma? Sì, ancora Roma e Roma violenta, quando nei pressi di questa piazza un giovane, girato verso il bancomat, risponde ad una domanda a degli sconosciuti. Malmenato perché comunista e forse orgoglioso di esserlo. Il ritorno ad un certo passato sarebbe l’errore più grande di questa Repubblica, ma la preoccupazione è che non sarà il silenzio ad evitarlo.


Pubblicità
Comments
One Response to “Roma violenta, neonazisti a ruota libera”
  1. Pelice ha detto:

    Ho deciso di scrivere questo breve post perchè, una volta tanto, i fatti di cronaca sono dalla mia e mostrano in maniera chiara come le notizie possono essere travisate da uso e consumo di ogni persona.

    citanto l’articolo leggo:
    Chi sono? E da dove vengono? Queste le domande alle quali occorre dare una risposta, in tempi brevi, senza giustificazioni o falsi silenzi di facciata.

    risponsta di oggi citando dal sito di repubblica:
    Si è costituito alla Digos di Roma l’uomo ritenuto uno degli aggressori responsabili del raid avvenuto al Pigneto di sabato scorso. Dario Chianelli, questo il suo nome, è la stessa persona che ha parlato con Repubblica sotto lo pseudonimo di Ernesto. “Io quei ragazzi che erano con me non li conosco”, ha detto, sottolineando che “razzismo e politica non c’entrano”.

    continuando possiamo leggere:
    “Non mi sento in colpa per quello che ho fatto perché non ho fatto niente di male. Non sono né di destra né di sinistra, sono per i grandi uomini come Ernesto Che Guevara”

    “Io quei ragazzi che erano con me non li conosco – ha sottolineato – L’ho fatto per il quartiere e per una cosa mia personale. Avevano rubato un portafogli
    un’amichetta”.

    I ragazzi che sono sopraggiunti dopo erano coperti e non li ho riconosciuti, penso che siano della zona ma saranno le indagini a chiarirlo. Dario Chianelli mostra un tatuaggio di Che Guevara che dice di avere da oltre dieci anni. “Ai ragazzi voglio dire che il mio gesto non deve essere imitato, nessuno deve prendere esempio da questi fatti”.

    e notizia di poco fa:(sempre dal sito)
    C’è un ragazzo con la pelle nera nel sabato del Pigneto. Ma non è nato in Bangladesh, né nel Maghreb. Perché in questa storia non è uno degli aggrediti, ma uno degli aggressori. In via Ascoli Piceno, impugnava una mazza come i “pischelli” bianchi cui si era unito. Un nero contro altri neri.

    Il “nero” ha un nome e un cognome. E’ un ragazzo di colore che ha meno di trent’anni. E’ cresciuto tra il Pigneto e il Prenestino. Lavora. E sabato, a quanto pare, non c’è stato bisogno di convincerlo ad unirsi al resto dei mazzieri.

    Non voglio che questo post venga letto in chiave politica (non mi manca certo il coraggio ma penso che illustrare le mie idee sia più importate che inserirmi in un contesto politico), vorrei solamente che si pensasse che spesso è facile cavalcare l’onda dell’emotività.

    Qualche giorno fa all’università la sapienza ci sono stati scontri tra militanti di estrama destra e di estrema sinistra.
    Ovviamente nell’immaginario collettivo il tutto nasceva a causa dei militanti di FN.
    Sinceramente penso anche io che le cose siano andate in questo modo, ma non ho sentito nessuno andare più a fondo nella faccenda e sottolineare che in un università politicizzata come la sapieza di roma è impossibile per un collettivo di destra organizzare un seminario sulle foibe mentre i collettivi di sinistra possono liberamente farne a centinaia dove si discute del fatto che Bush sia un assassino e che Berlusconi sia un fascista.
    Liberà Università?? non saprei!
    La libertà di parola va garantita a tutti quanti…indipendentemente da quale sia l’idea che vogliono espriemere.
    Per concludere vorrei citare un ultimo fatto (dal sito del corriere della sera):

    Sapienza, preside minacciato e sequestrato dai collettivi.L’intervento della polizia. Pescosolido: «Temo per i miei figli»

    ROMA — «Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: “Dimettiti o ti mandiamo via noi”, “Non ti faremo più insegnare”, “Non potrai più mettere piede qui”». La voce di Guido Pescosolido, docente di Storia moderna e da sette anni preside della facoltà di Lettere all’università romana de «La Sapienza», non tradisce emozioni: «Sa, in sette anni di presidenza ho fatto il callo un po’ a tutto. Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da venti poliziotti in borghese… »

    e se questo gesto fosse stato fatto da un gruppo politicamente schierato a destra?
    come mai trovare questa notizia (di oggi) è stato 10 volte più difficile che trovare quella dell’aggressione di giorni fa?

    Pelice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: