UCI ProTour, ovvero “chi troppo vuole nulla stringe”

di Luigi Macrì

Una delle più grandi “inciuciate” che lo sport possa ricordare: era il 22 Aprile 2004 quando nasce a Liegi l’UCI ProTour, per volontà dell’allora presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (appunto UCI)  Hein Verbruggen.Il fine era quello di “organizzare” e di “gestire” un calendario di corse, sia giri che corse di una sola giornata, tutte esclusivamente su strada. Assegnando dei punti per ogni singolo evento si sarebbe stilata una classifica a fine stagione andando così a determinare sia il vincitore che la miglior squadra.

Perchè, se fino a quel momento il ciclismo era sopravvissuto a momenti di crisi, ora si sentiva la necessità che nascesse un organizzazione di tale portata? La risposta è più semplice di quanto non si creda (e soprattutto non ha nulla a che fare con lo sport): I SOLDI. Il ProTour prometteva alle squadre partecipanti ingenti somme di denaro, se solo avessero ben figurato. Senza contare che salire sul carro voleva dire automaticamente essere invitato alle manifestazioni sportive più prestigiose e quindi una visibilità maggiore.

Unico scotto da pagare era quello di garantire una partecipazione anche a competizioni che ormai non avevano un grande seguito e che il ProTour si riprometteva di far tornare ai fasti di un tempo.

 

Prima del ProTour la lista degli inviti alle competizioni ciclistiche era a discrezione dell’organizzazione, che di volta in volta si trovava a dover decidere quali squadre avrebbero garantito più spettacolo o più introiti alla manifestazione. Questo non sempre coincideva con i reali meriti dei team e spesso i criteri erano di tipo clientelare o semplicemente si invitavano le squadre che davano meno problemi all’organizzazione. Emblema di questa politica fu il Tour de France del centenario. Era il 2003, il Giro d’Italia era in pieno svolgimento e, come spesso accadeva in quel periodo, Mario Cipollini (fresco campione del mondo) vince a mani basse un’altra tappa in volata, con questa vittoria eguaglia il record di 41 vittorie di tappa nei Giri d’Italia che era detenuto da Alfredo Binda e risalente al lontano 1933. Quando la mattina dopo i cronisti si avvicinano al “Re Leone” lui pensa sia per parlare di record o altro, invece la doccia fredda:il patron del Tour, Jean-Marie Leblanc, non ha concesso una “wild card” alla Domina Vacanze Elitron, squadra del campione iridato.Il motivo: nell’anno del centenario del Tour si vuole dare più spazio ai ciclisti francesi. Leggendo tra le righe, Cipollini è troppo forte in volata quindi andrebbe a togliere spazio all’ego dei francesi che, con Lance Armstrong sicuro dominatore in montagna, non vogliono vedersi togliere la possibilità di dire la loro almeno nelle tappe per velocisti. Per completezza di cronaca aggiungo che un altro escluso di quel Tour per decisione dell’organizzazione fu un ciclista che cercava di riprendersi dopo un periodo buio e che al ciclismo (ed anche al Tour) aveva dato molto senza ricevere, fino a qual momento, nulla in cambio: Marco Pantani.

 

Insomma quando nasce l’idea del ProTour tutti quanti pensano di poter iniziare a competere in maniera seria e soprattutto si rendono conto di una cosa, che per il ciclismo moderno è fondamentale: possono iniziare a programmare gli allenamenti in funzione di un calendario sicuro. Pensate sempre al Tour del 2003, Cipollini non era sicuro che sarebbe stato invitato (visto che Leblanc non era nuovo a sparate del genere) e quindi aveva preparato a dovere il Giro d’italia…ma se avesse programmato i suoi allenamenti in funzione di quella competizione? non essere invitato voleva dire arrivare al top della forma, ma pronto per guardare i colleghi dal divano e sicuramente non fare al meglio il Giro.

 

Allora dove nasce il problema ProTour? Nasce nel momento in cui per far parte di questo fantomatico “Club” le singole squadre devono prende la “licenza ProTour”. Questo “permesso” di gareggiare non sarà dato a tutti i team e quindi si andrà a creare, tra i professionisti, delle società di serie A ed altre di serie B.

Visto e considerato che il motivo “formale” per il quale nasceva questa organizzazione era quello di spingere le squadre migliori a non abbandonare le corse meno note (con la promessa di soldi e punti per la classifica ProTour), nessuno si stupì quando si decise a chi dare la licenza e soprattutto quando per ottenere questa licenza si decise che bisognava pagare delle cifre non alla portata di tutti i team. Insomma un team ProTour per partecipare alle grandi classiche, ai grandi giri, alle gare più note, deve garantire che prenda parte anche alle gare meno note, deve pagare dei soldi e deve mantenere buoni rapporti con l’UCI altrimenti quando la licenza scade non viene rinnovata. Mi sfugge il motivo ma la cose sembrava piacere…ma solo all’inizio!

I grandi organizzatori storici delle competizioni più famose, si vedevano portar via potere di discrezione ed organizzazione, dovevano sottostare a regole spesso incomprensibili (storica fu la disputa sulle crono scalate) e quindi era solo una questione di tempo prima che i grandi giri e le grandi corse storiche litigassero con il pro tour e quindi ne venissero escluse.

 

Attualmente ci si trova con squadre con licenza ProTour che devono decidere se partecipare o no alle grandi gare a tappe, disertando il calendario ProTour; chi se lo può permettere allestisce 2 squadre e ne manda una al ProTour per onorare il calendario e un’altra alle competizioni “non ProTour”, gli altri sono tra l’incudine ed il martello! Insomma quella che era nata come un idea per fare soldi, potersi organizare gli allenamenti, fare contenti tutti e ridurre la concorrenza, si è invece rivelata una soluzione che sta facendo perdere notti di sonno a tutti i manager delle maggiori squadre e che per l’ennesima volta rischia di far allontanare da questo sport molti appassionati che spesso non si spiegano come mai dei ciclisti decidano di partecipare solo ad alcune gare e non ad altre.

 

Per concludere vorrei solamente elencare quali sono, per ora, alcune delle competizioni che non fanno più parte del circuito UCI ProTour, si lasciano a chi legge le considerazioni del caso: Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta, Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi, Giro di Lombardia, Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Freccia Vallone.

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: