Into the Wild

Di Maurizio Mequio

Ultimi giorni di proiezione nelle sale italiane per la perla cinematografica di Sean Penn, Into the wild. Film dal sapore antico eppure squisitamente contemporaneo. Tratto da una storia vera, il regista racconta il viaggio di un giovane in terra americana. Uno sguardo coinvolgente e appassionato che distrugge i silenzi e anima i toni documentaristici delle poetiche fotografie proposte dall’autore. Occhi che invadono, inglobano, si nutrono. Occhi che selezionano, che vivono. Lontano dalla quotidianità, dalla società consumistica e dai drammi familiari. Christopher McCandless, appena scontata la condanna da pagare ai propri genitori –si è appena laureato-, scompare nel nulla, non ne può più delle ipocrisie borghesi. Accumulato rancore, odio e sofferenze, sceglie di trasformare la sua rabbia in ricerca della verità. E’ il 1990, il ragazzo sale sulla sua vecchia auto giallo canarino ed inizia il suo viaggio. Un viaggio normale, di un ragazzo normale, alla riscoperta del mondo, della natura e di se stesso. Eccellenti musiche, curate da Eddie Wedder, e una sapiente regia, che ha diviso il film in capitoli, accompagnano Chris al compimento della sua maturità, al riavvolgimento del nastro della sua memoria ed allo slancio verso una conquista di libertà. Due frasi sintetizzano e segnano trama e significato: “non puoi cercare la felicità solo negli uomini” e “la felicità esiste solo se condivisa”. Due fasi diverse vissute dal ragazzo, enfatizzate dal tono mistico cristianeggiante e comunque romantico voluto da Penn. La prima è rivolta ad un personaggio incontrato dal viaggiatore, un emozionante signore anziano che ha perso la famiglia in un incidente stradale ed affezionatosi ad Alexander- nel corso del viaggio Christian si costruisce una nuova identità- gli chiede se vuole essere adottato. I due erano su un masso, di fronte ad una veduta del deserto, l’anziano aveva dovuto arrampicarsi, sospinto dagli stimoli del giovane a continuare a vivere la vita e sul più bello, l’ancora immaturo protagonista dà questo consiglio all’anziano, che gli risponde invitandolo a continuare a credere in Dio. La seconda frase coincide con la riappropriazione della sua identità, Alexandere Supertramp ritorna ad essere Christopher McCandless, si sente pronto a tornare a casa. Contadino, venditore di libri e poi impiegato di Burger King, ancora lettore di libri, cacciatore e dolce cantante in una serata trascorsa in una comunità Hippie: nessuno può fermare un uomo che cerca la verità, cercarla è possibile, raggiungerla immaginabile, trovarla è la sfida che il film propone agli spettatori. Illusione adolescenziale? Forse, ma ciò che è certo è che questo racconto, tratto dal romanzo di di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”, è coinvolgente. Ognuno in fondo si è ribellato almeno una volta a ciò che ha intorno. Ognuno è evaso per tornare, anche senza raggiungere l’Alaska, quel che ha vissuto nel momento antecedente allo staccare la spina è stato disgusto per l’altro wild, quello di tutti i giorni. Into the Wild è una doppia lama, la terra selvaggia è quella che ognuno cerca ed è dolce e confortevole come un bus abbandonato nella neve, riscaldato dai ricordi e dal fuoco d’inverno, ricoperto di viole e di raggi di sole d’estate, ma è terra selvaggia anche quella coperta da asfalto, sfruttata dai grattacieli e abitata dai locali alla moda delle città occidentali. Christofer si è guardato allo specchio e, tra la cravatta, il soffocamento della propria personalità e la brezza della vita, scelse la vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: