Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Non c’è pace a Vicenza. La IV sezione del Consiglio di Stato ha ribadito il suo “Sì Dal Molin”, respingendo il ricorso presentato dalla Codacons per la revoca dell’ordinanza del 29 luglio scorso. «Non è sufficiente la dimostrazione di un danno grave ma è necessaria la sussistenza di elementi di fondatezza in diritto della istanza stessa; la necessaria presenza di tali elementi nella fattispecie è stata già vagliata ed esclusa», così i giudici hanno ribadito il via libera alla realizzazione del raddoppio della base americana sul territorio veneto. Non si arrende l’associazione dei consumatori, ma soprattutto non lo fa la cittadinanza. Carlo Rienzi, presidente della Codacons, si dichiara moderatamente soddisfatto: «Nonostante tutto sono emerse due cose positive: è stato precisato che la sentenza del Consiglio di Stato non è vincolante per il Tar del Veneto, che il prossimo 8 ottobre sarà libero di emettere una decisione finale in merito. Potrebbe anche annullare le autorizzazioni concesse e disporre il blocco per la costruzione della base. Poi è stata rettificata parte della precedente ordinanza. E’ stato detto che la consultazione popolare non è vietata, ma prevista dalle leggi europee». Gli abitanti di Vicenza puntano tutto sul referendum del prossimo 5 ottobre: «L’importante è che prima della consultazione non venga toccato un filo d’erba – afferma Marco Palma del comitato No Dal Molin -. Non deve muoversi nemmeno una ruspa. E’ una questione di diritto e di rispetto nei confronti di tutti i cittadini. Il sindaco ci ha assicurato che farà il massimo affinché le date del 5 e dell’8 saranno rispettate dagli americani. Se i cantieri aprissero prima, la prenderemmo come una dichiarazione di guerra, calerebbe il gelo e si solleverebbe una grave questione di dignità politica». Gli americani avrebbero annunciato come imminente l’inizio di alcuni lavori: «Verranno buttati giù degli edifici storici che potevano essere recuperati per fini sociali. Si sta cercando di minare il significato del referendum. Dal 3 al 14 settembre si svolgerà la seconda edizione del No Dal Molin Festival, sarà l’avvio della campagna referendaria. Da una parte concerti, spettacoli e conferenze per continuare il nostro lavoro di sensibilizzazione e allargare il confronto, dall’altra la certezza di essere sempre pronti ad intervenire. Pacificamente, ma con la forza di tutte le diverse voci che caratterizzano il nostro movimento». Emilio Franzina, consigliere provinciale del Prc, definisce «assurda» la storia della base: «Alla radice di tutto c’è una decisione presa a voce dal vecchio governo Berlusconi, poi confermata sempre a voce dal governo di Romano Prodi. Si fa riferimento al trattato del 1954 che prevedeva 8 basi americane in Italia e nessuno dice che questa in realtà sarebbe la nona. Non si può credere che sia un semplice ampliamento. L’informazione, soprattutto quella locale, ha falsificato la realtà». Sul problema ambientale: «Sono nei pressi del centro idrico che dà acqua ai 700mila abitanti della provincia. L’ok ai lavori comporterebbe un aumento dei consumi pari al 30%. E’ ovvio che i militari non ne farebbero un uso “casalingo”. Che succederà quando tutti ci chiederemo: “cosa sta capitando all’acqua che beviamo?”». E sugli appuntamenti di ottobre: «Credo ancora che la maggioranza della popolazione sia contraria alla base, ma avverto una situazione meno favorevole rispetto a prima. L’opposizione è e resta popolare. Occorrerà riprenderci i voti della Lega». Altra storia quella americana: «A loro -conclude Franzina – non conviene aspettare. Ascoltare il parere della gente li può far trovare male». Imperterriti, gli Usa, avrebbero già consegnato la zona di demanio militare alle cooperative appaltatrici dei lavori…
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Dal Molin, respinto il ricorso Codacons. Consiglio di Stato: sì alla base. Vicenza: “Ora, al referendum”
Agosto 28, 2008
Termoli, la versione dell’ambulante secondo il comune. Il sindaco: «Le violenze? Una bufala». E le foto?
Agosto 27, 2008Di Maurizio Mequio pubblicato su Liberazione
Abdul “costretto” a smentire: “I vigili non mi hanno toccato”
«E’ stata solo una bufala. Non c’è stata nessuna violenza sul ragazzo del Bangladesh. Ora si dovrà tutelare l’onorabilità dei nostri vigili», questa la posizione del primo cittadino di Termoli, Vincenzo Greco, sui gravi fatti di sabato notte. Con una dichiarazione “spontanea” di Abdul Zainal si è tentato di mettere fine alle polemiche: «Non sono stato né strattonato né malmenato dagli agenti di polizia municipale, e gli stessi non mi hanno messo di forza nel portabagagli dell’auto di servizio, anzi preciso che sono stato accompagnato negli uffici della polizia stando seduto sul sedile posteriore». Non conterebbero nulla le decine e decine di testimonianze fornite dalla cittadinanza. «Glielo hanno fatto dire. Le fotoshock che girano sul web sono state scattate dai passanti con i loro cellulari, non sono dei fotomontaggi. Parlano da sole», afferma Marcella Assunto, la prima persona a denunciare il fatto ai giornali. «Mio figlio ha visto tutto, era indignato. E come lui, lo è tutta la città. Sabato, lungo il corso c’erano un centinaio di persone. Un ragazzo si è fatto avanti, dicendo di essere un avvocato, altri hanno protestato, strillato. Qualcuno avrà anche esagerato, avrà detto delle parolacce, ma quel che è successo resta inaccettabile». Il figlio 18enne ha raccontato che «Il bengalese aveva il permesso di soggiorno, ma non la licenza di ambulante. Ha visto avvicinare i vigili, ha raccolto in fretta la merce. Si è aggrappato a qualcosa, piangeva. Piangeva, ma non faceva nulla di male. E’ stato trascinato e poi hanno tentato di caricarlo nel portabagagli. Un episodio brutale, carico di violenza. Quella notte non siamo riusciti a dormire». Gli agenti hanno presentato una loro autodifesa: «L’uomo è scivolato a terra mentre cercava di fuggire dai controlli. Gli abbiamo chiesto i documenti e lui ha risposto di non averli con sé. Allora ha cominciato a chiedere aiuto. Le persone si sono avvicinate perché attirate dalle urla del venditore». Italo Di Sabato dell’Osservatorio sulla repressione ha commentato: «Certe dichiarazioni non dicono niente. Sembrano quelle dopo l’irruzione alla Diaz. Sono come i comunicati di De Gennaro quando ha negato le violenze di Bolzaneto e del corteo. Abdul è una persona in difficoltà, non ha possibilità di replica. Cosa doveva dire? Potrebbe essere sotto il ricatto del rimpatrio. Non scandalizziamoci, sarebbe un film già visto». Un dato importante, invece, è quello della mobilitazione degli abitanti: «Visto il clima che c’è oggi in Italia – continua Di Sabato -, non mi aspettavo una presa di posizione così netta. Termoli, città chiusa e borghese, ha condannato senza possibilità di appello l’operato di quei tre vigili. Ora sarà compito della giunta, per altro di centro-sinistra, far aprire un’inchiesta e sospendere gli agenti. Non possiamo andare avanti con i sindaci sceriffo e con l’idea che per le forze dell’ordine tutto sia lecito». Intanto Rocco Giacintucci, dirigente della polizia municipale, ha ammesso una parte della vicenda: «Effettivamente la gente ha preso le difese del venditore scagliandosi anche in modo aggressivo contro i vigili». Ma ha aggiunto: «Non ha capito ciò che realmente stava accadendo». Il sindaco ha fatto sapere di aver «chiesto una relazione dettagliata sull’accaduto al comando del corpo». E la procura di Larino ha aperto un fascicolo per fare chiarezza. Antonello Manocchio (Prc) è intervenuto sulla vicenda: «Abbiamo chiesto un’interrogazione urgente al sindaco. Sicuramente le versioni di polizia e comune divergono dalle evidenze delle foto, ma ancora è tutto da verificare. Il vero problema è nella fascistizzazione che sta travolgendo la società italiana. Stiamo precipitando in basso: c’è allarme per la presenza degli ambulanti e indifferenza diffusa su tutto il resto».

Ponte Galeria, i due pastori romeni restano in prigione
Agosto 27, 2008M.M
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Restano in carcere Andrej Vasile e Paul Petre, i due romeni accusati dell’aggressione dei due turisti olandesi avvenuta nei giorni scorsi sulla via Portuense a Roma. Lo ha deciso il gip Luciano Imperiali che ha convalidato il fermo dei due stranieri, accusati di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni. A pentirsi è stato Andrej Vasile, 20 anni, mentre il connazionale Paul Petre, 32 anni, avrebbe negato sia di aver partecipato al raid, sia la violenza sessuale ai danni della donna. Vasile avrebbe ammesso di aver deciso l’aggressione alla coppia per rapinarli e violentare la turista. “Io tenevo bloccato il marito – avrebbe dichiarato Vasile – mentre Paul violentava la signora, successivamente è toccato a me”. Petre ha negato la circostanza sostenendo che avrebbe avuto l’intenzione di stuprare, ma che si sarebbe fermato poiché la signora olandese avrebbe riferito di essere un uomo. Una versione, quest’ultima, ritenuta contraddittoria dagli inquirenti, tanto che il gip ha comunque emesso l’ordinanza di custodia cautelare anche per il maggiore dei due romeni. |

Ponte Galeria, dove muore la città
Agosto 26, 2008di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Ognuno ha il diritto di sostare dove vuole», questa la risposta del nuovo questore romano, Giuseppe Caruso, alle polemiche di Pd e Pdl sull’aggressione ai due turisti olandesi. Alemanno li aveva definiti «imprudenti», rei di aver fermato la loro corsa in bicicletta, direzione San Pietro, in un luogo dimenticato da Dio. In aiuto del sindaco è sceso ieri il ministro degli interni Roberto Maroni: «La sicurezza non ha colore politico». Un centrodestra compatto nel rilanciare la ricetta del sorvegliare e apparire. Propone la proroga per i militari nelle città e annuncia: «Siamo solo all’inizio». Dal meeting di Comunione e Liberazione, Alemanno ha fatto sapere che oggi sarà a Ponte Galeria, nella periferia della capitale: «Ho parlato con l’ambasciatore olandese, se le condizioni di salute lo permetteranno andrò anche a trovare le vittime in ospedale». Ieri lo abbiamo anticipato. Qual è realmente la condizione di questo quartiere?
Ore 15.40, Al bar su via di Ponte Galeria, un giovane afferma: «Da queste parti ci sono tre tipi di stranieri: quelli che lavorano, quelli che spaventano e quelli del Cpt». Al benzinaio: «Ponte Galeria è un dormitorio. Il giorno non trovi nessuno, sono tutti al cantiere oppure in città. La sera qualcuno torna, ma non esce di casa. Non c’è nemmeno un pub, le uniche anime nella notte sono dei romeni ubriachi e dei ragazzi drogati.» All’incrocio tra Portuense e Via Ponte di Galeria, un signore taglia la siepe: «Alemanno, ma che vole? Sono 50 anni che sono qui, è una zona tranquilla. I problemi sono altri, c’è poca illuminazione e gli autobus per Casal Lombroso, passano a distanza di un’ora l’uno con l’altro».
Ci sono tre prostitute all’angolo, sono romene: «Abbiamo meno di venti anni, non è divertente questo lavoro. Iniziamo alle 14 e terminiamo alle tre di notte». Confidano che solitamente svolgono servizio nel casolare dove si erano rifugiati i due turisti. Arriva un uomo e loro si nascondono. Sulla Portuense, due chilometri dal semaforo e sulla destra un edificio abbandonato. C’è una macchina rossa accostata. L’abitazione è abbandonata: due sedie rotte davanti all’entrata, un materasso sporco e qualche cuscino all’interno. Vetri rotti e delle buste. Preservativi usati e dei rumori: nella parte posteriore del casolare tutto è tornato nella normalità. Più avanti altri campi e ancora prostitute. Si avvicina il solito uomo… «Lascia stare, vattene» dicono le prostitute. Boschi e ancora prostitute, fino alla sede del municipio. Qui è trafficato, ma la struttura è chiusa, c’è un cartello: «Il servizio fuori orario è sospeso».
Ripercorrendo la strada incontriamo dei ragazzi romeni, sono le 16.40: «Abbiamo terminato di lavorare». Sono muratori, uno abita a Malagrotta: «Ho moglie e figli, viviamo in una baracca, paghiamo 500 euro al mese, ma stiamo bene. La piccola va a scuola e i vicini ci chiedono sempre favori». Gli altri due a Ladispoli: «Lavoriamo qui da due settimane, partiamo la mattina alle 4 e rientriamo a casa alle 19.00». Sul lato sinistro un gregge di pecore, c’è un signore alla fermata dell’autobus: «Per fare il pastore ti pagano 15 euro al giorno, non ti devi spostare dai campi, hai da dormire e da mangiare, ma praticamente sei costretto a stare solo e a arrangiarti. Lo fa chi non ha una camera». Ore 17.00 alla stazione del treno: «Non ci sono grandi problemi, questo è un paese. Sì, qualche muratore che beve una birra, ma li conosciamo tutti». C’è un guasto sulla linea a per Fiumicino e i passeggeri sono costretti a scendere e prendere il pullman: «Chiamo subito un taxi, ho paura – afferma una signora che ha l’aereo per Parigi». Un signore guarda divertito dei ragazzi impegnati nel ruolo di tassisti abusivi: «E’ così, qui abbiamo bisogno di soldi. La zona si è quadruplicata negli ultimi dieci anni. Ora conta 10.000 abitanti». E sull’aggressione dell’altro giorno: «Si saranno fatti l’Aurelia, poi sono passati per Malagrotta e infine sono arrivati a Ponte Galeria. Avranno pensato di potersi godere la natura, ma in Italia non funziona così. Sull’Aurelia ci sono gli zingari, a Malagrotta c’è la discarica e qui ci sono le prostitute». Un signore ci indica la caserma dei carabinieri: «Loro sanno tutto, anche se qui le forze dell’ordine pensano solo al Cpt». Il maresciallo inaspettatamente dichiara che gli stranieri da queste parti sono integrati: «Non ci sono grandi problemi, lavorano e non danno fastidio alla cittadinanza. E’ stato solo un brutto episodio. Quei pastori si erano ubriacati». Il responsabile immigrazione del Prc, Stefano Galieni, spiega: «E’ vero nel XV municipio c’è integrazione. Badanti e muratori sono entrati nel ciclo produttivo e soffrono meno il disagio. Chi non lavora, invece, fa parte del nuovo sottoproletariato».
Una comitiva di ventenni, davanti all’edicola: «C’era il sangue? Allora ci ritorniamo», poi si dicono “soli”: «I nostri amici se ne sono andati al centro, si sono spostati perché qui non c’è niente. Anche noi cambieremo posto, appena trovato un lavoro». Torniamo al casolare, c’è un uomo e c’è un incendio. Proprio dove prima c’era parcheggiata la macchina rossa. Arrivano i vigili del fuoco: «non è niente, solo erba secca». A quattro chilometri da qui il Cpt, tra i posti più controllati di Roma. Non è possibile arrivare all’entrata, stanno facendo dei lavori stradali. Alemanno aveva voluto 50 militari a sorvegliare: «Sorvegliano gli invisibili. Gli stranieri invisibili – afferma una ragazza in bicicletta -. Noi sopportiamo il peso di un carcere, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che succede là dentro. Ci dicono che dobbiamo fare come se non esistesse… La realtà è che chi ce lo dice si disinteressa dei prigionieri e anche di noi».

Sicurezza, corteo a Aprilia. Una bambina: “Italia agli italiani”
Agosto 23, 2008| Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Circa 300 persone nel paesino del tabaccaio che ha ucciso un romeno dopo un furto: “Ha fatto bene, che altro doveva aspettare?“ |
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Dopo gli otto licenziamenti, i sindacati pensano alla risposta
Agosto 14, 2008
Campo rom a Roma no al censimento: «Autorisaniamo le aree occupate»
Agosto 13, 2008| M.M. | |
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Comunità rom rifiuta di essere censita dalla Croce Rossa. E’ successo ieri a Roma, in via delle Cave di Pietralata. Un gesto significativo, portato avanti da chi è ben integrato nel quartiere. Sono migliaia i cittadini che hanno già firmato un loro appello. La comunità rom, composta da 60 persone, ha chiesto di poter sviluppare l’autorecupero di uno stabile abbandonato e la realizzazione di un giardino pubblico all’interno del campo. «Abbiamo occupato un capannone – si legge nell’appello – sottraendolo al degrado in cui si trovava. In questi mesi noi, donne, uomini e bambini, abbiamo reso il posto vivibile, libero dagli innumerevoli rifiuti e dalla presenza dei ratti. La scelta di questo luogo e’ stata motivata dall’urgenza di trovarci improvvisamente in mezzo alla strada». L’area dove si sarebbe dovuto svolgere il censimento era stata occupata lo scorso 14 febbraio, dopo le minacce di sgombero dal campo di via dei Quintiliani. «In questi mesi – concludono i rom – grazie alle migliori condizioni del posto, abbiamo potuto iscrivere di nuovo i nostri figli a scuola e abbiamo aperto un laboratorio di sartoria». |

Manifestano contro i furti. Sono stranieri
Agosto 12, 2008| Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione | |
| Roma sicura, ma non per i commercianti cinesi e bengalesi di Piazza Vittorio | |
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Cristo si è fermato a Fossignano, nella periferia di Aprilia. Ieri è stata la volta della manifestazione cittadina “per la sicurezza”, a tre giorni dalla morte di un ragazzo romeno. Era stato ucciso da un tabaccaio mentre fuggiva dopo aver rubato nel negozio. “Questa è una terra di mezzo, abbandonata da Dio. E’ piena di ladri, l’unica cosa che ci rimane è la pistola”, questo il ritornello degli abitanti del posto. Una strada lunga 8 km che collega Ardea alla Pontina, costeggiata da immensi campi, per lo più abbandonati, e costruzioni, per lo più abusive. Ore 16.00 al bar dietro la pompa di benzina. “Qui sono tutti ladri. – afferma il gestore – Guarda la vetrata, è rotta. A me hanno provato a rubare ben otto volte. Anche io gli ho sparato”. Ha tirato su una parete, dietro i videopoker: “Sono costretto a vivere là. Ce l’ho una casa, ma non c’è alternativa”. Un cliente: “Sono gli zingari, non ci nascondiamo. Vivono nelle grotte, hanno occupato le case nella campagna, oppure hanno piazzato le loro roulotte dove meglio gli faceva comodo”. Il paese è tutto raccolto intorno al tabaccaio: “Ha fatto bene, erano in quattro. Lui abita sopra al suo locale. L’avevano chiuso in casa, fermando la porta col fil di ferro. Lo hanno minacciato: “Non scendere o ti ammazziamo tutta la famiglia”. Lo avevano derubato altre volte, ma che doveva fare?”, afferma un 19enne che è appena rientrato dal lavoro. “Il comune non esiste – riprende il padrone del bar – la polizia non si vede mai, se ne fregano tutti. Qui non c’è nemmeno la mafia, quella riguarda le amministrazioni, le città, questa è Fossignano, non la Campania. Non è nemmeno Aprilia oppure Latina, siamo soli. Aspettiamo un piano regolatore da una vita”. Ore 17.10, due storie di romeni, uno lavoratore, l’altro disoccupato. “Alle 5.00 mi faccio trovare pronto, ci vengono a prendere e faccio la mia giornata da muratore, fino a quest’ora. Purtroppo capita anche che non ti paghino”, afferma il primo. Il secondo: “L’altra mattina tornavo da una nottata con gli amici, mi avvicino a un negozio con la serranda socchiusa e mi vedo un tizio correre incontro con il “ferro” in mano. Dicono che creo problemi e allora?”. Ore 17.40 davanti al tabaccaio dove martedì è successo il dramma. Quattro poliziotti: “La situazione è facile: sono questi nomadi. Qui non hanno paura di niente. Campi organizzati non ce ne sono, forse uno a Pomezia, si arrangiano e poi delinquono”. Al bar accanto al tabaccaio: “I poliziotti… il commissariato è a 15 Km da qui. Quando li chiamiamo ci mettono una vita prima di arrivare. La notte non sono mai passati, ci hanno detto di pagare la vigilanza privata. Ma quella costa!” Un signore anziano: “Davide è un grande lavoratore, ora è in difficoltà. E’ dimagrito 7 chili in tre giorni. Ha moglie e due ragazze, ha la vita rovinata, ma non è colpa sua. Qui tagliano le serrande che è una meraviglia. Una volta ci hanno scardinato le inferriate e si sono portati via le macchinette da gioco. Alla farmacia qui vicino ancora peggio: due rapine a volto scoperto”. Una ragazza bionda tiene aperto il tabacchi che era stato derubato: “Stiamo male, molto male, capiteci”. Ore 18.00, a metà di via Fossignano, davanti alla chiesa di Santa Maria della Speranza, a mezz’ora dall’inizio della manifestazione. “Partiremo da qui e arriveremo alla piazzetta davanti a casa di Davide”, spiega un referente del comitato organizzatore. “Chiediamo aiuto. Siamo disperati, non ce l’abbiamo con i romeni in quanto tali, ma con le organizzazioni criminali. Sì, sono organizzati. Rubano nelle case, ogni giorno. Ma prendono anche sigarette e medicine. A chi le rivendono? Chi gli commissiona i furti? Potrebbe esserci la camorra dietro queste azioni. Inoltre rischiano la pelle, ma devono farlo. Qualcuno glielo permette”. Ore 18.30 inizia la manifestazione: quasi 300 persone, tutte inviperite. “Non ero razzista, mi ci hanno fatto diventare”, afferma una signora. “Ti ci hanno fatto diventare e chi? Te lo dico io, i politici. – gli risponde un amico – Destra, sinistra, queste sono cazzate da queste parti. Uno schifo”. Dei signori tatuati: “Devono tornare al paese loro, questi c’hanno i soldi e io mi sento un ladro a casa mia”. E una donna: “Le nostre nottate? Al telefono perché è matematico, qualcuno ha subito una violenza”. Davanti al corteo una bambina con un cartello: “L’Italia agli italiani”. Poi gli striscioni: “Solidarietà per Davide” e “Basta, vogliamo più tutela”. Ma pochi giorni fa c’è stato un morto: “Ci dispiace – afferma un anziano – se chi ha sparato potesse tornare indietro non lo farebbe più. Ma ora si parla di noi. Questa è campagna. Il quartiere è sorto negli anni ottanta e ora ha 6mila abitanti. Le scuole non sono raggiungibili a piedi e chiedi alle forze dell’ordine…Ci sono 433 denunce presentate per furti e rapine. Niente da fare, saremo costretti ai turni per le ronde”. Dei ragazzi: “Questi sono i nostri genitori, è il loro modo di pensare. I media liquideranno tutto come una manifestazione in un quartiere fascista, ma non è così. Per tenere qui i giovani, per tenerli lontani dalle droghe o da semplici derive razziste, devono intervenire le istituzioni”. E conclude il ragazzo: “Pochi vanno all’università, qui si va a lavorare presto. Avevamo costruito un campo da calcio, ma ci hanno rubato le luci e distrutto lo spogliatoio. Non credo che criminalizzando una persona, oppure affidandosi al fucile, si risolvano i nostri problemi”.
E’ estate e Roma si (s)veste di verde militare. A 24 ore dalle consacrazioni mediatiche dell’evento più atteso dell’agosto italiano – la militarizzazione delle città – tutto è ancora da verificare. I 405 uomini impegnati nei punti nevralgici della capitale risolveranno il problema sicurezza cavalcato dalle destre? E a quale prezzo?