Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra
di Marco Piracci con introduzione di Maurizio Mequio
148 pp. 15,00€
Edizioni Lampi di stampa-Tutti autori/Red Point
“Non a caso oggi, non a caso in Italia, questo testo trova il suo naturale bisogno d’esserci. La desertificazione della voce opposta, la discriminazione dell’altro, la creazione ad arte di due realtà identiche che vogliono apparire leggermente ineguali, sono familiari al Belpaese che, uscito da Tangentopoli, si è scontrato con il Beltrusconismo. La crisi del comunismo italiano e l’abbassamento dei dibattiti sul diritto al lavoro, e sui diritti dei lavoratori, portano a guardare altrove, per riflettere su quel che sarà della nostra voglia di politica. Ed è così che ci si imbatte in una politica d’opposizione, fatta da gente comune, fuori dal Palazzo. La politica della sinistra inglese, la politica della minoranza. E si resta stupiti, spaesati, commossi. L’uomo del carbone che inventa lo sciopero, lo rianima, lo colora, è questa la nostra radice culturale. È questa la poesia alla quale ogni essere umano dovrebbe essere formato. Lui, il lavoratore stanco, che insieme ad altri colleghi esausti dal turno decine di metri sotto il livello del suolo, emerge dagli inferi e corre a prendere il treno, per raggiungere la manifestazione di altri operai, forse impiegati in un altro settore. Va lontano da casa, dalla sua città, a guadagnarsi la sua lotta, insieme ai compagni. Oppure l’immagine forte, viscerale, vitale, dei ragazzi chiusi nelle fabbriche, che infrangono la legge, quella disumana che impedisce loro di scioperare e danno vita al luddismo. Il “ludico” sfogo della classe operaia che, prima di andare in Paradiso, fa sentire la sua voce e distrugge le macchine del padrone. Poi si aprono gli occhi e si smette di sognare. È un amaro risveglio, quello di chi ha riposto le proprie speranze nel Laburismo di governo. Ed è ancora qui che Piracci richiama l’attenzione del lettore, portandola altrove. Lo conduce alla genesi continua e inaspettata dell’alternativa. Prima otto persone, poi tremila, poi duecentocinquantamila e poi ancora poche decine e poi migliaia: l’autore descrive con coraggio l’arcipelago dell’estrema sinistra d’Oltremanica. Dice: guarda anche lì e prova a specchiartici. Non contano i numeri per avere un deputato in Parlamento, è qualcos’altro a contare. La gente. Non è la politica che fa la gente, ma la gente che fa la politica”. Dall’introduzione di Maurizio Mequio



Ramon e Consolo, questi i nomi di battaglia di chi, secondo El Tiempo , farebbe parte di una connection italiana di appoggio ai “narcoterroristi” delle Farc. A lanciare il presunto scoop nel Bel Paese è stata ieri Repubblica , con un articolo dal titolo “Ecco chi aiuta le Farc in Italia”. Ma i dubbi sulle identità di questi personaggi hanno avuto vita breve e parte di quel che sarebbe stato trovato nei computer del comandante delle Farc Raul Reyes (ucciso dall’esercito colombiano in Ecuador lo scorso primo marzo) da cui è nato lo “scoop”, si è palesato come un buco giornalistico o “delle banalità”. Ramon Mantovani e Marco Consolo, esponenti del Prc, hanno affrontato ieri la questione e svelato l’arcano: “Leggendo quel che riportano i giornali abbiamo immediatamente capito che i due italiani a cui si fa riferimento siamo noi”. “Non ci meravigliamo di apparire sul computer di Reyes – afferma Mantovani – perché da anni lavoriamo per il processo di pace in Colombia e abbiamo avuto contatti sia con le Farc che con l’Eln. Lavorare per la pace nel mondo è una linea politica del nostro partito, questo è il motivo per cui da tempo manteniamo relazioni con diverse associazioni, come il Pkk, quelle palestinesi o l’Ezln in Messico”.

