Archivio per la categoria ‘Senza Categoria’

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Le persone prima dei profitti

Aprile 15, 2009

Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra

di Marco Piracci con introduzione di Maurizio Mequio

148 pp. 15,00€

Edizioni Lampi di stampa-Tutti autori/Red Point
“Non a caso oggi, non a caso in Italia, questo testo trova il suo naturale bisogno d’esserci. La desertificazione della voce opposta, la discriminazione dell’altro, la creazione ad arte di due realtà identiche che vogliono apparire leggermente ineguali, sono familiari al Belpaese che, uscito da Tangentopoli, si è scontrato con il Beltrusconismo. La crisi del comunismo italiano e l’abbassamento dei dibattiti sul diritto al lavoro, e sui diritti dei lavoratori, portano a guardare altrove, per riflettere su quel che sarà della nostra voglia di politica. Ed è così che ci si imbatte in una politica d’opposizione, fatta da gente comune, fuori dal Palazzo. La politica della sinistra inglese, la politica della minoranza. E si resta stupiti, spaesati, commossi. L’uomo del carbone che inventa lo sciopero, lo rianima, lo colora, è questa la nostra radice culturale. È questa la poesia alla quale ogni essere umano dovrebbe essere formato. Lui, il lavoratore stanco, che insieme ad altri colleghi esausti dal turno decine di metri sotto il livello del suolo, emerge dagli inferi e corre a prendere il treno, per raggiungere la manifestazione di altri operai, forse impiegati in un altro settore. Va lontano da casa, dalla sua città, a guadagnarsi la sua lotta, insieme ai compagni. Oppure l’immagine forte, viscerale, vitale, dei ragazzi chiusi nelle fabbriche, che infrangono la legge, quella disumana che impedisce loro di scioperare e danno vita al luddismo. Il “ludico” sfogo della classe operaia che, prima di andare in Paradiso, fa sentire la sua voce e distrugge le macchine del padrone. Poi si aprono gli occhi e si smette di sognare. È un amaro risveglio, quello di chi ha riposto le proprie speranze nel Laburismo di governo. Ed è ancora qui che Piracci richiama l’attenzione del lettore, portandola altrove. Lo conduce alla genesi continua e inaspettata dell’alternativa. Prima otto persone, poi tremila, poi duecentocinquantamila e poi ancora poche decine e poi migliaia: l’autore descrive con coraggio l’arcipelago dell’estrema sinistra d’Oltremanica. Dice: guarda anche lì e prova a specchiartici. Non contano i numeri per avere un deputato in Parlamento, è qualcos’altro a contare. La gente. Non è la politica che fa la gente, ma la gente che fa la politica”. Dall’introduzione di Maurizio Mequio

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Un’idea italiana: centrali nucleari in Albania. / Alitalia, due dipendenti suicidate nel giro di pochi giorni

Dicembre 26, 2008

Per problemi di “varia natura”, questo sito e gran parte della mia attività giornalistica sono stati sospesi. Ho deciso di pubblicare solo i titoli dei miei ultimi lavori – tutti non pubblicati -. Intanto amaramente ringrazio e denuncio il silenzio dei media classici…

Maurizio Mequio

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Roma, sindrome sicurezza al Casilino 900

Settembre 1, 2008
M.M.
Prof e studenti
al campo rom
“agguato”
dei vigili urbani

«Siamo stati fermati e identificati all’uscita dal campo con la minaccia di sequestro del materiale filmato. Forse vogliono evitare che le brutture di Roma circolino in Europa», così Marco Brazzoduro, docente di statistica all’Università La Sapienza, racconta il fatto avvenuto ieri pomeriggio all’uscita del campo rom Casilino 900. «Ci siamo recati con una troupe ungherese della Duna tv al campo per un documentario sulla situazione dei rom in Italia – ha detto il docente – all’uscita i vigili ci hanno fermati adducendo il motivo che non avevamo l’autorizzazione a filmare. Ci hanno sequestrato l’equipaggiamento minacciando di fare altrettanto con il materiale filmato. A quel punto ho chiamato la prefettura e la situazione, dopo circa un’ora, si è sbloccata. Ci hanno restituito tutto». Non è il primo caso di lavoro universitario ostacolato dai vigili del posto. Lo scorso luglio il gruppo di studio Stalker del dipartimento di studi urbani dell’Università Roma Tre era stato fermato nel giorno di inaugurazione della “Casa di tutti”. Un progetto che aveva visto gli abitanti del campo impegnati nel realizzare una costruzione alternativa al container, da utilizzare per fini socialmente utili. Azzurra Muzzonigro, una ricercatrice, spiega: «Mancavano dei documenti, alla fine li abbiamo consegnati e ora si potrà finalmente andare avanti. Gli operai che hanno partecipato alla realizzazione della casa si riuniranno in una cooperativa».

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Ramon e Consolo, questi i nomi di battaglia di chi, secondo El Tiempo , farebbe parte di una connection italiana di appoggio ai “narcoterroristi” delle Farc

Agosto 5, 2008

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Ramon e Consolo, questi i nomi di battaglia di chi, secondo El Tiempo , farebbe parte di una connection italiana di appoggio ai “narcoterroristi” delle Farc. A lanciare il presunto scoop nel Bel Paese è stata ieri Repubblica , con un articolo dal titolo “Ecco chi aiuta le Farc in Italia”. Ma i dubbi sulle identità di questi personaggi hanno avuto vita breve e parte di quel che sarebbe stato trovato nei computer del comandante delle Farc Raul Reyes (ucciso dall’esercito colombiano in Ecuador lo scorso primo marzo) da cui è nato lo “scoop”, si è palesato come un buco giornalistico o “delle banalità”. Ramon Mantovani e Marco Consolo, esponenti del Prc, hanno affrontato ieri la questione e svelato l’arcano: “Leggendo quel che riportano i giornali abbiamo immediatamente capito che i due italiani a cui si fa riferimento siamo noi”. “Non ci meravigliamo di apparire sul computer di Reyes – afferma Mantovani – perché da anni lavoriamo per il processo di pace in Colombia e abbiamo avuto contatti sia con le Farc che con l’Eln. Lavorare per la pace nel mondo è una linea politica del nostro partito, questo è il motivo per cui da tempo manteniamo relazioni con diverse associazioni, come il Pkk, quelle palestinesi o l’Ezln in Messico”.
I primi contatti dei due con le Farc risalirebbero alla fine degli anni novanta, ma in un contesto ufficiale, il Forum di San Paolo: “Lo si poteva considerare il Forum della sinistra latino-americana. Intervennero, oltre ad alcuni esponenti del gruppo colombiano, Lula e Ortega, ne uscì un obbiettivo comune: la pace. Nel ‘97 abbiamo fatto venire in Italia Raul Reyes, mettendolo in contatto con la Farnesina. In seguito alcuni esponenti delle Farc sono venuti ai nostri congressi nazionali. E’ anche grazie al nostro lavoro che il governo italiano fu invitato all’inaugurazione del processo di pace. Durante il processo siamo andati più volte in Colombia, poi in occasione del tavolo negoziale Reyes tornò in Italia con altri comandanti. Furono ricevuti alla Camera e parlarono alla commissione esteri”. Le attività di “Ramon&Consolo” sono proseguite alla luce del sole anche dopo la fine della tregua: “Abbiamo mediato per ottenere lo scambio dei prigionieri e per il loro rilasciamento unilaterale, tra cui quello di Ingrid Betancourt. Di queste operazioni abbiamo informato i presidenti della camera, Violante, Casini e Bertinotti, e i sottosegretari agli Esteri con delega all’America Latina. Dopo l’11 settembre le Farc sono considerate dall’opinione diffusa come dei gruppi di narcotrafficanti terroristi. Per noi sono un’organizzazione politico-militare che esiste da più di 40 anni: ciò non significa che condividiamo o sosteniamo acriticamente quello che fanno. Essere identificati oggi come complici di una rete del terrore è inverosimile e denuncia un’azione di disinformazione di El Tiempo”.
Il quotidiano colombiano aveva denunciato lo scorso 4 agosto l’esistenza di nuclei di appoggio ai guerriglieri colombiani in Europa e nello specifico in Italia, di cui “la polizia italiana avrebbe già consegnato ai colombiani una documentazione fotografica dei loro componenti”. Anche un’associazione – non vicina al Prc -, la Nuova Colombia, è stata chiamata in causa nell’articolo. Mantovani si è detto “meravigliato che nessuno in Colombia” li abbia collegati ai nomi presenti sul computer di Reyes. “Eppure il ministro degli interni e molti giornalisti ci conoscono bene”. Secondo Marco Consolo l’attenzione andrebbe riportata sul vero problema del Paese, “sui 62 deputati sotto inchiesta per vincoli con i paramilitari”.

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Hassan Nejl, morto nel Cpt di Torino. Il Prc: fu omissione di soccorso?

Luglio 20, 2008

MM da Liberazione

La notte del 23 maggio scorso, moriva nel Cpt di Torino Hassan Nejl, tunisino di 38 anni. Dopo le rivelazioni delle autorità competenti sulle concause della morte, assunzione di sedativi in contemporanea all’assunzione di metadone, si “rafforza l’ipotesi di omissione di soccorso”. A denunciarlo sono Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc-Se, e Alberto Deambrogio, consigliere regionale: “Dirigenti della prefettura, responsabili della gestione del Cpt, dichiarano che questi farmaci non sono stati somministrati dai medici del Cpt. Spetterà alla magistratura scoprire la verità”. Spiega inoltre Agnoletto che “vi sarebbe stato un lungo periodo di sofferenza prima del decesso”. Le dichiarazioni dei compagni di Hassan, che avrebbero chiesto soccorso tutta la notte, lasciano aperta la vicenda.

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Aviano, donna in fuga dal Centro rifugiati: è la sesta in pochi giorni

Luglio 20, 2008

MM da Liberazione

Fuggire prima di conoscere l’esito della propria richiesta di asilo. E’ quanto accade al Centro Efa di Aviano. Ieri un’altra donna ha lasciato la scuola alberghiera che era stata adibita a Centro di assistenza, facendo perdere le sue tracce alle autorità competenti. E’ la sesta persona in pochi giorni. Il 17 luglio era stata la volta di quattro nigeriani, anticipati la scorsa settimana dalla fuga di una ragazza di 23 anni. Facevano tutti parte dei 117 migranti trasferiti due settimane fa dal Cpt di Gradisca d’Isonzo nella struttura in provincia di Pordenone. Dietro questi fatti forse un’organizzazione che vende le fughe al costo di far perdere ai migranti il miraggio del diritto d’asilo.

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Il Papa ai giovani: il male è ricchezza, potere e sesso. Antipedofili contro

Luglio 20, 2008

MM da Liberazione

Morale e critiche per il Papa che nella Giornata Mondiale della Gioventù, all’università di Notre Dame di Sidney, individua i mali del mondo: “Beni materiali, amore possessivo e potere”. Parla di sesso e lo fa col dito puntato: “Molte voci” nelle nostre società “sostengono un approccio permissivo alla sessualità, senza prestare riguardo alla modestia, al rispetto di sé e ai valori morali”. Ma è Chris Maclsaac, portavoce del gruppo di supporto delle vittime di abusi del clero “Broken Rites”, a fare andare di traverso la festa al Pontefice: “Un’ipocrisia. il Papa ha perso un’opportunità per dire “sorry” alle vittime di abusi, così come aveva fatto il nostro Premier, da lui elogiato, con gli indigeni australiani”.

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Sesto Fiorentino suicidio-omicidio di due anziani. Erano sotto sfratto

Luglio 9, 2008

Liberazione-9 luglio

Due anziani sono stati trovati morti ieri mattina nel loro appartamento di Sesto Fiorentino. 79 anni lui e 78 anni lei, una situazione economica complicata dietro le spalle e un bigliettino affisso ad un muro: “Questo mondo non mi piace, perciò me ne vado a modo mio”. Lui, un ex-commercialista di origine pisana, si sarebbe suicidato strozzandosi con dei cavi elettrici, restano invece da chiarire le cause della morte della moglie. La coppia nelle scorse settimane si era rivolta ai servizi sociali per chiedere un aiuto e denunciare la loro condizione di sfrattati. E’ stato proprio il Sindacato Unitario Inquilini Assegnatari della cittadina toscana a confermarlo: erano sotto sfratto escutivo previsto per il prossimo 15 luglio. Spiegano i riferenti del Sunia che i due anziani erano stati invitati nei loro uffici per trovare una soluzione, ma questi non avrebbero accolto il loro invito.

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Narrate, oh donne, la vostra storia

Giugno 25, 2008

di Maurizio Mequio e Lucio Della Luna

La voce della luna, una musica, un film, un’emozione, soprattutto teatro, da quando dieci anni fa la dottoressa Anna Berni, allieva di Franco Basaglia, decise di sperimentare questa disciplina artistica nell’ex-manicomio del Santa Maria della Pietà. Un laboratorio che con il tempo ha dato i suoi frutti, un’idea rischiosa, ma che è riuscita a sbalordire tutta la psichiatria classica italiana. Arte come cura, cura di sé e della società che abbiamo attorno, non teatro-terapia, ma un progetto serio di preavviamento al mestiere dell’attore.

Allievi della scuola tutti i cittadini che hanno voluto cimentarsi col difficile gioco del teatro, conduttore del laboratorio in questione il regista Raffaele Castria. Lo spettacolo che andrà in scena il 25 e 26 giugno 2008 alle ore 21, presso il Teatro Stabile del Giallo di Roma, si intitola “Narrate, oh donne, la vostra storia” ed ha l’ambizione di aprire un dibattito sul non detto del mondo femminile. Uno sfogo, un’apertura, un consenso ed un silenzio. Varcare quel muro senza utilizzare la violenza, o la richiesta obbligata di spiegazioni, entrare in punta di piedi nel loro intimo. Nella sfera della sensibilità femminile.

Donne che sopportano pesi enormi, pesi di una società tradizionalmente maschilista, che si trascinano dietro le sofferenze e le fatiche, che hanno rammendato gli strappi ed ora ritessono i legami, le vite dei loro cari. Donne che costruiscono e tengono viva la società. Donne meridionali dello scorso secolo che rimediano le disgrazie con la superstizione, con lavori sommersi, con l’apprensione e con il coraggio di andare avanti. E donne, sempre sensibili, chiuse in se stesse, avvolte nei propri pensieri e costrette a raccontarsi solo sulle pagine di un diario. Donne maledette dalla borghesia, condannate all’inchino, al sorriso dovuto e alle formalità. Donne a cui non è stato riconosciuto il diritto di amare.

Donne alla Simone de Beuvoire, e donne che sprigionano la loro forza, la propria sensualità, lasciando l’uomo impotente e disarmato. Vanno in scena con la loro danza, con la loro gestualità e con i loro sospiri. Sospiri che lasciano comprendere che questo discorso non si esaurisce con uno spettacolo. E’ un inizio, una descrizione di paesaggio femminile, un’ora di ascolto di immagini, storie e rumori in rosa. Basta per regalare all’evento una sua intensità artistica, si dimena nella profondità dell’argomento e segna un percorso percorribile, ma non può esaurirlo in sé. E’ uno spettacolo spezzato, che corre emotivamente tra cambi di scena e monologhi interrotti, pronunciati a fil di voce oppure strillati, ma interrotti. E’ volutamente uno spettacolo spezzato che suona le corde degli spettatori lasciandogli di volta in volta il tempo di deglutire le proprie ombre. De Filippo, Marquez, alcuni degli autori citati nello spettacolo raccontano queste ombre: donne emancipate, ma anche sottomesse. La scena -spoglia, senza orpelli- è interamente sostenuta dalla sola forza ed energia di un numeroso gruppo di ottimi attori.

Narrate, oh donne, la vostra storia

Compagnia Teatrale del Centro Diurno Sperimentale Integrato della ASL RME

La  Voce della Luna

Regia di Raffaele Castria. Teatro Stabile del giallo, Via Sesto Miglio, 78 – Roma. 25 e 26 giugno 2008 alle ore 21.00. Tel. 06-33246869/06-33262799

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Canada: scuse di Stato dolci-amare per gli indiani nativi

Giugno 12, 2008

di Maurizio Mequio (anteprima da Dazebao L’informazione online)

In Canada c’è stato un olocausto. Ora lo si può dire. A chiedere scusa ufficialmente è stato oggi il Primo Ministro del Paese, Stephen Harper, nell’ambito del suo “Discorso dal Trono”, il discorso di chiusura dell’anno parlamentare. Svolta storica, ma dal sapore dolce-amaro. “La storia non si cancella” -hanno affermato alcuni rappresentanti degli indiani nativi-. Una storia fatta di sofferenza, etnocentrismo, abusi, violenze e quasi due milioni di vittime. Che cristianizzare ed imporre la propria cultura, il proprio stile di vita sugli altri, fossero gli obbiettivi dei potenti è un dato di fatto consolidato, lo si ritrova ovunque, nelle Crociate, nel lato oscuro della Scoperta dell’America, nelle Colonizzazioni ed in qualche modo nella nuova Globalizzazione, ma i modi e i tempi di questi soprusi lasciano una macchia indelebile sulla validità del nostro mondo moderno. Il gioco vale la candela? A rispondere a questo quesito sono loro, i pochi rimasti di quel Canada che fu. Raccolgono i pezzi della loro cultura, sgomitano e resistono per essere finalmente rispettati. Non accettano di dimenticare, solo perchè qualcuno un giorno ha fatto mea culpa. E poco conta che finalmente qualche soldo sia stato sborsato. Se i media sottolineano l’entità del rimborso, concesso lo scorso settembre agli aborigeni, due miliardi di dollari, la realtà è che da allora ad oggi sono ancora 18000 le persone che aspettano un risarcimento. Non è un affare di governi, o di Paese, né di politica, come è intesa in Occidente, è un discorso da affrontare da più punti di vista. Uno su tutti, da quello di chi ha visto decimare la propria gente, che ha perso tutto, solo perchè meno capace tecnicamente di fare male. Ne è rimasto l’1%, come chiedere a queste persone di accontentarsi, a loro, dalla fine del XIX secolo fino al 1969, venivano tolti i figli, per sterilizzarli, abusarne, sottoporli ad elettroshock o se tutto andava bene per occidentalizzarli. Questo il destino raccapricciante che è toccato a 150.000 bambini nativi. Significative le parole pronunciate da un alto funzionario canadese nel 1920: “distruggere l’indiano finchè è bambino”. Catturati, presi con la forza e trasportati nelle “scuole residenziali”, luoghi che solo dopo le inchieste degli ultimi vent’anni sono state scoperte per quello che facevano, e finalmente sono state chiuse tutte (l’ultima nel 1996). Un’analisi di coscienza, questo occorre iniziare a fare. Nel male è la modernità, e l’Occidente tutto, che è responsabile. Non ha senso giustificarsi, tirare indietro la propria casacca, perchè non si ha partecipato in prima persona ad uno sterminio. La chiesa cattolica, che ha contribuito, giocando un ruolo fondamentale nella gestione delle scuole; il sistema governativo, che evitava-evita il confronto con le minoranze ed addirittura le ha combattute-le combatte ed i media, poco attenti alle problematiche del “diverso” e complici del gioco della costruzione dei diversi. Sì, un gioco che folklorizza le minoranze e le utilizza come spezie, come colori per accendere, incuriosire, un pubblico oramai inappetente dei soliti discorsi economico-politici di giornata. Un gioco che alle volte crea un’immagine del diverso peggiore di noi, inferiore ed inadatto oppure, nel caso peggiore, pericoloso. Il reverendo Annet ha denunciato i numeri di questo olocausto: non sono solo duemilioni le persone uccise, altre diecimilioni sono morte per le condizioni di vita estreme a cui erano state costrette. Una storia tutta ancora da scrivere e che forse dovrebbe essere lasciata scrivere agli stessi discendenti delle popolazioni Inuit. Originariamente gruppi di eschimesi che organizzavano la loro vita individuale attorno a dei valori collettivi, ponevano da parte le loro aspirazioni egoistiche per fare posto alle esigenze della collettività. Una società che potremmo definire banalmente “animistica”, ma che riusciva in condizioni difficoltose a farsi forza e a rassicurarsi insieme, anche costruendo elaborate simbologie mitiche di riferimento. Dove lo sciamano era il loro capo spirituale e alcuni animali, dei quali simbolicamente indossavano le pelli, erano i loro protettori o spiriti guida. Cosa interessante è che il nome utilizzato da questa gente per definirsi significava uomo, semplicemente uomo. Ed ora, cosa ne resta di tutto ciò? Nulla, l’impatto, anche solo culturale, con la modernità è stato troppo forte-violento. Ma la memoria, la giustizia, il senso di appartenenza e certi valori devono essere salvati. 12 giugno 2008: questa data dovrebbe spezzare un silenzio, un silenzio lungo dei secoli, non può invece significare la porola fine ad una prima autocritica occidentale.