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Fame di vita

Dicembre 2, 2007

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“Mai dire mai”: l’altra storia degli scioperi tra i detenuti 

di Maurizio Mequio 

 

02/12/2007

 

da www.alternativamente.info

 

A ventisei anni dalla morte di Bobby Sand e a nove mesi dalle concessioni a Juana Chaos è rilanciato il tema dello sciopero della fame nelle carceri europee. Il 1° dicembre anche in Italia i detenuti hanno iniziato una significativa protesta, 750 ergastolani e 10.000 persone, tra detenuti comuni, familiari e politici hanno smesso di mangiare. “Mai dire mai”, titolo della campagnia per l’abolizione del carcere a vita, è un grido di allarme sullo stato delle carceri e soprattutto un’ estrema richiesta di poter disporre della propria vita.

La lettera dell’ergastolano Carmelo Masumeci, affidata ad Internet, ha fatto eco. E con i compagni di Spoleto ha così spiegato la sua scelta: L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro può solo guardare il tempo che va via. Gli ergastolani non hanno futuro, tirano a fare sera e a fare mattino. Gli ergastolani più fortunati riescano a sognare: i nostri sogni sono le uniche certezze della nostra vita e spesso sogniamo di riuscire ad avere un fine pena. Molti di noi se potessero scegliere preferirebbero morire subito, adesso, in questo momento, piuttosto che nel modo orribile, progressivamente e infinitamente spaventoso di morire tutti i giorni.
 

Diverse le adesioni illustri, dai boss Greco e Riina al deputato Caruso. Per la prima volta anche dei detenuti accusati di terrorismo islamico sono solidali con le proteste nelle carceri italiane. La senatrice Boccia di Rifondazione Comunista riconosce il diritto di protestare dei detenuti e avverte che i direttori delle carceri non hanno alcuna facoltà di impedirglielo con la nutrizione coatta. La World Medical Association ha vietato infatti la nutrizione forzata di chi è in sciopero della fame con  la Dichiarazione di Tokyo del 1975 e la Dichiarazione sullo sciopero della fame del 1991. L’uso di sonde gastriche è permesso esclusivamente in caso di coma o di problemi mentali.

La storia di tale manifestazione di dissenso, espressa sul proprio corpo, è legata all’Irlanda, dove in epoca pre-cristiana ha avuto inizio il suo corso con la pratica del Troscad. E’ stata riproposta dai repubblicani nel ’17 e poi nel ’20 durante la guerra Anglo-Irlandese. Tra il 1980 ed il 1981 ci furono altri due scioperi nel carcere nordirlandese di Long Kesh, contro la revoca del governo inglese dello stato di prigionieri di guerra per i prigionieri militanti dell’IRA e dell’INLA. Dei dieci che persero la vita il primo fu Bobby Sand. Condannato a 14 anni per possesso di arma da fuoco e sospettato per un attentato, morì all’età di 27 anni, dopo 66 giorni di digiuno.

Un caso recente dai risvolti completamente diversi mantiene un forte dibattito in Spagna, è quello di Juana Chaos. Militante dell’ETA fu condannato a 2500 anni di carcere. Per il codice penale franchista del 1973, sulla base del quale avvenne il primo processo, il limite di pena era di 30 anni. Periodo sul quale è possibile calcolare sconti di pena e benefici. In conformità alle leggi, dopo 18 anni di reclusione, Chaos aveva pagato il suo debito con la giustizia.Ma alla vigilia della sua scarcerazione è stato nuovamente condannato a 12 anni di reclusione. In due articoli di opinione pubblicati sul quotidiano Gara aveva denunciato le condizioni dei membri dell’Eta in carcere, pronunciando quelle che sono state considerate minacce contro il personale carcerario.

Il 7 novembre 2006 inizia un lungo sciopero della fame, che terminò soltanto il 28 febbraio 2007, dopo aver perso 27 chili ed aver ottenuto la concessione della “prigione attenuata”. Il 12 febbraio del 2007 la Corte Suprema aveva ridotto a tre anni la pena. L’uomo è rimasto in vita perché è stato alimentato forzatamente con una sonda dal 12 dicembre al 12 febbraio, giorno in cui se l’è staccata.

Il 6 giugno è stato trasferito nella prigione di Aranjuez, dopo aver minacciato di ricorrere nuovamente al digiuno perché controllato con uno strumento elettronico.

L’opinione pubblica spagnola e le aperture governative sono andate di pari passo con le diverse fasi del delicato rapporto con il movimento basco. Considerato dalla maggioranza degli spagnoli, che ha manifestato anche contro la posizione di Zapatero, un omicida pericoloso e terrificante per non essersi mai pentito, è un eroe per la comunità basca e un prigioniero politico per la stampa internazionale.  

Lo sciopero della fame, utilizzato anche da alcuni detenuti di Guantanamo, è e resta “dietro le sbarre” una strada praticabile per comunicare al mondo esterno il proprio disagio. La vita di un essere umano è comunicare con l’esterno, con altre persone. Poter disporre un giorno di luoghi non controllati, di pieni diritti, della propria vita. Al di là di ogni logica politica, dei singoli casi, l’ergastolo oggi è una negazione di possibili orizzonti di ripresa. In quei giorni, mesi, anni, vite, di detenzione il proprio corpo è uno strumento di vita praticabile. Su cui scrivere, incidere, togliere, rielaborare i propri pensieri. E’ una via estrema eppure un diritto, che dietro il paradosso del rischio di autonegazione di vita –non alimentarsi- tenta un dialogo. Che lo sciopero della fame annulli la pena è impensabile e non pensato, ma che richiami l’attenzioni sulla tipologia delle pene, che apra una discussione sull’incompletezza delle tecniche di recupero attuate nelle carceri è stato ed è forse possibile. L’uomo non deve essere condannato a negarsi la vita ma a recuperarsi per la vita.