Archivio per la categoria ‘politica’

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Dopo gli otto licenziamenti, i sindacati pensano alla risposta

Agosto 14, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Genova, Trenitalia media con 20 assunti. Non ci casca nessuno

E’ il “Conta budge”, è il gioco dell’estate. «Renato, Renato, Renato» come la metti con gli operai? Disorientamento e preoccupazione aleggiano nell’officina di San Fruttuoso. E’ il giorno dopo il licenziamento degli otto ferrovieri, rei di essersi passati i cartellini al momento della timbratura. Il capostazione ne aveva avvistato uno che timbrava per tutti un mese fa, al resto ha pensato Trenitalia.
Nella mattinata di ieri, riunione con i sindacati, che tramite Costantino Farina della Cisl replicano: «Gli operai erano stati impegnati in una prestazione straordinaria, hanno commesso un errore, ma certo non sono fannulloni, questo è l’aspetto kafkiano della vicenda». E i referenti della Cgil: «Gli operai sono costernati, scioccati. Per ora non è stata presa nessuna decisione, aspetteremo altri 3, 4 giorni. Tra l’altro la legge 146/90 esclude la possibilità di sciopero nel periodo di franchigia, che va dal 25 luglio al 9 settembre. Comunque la prossima settimana avremo un incontro di segreterie. Abbiamo già impugnato i provvedimenti in sede legale». E’ l’imprevisto della versione “caccia al fannullone”. Obbiettivo dichiarato del “miniministro”: colpire l’abitudine del lavoratore a sottrarre minuti all’azienda. Attenzione: non deve essere armato di giacca e cravatta. Per prima cosa occorre marchiare le sue assenze come bivaccamenti e infine scovare e affondare i complici dei malcapitati. Il collega che timbra i cartellini e chi protesta. Padre della creatura che impazza è Renato Brunetta , un uomo tutto d’un pezzo che il mese scorso ha dichiarato a Panorama: «Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco». Ama le battute, tanto da accogliere vignette che lo denigrano sul sito del ministero della pubblica amministrazione. E nasconde anche un passato da “giocatore”, ma nelle vesti del fannullone. Dati alla mano, in qualità di parlamentare europeo nel 2008 aveva raggiunto un indice di partecipazione da record, il 48,21%, risultando tra i parlamentari italiani più assenteisti. Forse faceva dei test.
Non tutte le partite finiscono allo stesso modo. Lui “giustiziere della notte”, “genio della lampada”, “taumaturgo” – così lo hanno definito i giornali – gli altri a spasso. E’ proprio il caso dei 5 operai specializzati e dei 3 apprendisti a tempo determinato di San Fruttuoso. Costretti allo straordinario per garantire all’azienda treni funzionanti, avevano escogitato un modo per guadagnare tempo.
Dovevano staccare alle 16.00, ma dopo essere stati impegnati per altre due ore, in un intervento di manutenzione fuori programma, hanno chiesto a un amico di timbrare per loro. «Il tempo di fare la doccia e non perdere il treno per il Levante», avranno pensato, invece la mazzata, hanno perso ingiustamente il lavoro. «C’è un documento firmato dal capotecnico che attesta che i motori sono stati consegnati alle 18.02», ha affermato Fabrizio Castellani della Filt Cgil Liguria. «E’stato un provvedimento esagerato. Per episodi simili il contratto prevede al massimo 5 giorni di sospensione. Potrebbe essere l’opera di qualche dirigente che vuole mettersi in mostra. Di quei lavoratori, 5 sono padri di famiglia e tre monoreddito. Il budge è stato timbrato alle 18.33, ma anche se avessero timbrato alle 19.00, quell’ora non gli sarebbe stata pagata». Secondo Mauro Milani, responsabile ligure di Cub Trasporti, «alcune cose non sono chiare, sembra che questo provvedimento non sia occasionale». E spiega: «In ferrovia, come in tutto il paese, si cerca di far passare la concezione che tutti i mali provengano dagli impiegati. La realtà è che il processo di privatizzazione non ha portato miglioramenti. Non c’è stata nessuna contrazione dei costi, nessun vantaggio per i viaggiatori. La lotta ai fannulloni cerca di giustificare un fallimento. Questi licenziamenti vanno letti assieme a episodi analoghi. Nel 2003, a Genova, 4 persone erano state licenziate per aver concesso delle interviste alla trasmissione Report . E sempre a Genova, d’agosto, un ferroviere era stato sospeso per 4 giorni perché aveva solidarizzato con i viaggiatori. Poi un mese e mezzo fa 4 macchinisti sono stati condannati per le proteste sul dispositivo Vacma. Trenitalia agisce quando non può esserci una risposta immediata e lo fa intimidendo. Ora attenzione agli sviluppi del processo di privatizzazione nel settore della manutenzione». Su un eventuale sciopero: «Il periodo di franchigia in realtà non riguarda tutti gli operai della manutenzione. Credo che certi accordi presi da Cgil, Cisl e Uil dimostrino che non c’è voglia di mettere mano a scioperi simbolici. Vedremo».
Ieri si è espressa Trenitalia: «Quando le regole vengono infrante è doveroso intervenire, anche se le azioni intraprese risultano spiacevoli». Ha fatto sapere che effettuerà 20 nuove assunzioni a San Fruttuoso. Peccato che prima dei licenziamenti la carenza d’organico era di trenta unità.

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Si fanno timbrare il cartellino dopo lo straordinario: licenziati

Agosto 13, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Effetto Brunetta sugli operai italiani. Otto meccanici addetti alla riparazione dei motori hanno perso il loro lavoro. Trenitalia li ha licenziati perché avrebbero sottratto minuti alle loro mansioni. Anche se dopo due ore di straordinari.
La vicenda risale a un mese fa, quando un ferroviere si è fatto sorprendere sul fatto a Genova – San Fruttuoso. Aveva in mano sette cartellini oltre al suo. Erano le 18.33, gli otto avrebbero dovuto staccare alle 16.00, ma erano stati costretti a restare per un intervento di manutenzione fuori programma. Lo straordinario terminava alle 18 e così volevano guadagnare il tempo di farsi la doccia e non perdere il treno per il Levante.
L’altro ieri, lettere di licenziamento immediato e puntualizzazione di Fs:«La grave violazione accertata rappresenta una palese rottura del rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere tra datore di lavoro e dipendente». E’ la prova di un amore idilliaco, quello tra i dirigenti di Fs e il ministro della funzione pubblica. Negli ultimi dodici mesi sono stati 35 i dipendenti del gruppo che sono incorsi in licenziamenti per violazioni gravi agli obblighi del contratto di lavoro. E da Fs fanno sapere: «La linea dettata dal management di FS ha imposto il massimo rigore nei confronti di coloro che vengono meno ai principi etici e ai doveri fondamentali». Fabrizio Castellani della Filt Cgil Liguria invece spiega: «Quello di Genova è un provvedimento esagerato. Di quei lavoratori, 5 sono padri di famiglia e 2 monoreddito. C’è un documento firmato dal capotecnico che attesta che i motori sono stati consegnati alle 18.02. In realtà queste persone hanno lavorato ben oltre il loro orario. Anche se avessero timbrato alle 19.00, quell’ora non gli sarebbe stata pagata. Nessuna truffa, solo la leggerezza di consegnare a un’altra persona il proprio badge per tornare prima a casa».

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130 mila profughi nelle Filippine

Agosto 12, 2008
L’esercito attacca
ancora i ribelli

Allarme disastro umanitario nelle Filippine. Ieri è stato il secondo giorno di bombardamento da parte dell’esercito di Manila sui ribelli del Fmli. Sarebbero tredici i morti ma ben 130mila le persone costrette a scappare dai villaggi a causa dei combattimenti. L’esercito sostiene che gli scontri non si siano estesi e che il voto nelle province autonome del Sud del Mindanao musulmano, non sia stato disturbato. Il 5 agosto ribelli e governo avrebbero dovuto firmare un accordo, ma la Corte Suprema ha bloccato tutto. I cristiani di Mindanao hanno presentato ricorso contro l’autonomia concessa ai musulmani. E ora i separatisti invocano la cancellazione delle elezioni.

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Pakistan: al via l’impeachment Musharraf: «non mi dimetto»

Agosto 12, 2008

Al via in Pakistan il processo di impeachment contro Pervez Musharraf. Un procedimento molto articolato. Prima di votare la mozione con i capi di accusa, i parlamenti provinciali dovranno approvare delle risoluzioni in cui si chiederà al presidente di presentarsi per la fiducia in Parlamento o di affrontare il processo di dimissione obbligatorie. Infine, per ottenerne la revoca, occorreranno i due terzi dei voti dei parlamentari dell’Assemblea nazionale e di tutti i parlamenti provinciali. Intanto Musharraf, tramite il suo portavoce Rashid Qureshi, ha ribadito che «non si dimetterà».

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Roma, a 65 anni dal primo bombardamento alleato

Luglio 20, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Cerimonia ai caduti
San Lorenzo contesta
il sindaco Alemanno

Mattinata difficile, ieri, per Gianni Alemanno. Alle 8 intervistato da la 7 parla della sua “Roma città-Stato”, quella delle impronte ai Rom, del rafforzamento dei Cpt e dei No all’incontro con l’arte moderna. Si dice “ancora sorpreso di essere stato eletto”. Poi si sposta nel cuore di San Lorenzo, quartiere storico di sinistra della capitale, per commemorare i caduti del bombardamento anglo-americano del 19 luglio 1943. Solo allora il risveglio, a suon di contestazioni. A Alain Elkann aveva ammesso che “la sfida per il Campidoglio è avvenuta quasi casualmente”. Se un sindaco ideale per il primo cittadino romano è “un sindaco combattente in prima linea”, il suo progetto di città ideale sembra essere legato esclusivamente alla sicurezza e agli aiuti del governo. Ricorda di aver copiato da sindaci di centro-sinistra “affratellati” il provvedimento anti-borsoni e quello sulla mendicità molesta. Dice di aver chiesto al governo un rafforzamento dei Cpt romani e la creazione di una specifica sezione solo per i trans. Si diletta nel salotto televisivo esponendo il suo punto di vista culturale su centro e periferia: “La teca di Meier è un vero scempio e non c’entra nulla con il tessuto urbano che la circonda. Il centro di Roma non può essere il laboratorio del post-moderno. Il quartiere dell’Eur e altre realtà periferiche invece sì”. E poi drammatizza: “L’unica salvezza per Roma sono i poteri speciali”. Tutt’altra cosa quando scende in piazza. O meglio quando entra nel Parco dei Caduti di San Lorenzo. Un atto doveroso per rendere omaggio al quartiere più colpito dal primo bombardamento alleato. Milleseicentosettantaquattro vittime accertate nella zona, 3mila morti e 11mila feriti in tutta Roma, queste le conseguenze di quelle 4mila bombe e del fascismo, pagate dalla capitale sessantacinque anni fa. Ad attendere al varco Alemanno c’erano gli abitanti del quartiere. “Sono stati distribuiti centinaia di volantini di denuncia – spiega Luciano Monticelli, assessore del Prc -. Il bombardamento è la coda di un ventennio di terrore. La storia non si ripete, ma ci sono delle analogie. E’ doveroso ricordare che il pacchetto sicurezza del governo prevede la schedatura e l’impiego dell’esercito in veste di tutore dell’ordine pubblico”. Non solo militanti e studenti, anche gli anziani si sono schierati contro Alemanno. “Mai nessun fascista – gli hanno detto – è entrato qui dentro, ora addirittura un sindaco”. Un signore, che racconta di essere stato picchiato dai fascisti nel 68 – “Arrivavano in 20 da Colle Oppio pé menacce e c’era pure Alemannoo” – si è rivolto al primo cittadino e gli ha urlato in romanesco: “Sei una sola”. Alemanno lo ha forse riconosciuto, ha stretto i denti e risposto: “Tu sei una sola…”. La delegazione dell’Associazione nazionale partigiani nell’ambito della cerimonia ha scelto di non mostrare il medagliere di fianco al sindaco, mentre quella dell’Associazione dei familiari martiri delle Fosse Ardeatine lo ha esposto.

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L’Italia da Paese del silenzio a Paese del sonno. Da Berlusconi al grande caldo senza neppure accorgersene

Giugno 28, 2008

di Maurizio Mequio

(pubblicato su Dazebao l’informazione online)

Il voto ha rivoluzionato l’Italia, si è parlato di sicurezza e si è minimizzato il problema occupazione: questa la campagna elettorale che ha dato le chiavi del Paese a Berlusconi, impoverito l’opposizione e spazzato via dal Parlamento la Sinistra. I primi mesi di governo hanno creato il silenzio. Non in rete, né nelle piazze, ma nelle case degli italiani. E sarà un caso se quello è il massimo regno delle televisioni. Non una, non due, non tre, ma quasi sei. Sei reti nazionali che informano i cittadini italiani sono sotto accusa. Una è irregolare, dovrebbe essere già sul satellite, per questo abbiamo avuto dei richiami e pagheremo-paghiamo le sanzioni della Comunità Europea. E tutte insieme sono coinvolte in quello che potrebbe essere il più grande scandalo erotico-raccomandativo degli ultimi anni. Ma non è il gossip quel che serve all’italiano, povero martire della politica nostrana, occorre scoperchiare lo scandalo, che poi è abbastanza evidente, se solo qualcuno non lo rivestisse di fumo e paroloni. Rai e Mediaset erano in comunicazione tra loro, poco male, si scambiavano favori, poco male, usavano il loro potere per veicolare messaggi e persone a vantaggio di alcuni politici: questo è scandaloso. Non solo vallette. Ma non ne possiamo parlare. E sì, perchè qualcosa questo governo l’ha fatta: intimidire i giornalisti. Non è più possibile parlare di intercettazioni, il rischio è la galera, ma non solo, si rischia la chiusura di un sito, oppure di essere malvisti. E allora? Sei reti e qualche giornale che ti vede male, un paio di case editrici molto importanti che ti chiuderanno la porta in faccia: il rischio nel caso dei giovani operatori dell’informazione, quelli ancora non assorbiti dal sistema, è di terminare la carriera prima di iniziarla. Allora l’informazione, quella che dovrebbe aprire gli occhi, diviene spoglia, nuda e  lascia spazio all’ intrattenimento volgare oppure ad un ridondante fumo crea silenzio. Mentre un giornale lanciava il tormentone estivo, ripreso da diverse radio, “perchè quelli di sinistra sono antipatici?”, quelli di sinistra, quelli che elencano le date dei processi, venivano fatti fuori dai “salotti bene” televisivi, da quei salotti che rincorrono lo share.  E mentre quelli non schierati, quelli che non hanno peli sulla lingua e che per come te le spiattellano, le cose, ti fanno anche ridere -un riso amaro ovviamente- venivano censurati, denunciati, banalizzati, boicottati, “epurati”, l’estate calda si faceva rovente senza che gli italiani se ne accorgessero. Da giorni siamo avvolti da un caldo infernale e non è colpa del clima, dell’inquinamento, o meglio, non solo. Se fossimo stati in un altro Paese, il nostro Premier si troverebbe ad un passo dal dare le dimissioni. Solo Cossiga è sicuro che succederà. Fotografie del  mese di giugno: il popolo italiano alle prese con i 33 gradi di Roma, con il bagno-asciuga del Sud e con le Feste leghiste del Nord. La tv accesa continua la sua cavalcata sul discorso sicurezza -altra storia triste che ha suscitato la preoccupazione di tutte le più grandi Ong internazionali, dell’Onu e della Comunità europea-  mentre i magistrati… I magistati portavano avanti il loro onesto lavoro… Quando, nel silenzio, si riscopre-scoperchia l’ipotesi di una possibile condanna del Premier per corruzione (si parla di centinaia di migliaia di dollari che sarebbero stati sborsati all’avvocato Mills per non rivelare diversi illeciti commessi dal gruppo Fininvest), il centro-destra casualmente si rimette in moto. Ed ecco al vaglio del CdM e poi del Parlamento una norma blocca processi. Una norma blocca processi? Che senso può avere un emendamento che chiede la sospensione per un anno dei processi penali relativi a reati che prevedano pene detentive inferiori ai 10 anni, commessi fino al 30 giugno 2002? Alleggerirebbe il carico dei processi, cioè? Snellirebbe i tempi della giustizia, ovvero? I reati che prevedono pene detentive inferiori ai dieci anni sono tantissimi, alcuni molto gravi. Eppure non finisce qui, perchè sì, questo governo ha la possibilità di legiferare e tutto grazie alla splendida Legge Porcellum, dichiarata oramai intoccabile. Mentre noi al sole, loro a lavorare. Ecco il Lodo schifani-Bis, il disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali. Il testo, presentato dal ministro della giustizia, Angelino Alfano, esonera per tutta la durata dell’incarico il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio ed i presidenti del Senato e della Camera da tutti i ”reati extrafunzionali”, quelli non commessi nell’esercizio delle loro funzioni. L’Italia è il paese del silenzio. Climatizzatore, ingenuità ed un’apparente indifferenza. Nulla di fatto, direbbero in molti, sono disegni di legge, il loro iter è molto lungo. Ma fino a che punto CSM, Napolitano e parte dell’opposizione potranno dire la loro? Silenzio e tv, quaranta gradi all’ombra: e se questo divenisse anche il paese del sonno? Avremmo un solo incubo, che certi disegni diventino incisioni senza neppure accorgercene.

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Obama contro McCain: impazzano i sondaggi

Giugno 23, 2008

Obama contro McCain: impazzano i sondaggi

di Maurizio Mequio

(pubblicato su Dazebao L’informazione online)

Quella tra Lady Clinton e Barak Obama è stata solo un antipasto della lunga corsa al voto americana. Una semifinale, che ha decretato il secondo finalista, quello che ora dovrà incontrarsi con John McCain. Ma perchè tanta enfasi sulle passate primarie? A spiegarlo ci hanno pensato i risultati dei primi sondaggi sull’orientamento di voto alle Presidenziali: il candidato democratico è nettamente in vantaggio sul repubblicano. Le ricerche della rivista Newsweek segnano un sonante +15%. Altra storia rispetto alle primarie italiane, all’euro di sottoscrizione ed al milione di partecipanti raccolti da Prodi o Veltroni: qui in ballo c’era una strada ben spianata verso il trono più importante del pianeta.

Le luci del palcoscenico si spostano da un ring all’altro, ora è la volta del militare McCain. In sordina, pian piano, i repubblicani usciranno alla scoperta ed a dimostrarlo è l’impennata della raccolta fondi degli ultimi mesi. Se fino a maggio McCain viaggiava con una media di 15 milioni contro i 30 milioni di Obama, ora ha raddoppiato ed equilibrato la gara. Si constata però un Obama più forte, che parte con dei vantaggi: la simpatia della gente, dovuta anche al bassissimo livello di consenso raggiunto in contemporanea dall’amministrazione Bush; il consenso mediatico internazionale, che sembra non scalfibile nemmeno da piccoli scandali privati o gaffe religiose-interculturali; la dimostrazione della propria forza. Un Obama più forte, questa è la notizia. Nessuna stanchezza, partito democratico che si sta rinsaldando ed un dato di fatto oramai conclamato: Barak ce la può fare. Anzi, per alcuni, solo lui ormai può perdere la partita.

Secondo i 1010 adulti intervistati tra il 18 ed il 19 giugno da Newsweek, ovvero dopo più di dieci giorni dal riconoscimento della sconfitta da parte di Hilary Clinton, il 51 per cento dei votanti lo avrebbe già scelto, e solo il 36 per cento gli preferirebbe John McCain. La rivista ha esplicitamente intitolato: “Finalmente inizia l’ora di Obama”. Solo il 14 per cento delle persone ascoltate si è dichiarata soddisfatta dell’attuale gestione politica-economica del Paese, lo stesso dato del giugno 1992, quando la recessione contribuì alla vittoria di Bill Clinton contro George H.W. Bush alle elezioni tenutesi cinque mesi dopo il sondaggio. Inoltre, altro dato fondamentale, Obama piace ai giovani. Da loro otterrebbe un sostegno pari al 66 per cento degli aventi diritto al voto, un dato importante se accostato alle difficoltà di rapportarsi con questa fetta di società incontrate da McCain. Solo il 27 per cento lo voterebbe.

E’ comunque una partita aperta, lo studio ha un margine di errore del 4%, ma la storia ci ha regalato rush finali sorprendenti, con il ribaltamento di ogni previsione. Nel giugno 2004 John Kerry aveva un vantaggio del 6% sull’attuale Presidente americano, George W. Bush e nel 1988 Michael Dukakis segnava proprio 15 punti di vantaggio su Bush padre: tutti e due i candidati democratici uscirono sconfitti dalle urne. Oltretutto altri sondaggi, che hanno raccolto le testimonianze nei giorni precedenti alla distensione tra Obama ed Hilary, sono andati più cauti. L’ inchiesta targata Gallup e divulgata solo l’altro ieri vedeva Obama a +2, ed il sondaggio di Zogby, reso pubblico mercoledì scorso, vedeva il leader democratico avanti solo di cinque punti percentuali.

Bill Schneider, politologo della Cnn, ha spiegato che il balzo in avanti registrato nel sondaggio di Newsweek è dovuto agli elettori democratici legati alla Clinton: “hanno avuto bisogno di tempo per riprendersi e decidere cosa fare”. Regione per regione, con tutti i media possibili, la campagna resta aperta, anzi è solo all’inizio. E’ la sfida che potrebbe far eleggere il primo presidente nero o il presidente più anziano della storia degli Stati Uniti d’America. E mentre il profilo Facebook del primo ha superato il milione di utenze registrate, il secondo ha dalla sua un forte consenso da parte del partito e di tutti i conservatori, per loro è l’eroe del Vietnam, quello che è stato prigioniero per più di 5 anni, inoltre ha già vinto confronti difficili, come quello con Rudolph Giuliani.
Storie americane… ed il resto del pianeta resta con il fiato sospeso.

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Obama in vantaggio di 15 punti su McCain

Giugno 22, 2008

Secondo la rivista Newsweek, se si andasse al voto ora il candidato democratico avrebbe il 51% delle preferenze contro il 36% del rivale repubblicano.

Tradotto dal quotidiano argentino Clarin.com

Il democratico Barack Obama guarda dall’alto McCain. Quindici punti percentuali in più: un vantaggio da record secondo il sondaggio della rivista Newsweek. Altri sondaggi erano usciti nelle ultime settimane, sondaggi che confermavano il trend di Obama, ma che non si presentavano con dati così eclatanti…

I risultati sono chiari: il 51 per cento dei votanti americani voterebbe oggi per Obama, mentre solo il 36 por ciento sosterrebbe John McCain. “Barack finalmente…”, ha titolato la rivista, che ha spiegato come questi risultati siano una naturale reazione dovuta ai bassi indici di popolarità del presidente repubblicano attuale, George W. Bush.

(I risultati del sondaggio si basano sulle interviste fatte da Newsweek il 18 e 19 giugno 2008 a 1010 persone)

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La politica cinica dell’impero

Giugno 21, 2008

Abbiamo deciso di riportare in italiano un articolo di Fidel Castro su Obama e le elezioni negli Stati Uniti, in modo da avere  uno sguardo diverso -internazionale- sui fatti …

Di Fidel Castro Ruz (tratto da Granma International del 25 maggio)

Non sarebbe onesto da parte mia restare in silenzio dopo il discorso di Obama del pomeriggio del 23 maggio, nella Fondazione Cubano-Americana creata da Ronald Reagan. L’ho ascoltato, come ho fatto con i discorsi di McCain e di Bush. Non provo rancore verso la sua persona, perchè non è stato responsabile dei crimini commessi contro Cuba e l’umanità. Se lo difendessi farei un enorme favore ai suoi avversari. Non temo di criticarlo e d’esprimere con franchezza i miei punti di vista sulle sue parole.

Che cosa ha affermato?

“Durante la mia vita sono avvenute ingiustizie e repressioni in Cuba e mai, durante la mia vita, il popolo ha conosciuto la vera liberta; mai nella vita di due generazioni il popolo di Cuba ha conosciuto una democrazia e non abbiamo visto elezioni da 50 anni. Noi non sopporteremo queste ingiustizie e insieme andremo a cercare la libertà per Cuba”, ha detto agli annessionisti e ha continuato: “Queste sono le mie parole, questo è il mio impegno. È ora che il denaro statunitense faccia sì che il popolo cubano sia meno dipendente dal regime di Castro. Manterrò il blocco”.

Il contenuto di queste parole del forte candidato mi esonera dalla necessita di spiegare il perchè di questa riflessione.

Lo stesso José Hernández, uno dei dirigenti della Fondazione Cubano – Americana elogiato da Obama nel suo discorso, era il proprietario del fucile automatico calibro 50, con mirino telescopico e raggi infrarossi sequestrato per casualità assieme ad altre armi potenti durante il loro trasporto via mare verso il Venezuela, dove la Fondazione aveva progettato d’assassinare colui che scrive durante una riunione internazionale che si svolgeva a Margarita, nello Stato venezuelano di Nueva Esparta.

Il gruppo di Pepe Hernández desiderava ritornare all’accordo con Clinton, tradito dal clan di Mas Canosa offrendo con la frode la vittoria a Bush nel 2000, perchè aveva promesso d’assassinare Castro, fatto che tutti avevano accettato con piacere. Sono imbrogli politici propri del sistema decadente e contraddittorio degli Stati Uniti. Il discorso dl candidato Obama si può tradurre in una formula di fame per la nazione, le rimesse come elemosina e le visite a Cuba una propaganda per il consumismo e il modo di vita insostenibile che lo sostenta.

Come affronterà il gravissimo problema della crisi alimentare? I legumi vanno distribuiti tra gli esseri umani, agli animali domestici e che dire dei pesci che un anno dopo l’altro sono sempre più piccoli e scarsi nei mari super sfruttati dalle grandi navi pescherecce a strascico che nessun organismo internazionale è mai stato capace di frenare. Non è facile produrre carne partendo dal gas e dal petrolio.

Lo stesso Obama sopravaluta le possibilità della tecnologia nella lotta contro il cambio climatico, anche se è più cosciente di Bush sui rischi e sullo scarso tempo disponibile. Potrebbe consultare Gore, che è democratico anche lui e non è più candidato perchè conosce bene il ritmo accelerato con cui si sta incrementando il riscaldamento.

Il suo rivale politico più vicino anche se non aspirante, Bill Clinton, esperto in leggi extraterritoriali come la Helms-Burton e la Torricelli, lo può consigliare in un tema come il blocco, che aveva promesso d’eliminare ma non lo ha mai fatto.

Quel che ha detto nel suo discorso di Miami ne fa senza dubbio il più avanzato candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

“Per 200 anni, ha detto, gli Stati Uniti hanno chiarito con forza che non sopporteranno un intervento nel nostro emisfero, ma dubbio dobbiamo vedere che ci sono interventi importanti, la fame, le malattie, la disperazione. Sia ad Haiti che in Perù possiamo fare qualcosa di meglio e lo dobbiamo fare; non possiamo accettare questa globalizzazione imperialista: quella degli stomaci vuoti”! Magnífica definizione della globalizzazione imperialista: quella degli stomaci vuoti!

200 anni fa però Bolívar lottò per l’unità dell’America Latina e più di cento anni fa Martí diede la vita combattendo contro l’annessione di Cuba agli Stati Uniti!

Dove sono le differenze tra quello che proclamò Monroe e quel che due secoli dopo proclama e rivendica Obama nel suo discorso?

“Avremo un inviato speciale della Casa Bianca come ha fatto Bill Clinton”, ha detto quasi alla conclusione e amplieremo il corpo di pace e chiederemo ai più giovani che facciano sì che i nostri vincoli con la gente si rafforzino e siano anche più importanti. Possiamo forgiare il futuro e non lasciare che il futuro forgi noi tutti”.

È una bella frase perchè ammette l’idea o almeno il timore che la storia faccia i personaggi e non il contrario.

Gli Stati Uniti di oggi non hanno nulla in comune con la Dichiarazione dei Principi di Filadelfia, formulata da 13 colonie che si ribellarono contro il colonialismo inglese. Oggi costituiscono un gigantesco impero che in quei tempi non passava per la mente dei suoi fondatori.

Non cambiò nulla per gli indios e per gli schiavi.

I primi furono sterminati mentre la nazione si estendeva e i secondi continauraono ad essere oggetto di aste nei mercati- uomini, donne e bambini – durante quasi un secolo, anche se “tutti gli uomini nascono liberi e uguali”, come afferma la dichiarazione. Le condizioni oggettive nel pianeta favorirono lo sviluppo di quel sistema.

Obama nel suo discorso attribuisce alla Rivoluzione cubana un carattere anti democratico e carente di rispetto alle libertà e ai diritti umani. È esattamente l’argomento che quasi senza eccezioni hanno utilizzato tutte le amministrazioni degli USA per giustificare i loro crimini contro la nostra Patria. Il blocco stesso da solo è genocida. Non desidero che i bambini nordamericani si educhino in qusta etica vergognosa.

La rivoluzione armata nel nostro paese forse non sarebbe stata necessaria senza l’intervento armato, l’Emendamento Platt e la colonia economica che portò nell’Isola.

La Rivoluzione fu il prodotto del dominio imperiale e non ci possono accusare d’averla imposta. I cambi veri sono avvenuti e si sono originati negli Stati Uniti: i loro stessi operai più di un secolo fa lanciarono la domanda delle otto ore, figlia della produttività del lavoro.

La prima cosa che noi leaders della Rivoluziione cubana abbiamo imparato da Martí è credere e attuare in nome di un’organizzazione fondata per creare una rivoluzione. Abbiamo sempre avuto facoltà previe e una volta istituzionalizzate, siamo stati eletti con la partecipazione di più del 90% degli elettori, come accade abitualmente in Cuba, e non la ridicola partecipazione che molte volte, come negli Stati Uniti, non raggiunge il 50% degli elettori.

Nessun altro piccolo paese bloccato come il nostro avrebbe saputo resistere tanto tempo su una base d’ambizione, vanità, inganno e abuso di potere come nel suo vicino.

Affermarlo costituisce un insulto all’intelligenza del nostro eroico popolo. Non discuto l’acuta intelligenza di Obama, la sua capacità polemica e il suo spirito di lavoro. Domina la tecnica della comunicazione ed è al disopra dei suoi rivali nella gara elettorale. Osservo con simpatia sua moglie e le sue bambine che lo accompagnano e lo animano tutti i martedì. Sono un quadro umano molto gradevole. Nonostante questo però, mi vedo obbligato e fare varie e delicate domande, anche se non pretendo risposte: unicamente le esprimo.

1º È corretto che il presidente degli Stati Uniti ordini l’assassinio di qualsiasi persona nel mondo, qualunque sia il pretesto?

2º È etico che il presidente degli Stati Uniti ordini di torturare altri esseri umani?

3º Il terrorismo di stato è uno strumento che un paese tanto poderoso come gli Stati Uniti deve utilizzare perchè esista la pace nel pianeta?

4º È buona e onorevole una Ley de Ajuste che si applica come castigo per un solo paese, Cuba, per destabilizzarlo, anche se costa la vita di bambini e madri innocenti? Se è buona, perchè non si applica il diritto automatico di residenza per gli haitiani, dominicani o di altri paesi dei Caraibi e pecrhè non si fa lo stesso con messicani, centro americani e sudamericani che muoiono come mosche alla muraglia della frontiera messicana o nelle acque dell’Atlantico e del Pacifico?

5º Gli Stati Uniti possono prescindere dagli immigranti che coltivano vegetali, frutta, mandorle e altre squisitezze per i nordamericani? Chi spazzerà le loro strade, presterà servizi domestici e realizzerà i peggiori e meno remunerati lavori?

6º Sono giuste le retate di “senza documenti” che colpiscono anche i bambini nati negli Stati Uniti?

7º È morale e giustificabile il furto dei cervelli e la continua estrazione delle migliori intelligenze scientifiche e intellettuali dai paesi poveri?

8º Lei afferma, come ho ricordato all’inizio di questa riflessione, che il suo paese ha avvisato molto tempo fa le potenze europee che non avrebbe ammesso interventi nell’emisfero e a sua volta reitera la domanda di questo diritto, reclamando il diritto nello stesso tempo d’intervenire in qualsiasi parte del mondo con l’appoggio di centinaia di basi militari, forze navali, aeree e spaziali distribuite nel pianeta. Le chiedo: è questa la forma in cui gli Stati Uniti esprimono il loro rispetto per la libertà, la democrazia e i diritti umani?

9º È giusto attaccare a sorpresa sessanta e più angoli oscuri del mondo, come li chiama Bush, con qualsiasi pretesto?

10º È onorevole e degno investire milioni di milioni di dollari nei complessi militari per produrre armi che possono liquidare varie volte la vita sulla terra?

Lei dovrebbe conoscere prima di giudicare il nostro paese, che Cuba con i suoi programmi d’educazione, salute, sport, cultura e scienze applicate, non solo nel suo proprio territorio, ma anche in altri paesi poveri del mondo, e il sangue versato in solidarietà con altri popoli, nonostante il blocco economico e finanziario e le aggressioni del suo poderoso paese, costituisce la prova che si può fare molto con poco.

Nemmeno alla nostra migliore alleata, alla URSS, abbiamo permesso di tracciare il nostro destino.

Per cooperare con altri paesi gli Stati Uniti possono solo inviare professionisti vincolati alla disciplina militare; non possono farlo in altra forma perchè mancano di personale sufficiente disposto a sacrificarsi per gli altri e ad offrire appoggio significativo ad una paese in difficoltà, anche se in Cuba abbiamo conosciuto e hanno cooperato con noi eccellenti medici nordamericani.

Loro non sono colpevoli: la società non li educa in massa in questo spirito.

La cooperazione nel nostro paese non l’abbiamo subordinata ai requisiti ideologici, l’abbiamo offerta agli Stati Uniti quando l’uragano Katrina colpì duramente la città di New Orleans.

La nostra Brigata Medica Internazionale porta il nome glorioso di Henry Reeve, un giovane nato negli USA che ha combattuto ed è morto per la sovranità di Cuba nella prima guerra per la nostra indipendenza.

La nostra Rivoluzione può convocare decine di migliaia di medici e tecnici della sanità e può ugualmente convocare in massa maestri e cittadini disposti a marciare verso qualsiasi angolo del mondo per qualsiasi nobile proposito, non per usurpare diritti o conquistare materie prime.

Nella buona volontà e nella disposizione delle persone ci sono infinite risorse che non si trovano e non stanno nei sedili degli scanni.

Non emanano dalla politica cinica di un impero.

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Elezioni 2008. Quelle generazioni senza futuro cui i partiti chiedono il voto

Febbraio 23, 2008
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sabato 23 febbraio 2008
Imagedi Maurizio Mequio
Esiste in Italia un cospicuo numero di persone da tempo dimenticate. Persone che in altri Paesi e in altri momenti avrebbero costituito il nervo, l’alito di vita, della macchina Italia. I giovani, esclusi, emarginati, tartassati, oppressi: sono ancora loro il barlume di speranza della macchinosa Italia.
Macchinosa macchina da guerra che spara da anni su se stessa, sulle gambe dei propri figli. Una generazione che resta in piedi, s’arrampica pur di non cadere: delusa, sconcertata, s’arrangia, pensa e comunica nell’ombra, con un linguaggio diverso. Incomprensibile da Palazzo, Chiese, Caste.
Ora che s’avvicina il solito giro di boa elettorale i Partiti s’accorgono di loro. Vele e bandiere di diverse fazioni che si fanno belle alla ricerca di voti e cercano di vendere al meglio il proprio messaggio: promesse e poche prese di responsabilità. Ognuno di essi nasconde quel che ha fatto: i tradimenti del governo andato, gl’inciuci. Le battaglie dimenticate, perse, lasciate ancor prima di iniziare. E la legge Biagi? E i Pacs? E i nostri soldati? Sono temi o meglio parole, fatte uscire col sorriso, per pulirsi la coscienza e guadagnare voti. Ma dove sono i ragazzi? Chi sono i ragazzi? “Sono dei bambocci” risponderebbe un amico delle sinistre, “sono a casa dalla mamma”. Invece ci sono ben altre storie. Questa generazione, nata negli anni Ottanta, è la generazione più colta nella storia del nostro Paese, la più pacifista e tollerante. E’ una generazione “buona”, equilibrata, ma fino a che punto?
L’Italia apre gli occhi, oppure è alla ricerca di sassolini per far vibrare l’ago della bilancia? Campagne mediatiche, come al solito all’insegna del rincretinimento style, e sondaggi, per sondare questa fetta di voti, attrarli, analizzarli, bloccarli: ma se questa fetta di voti vedesse giusto? I venticinquenni di oggi, romantici e ‘‘neocontadini’’… E ora si spiega il dibattito sull’antipolitica: è così detta perché conviene, conviene un po’ a tutti tenere questi giovani lontano da questa politica. Neocontadini perché destinati a restare fuori dalle logiche del potere, romantici perché ancora illusi di poter un giorno avere un sogno. Che sia la rivoluzione, che sia avere una vita degna di questo nome.
Neocontadini che lavorano gratis per i nuovi padroni, invisibili anch’essi, ma riconoscibili e meno giovani. O giovani neocontadini che non lavorano, sono fortunati se lavorano gratis o per qualche giorno in un posto x, per la ditta y, ma sempre al massimo per 1000 euro al mese per un numero determinato di mesi. Ventenni e trentenni che non hanno terra di proprietà, né molto da arare. Non hanno una casa e sono fuori dai giochi. Laureati e diplomati per sport, per passare il tempo, come se neanche il tempo li volesse. In questa società frenetica dove tutti gli adulti affermati possono insegnare, legiferare, decidere a vita anche su ciò che non sanno, loro, i neocontadini, non possono protestare senza essere etichettati degli antipolitici, intolleranti o violenti.
E’ diffusa la voglia di non votare, di non sposare cause che hanno fatto male, ma perché? Perché l’inizio di Terzo Millennio ha abbassato i toni, ha fatto tornare nell’ombra i movimenti, le voci dal basso. Dai No Global a tutti quei giovani che hanno smosso qualcosa, il corteggiamento dei partiti ha solo spento gli entusiasmi, frenato i cambiamenti, snaturato le feconde nuove comunità giovanili. La politica ruotava attorno a un tema fondamentale: il lavoro. Oggi il lavoro non è cosa concessa e i giovani sono degli esclusi. Rifiutati dalla politica. E in un paese dove non si vogliono pagare le tasse né si deve eliminare l’assistenza, chi può sostenere le folli decisioni del regnante di turno? Chi se non quei ragazzi che hanno una vita davanti per rifarsi? E così tra chiacchiere da bar e nuovi impasti colorati, senza storia e senza punti di riferimento ideologici, la politica va lontano dalla politica, e i giovani, che politica fanno, restano lontani dalla politica nell’immaginario mediatico.
I giovani fanno politica perché aldilà dell’economia, che senza lavoro stabile è logica degli interessi, tra i temi per i quali questi romantici italiani di sinistra pretendono delle risposte c’è il sociale. E per sociale s’intende qualcosa di coerente con le idee di solidarietà, fraternità e uguaglianza, a livello nazionale e internazionale. Così punti spinosi, quali il rapporto con gli Usa, il Vaticano, l’immigrazione, l’integrazione non possono più essere liquidati dai Partiti come “appunti di programma”. E la cultura? La cultura è in Italia un soprammobile, l’Università è percepita dai ragazzi come un parcheggio e i metodi di giudizio, consacrati in tutte le istituzioni, anti-meritocratici e anti-innovativi decretano una guerriglia tra cultura/arte giovanile (tutta da scoprire, perché nascosta e forse clandestina) e cultura di Palazzo, antica e commerciale.
A meno di due mesi dalle elezioni una generazione non sa per chi votare, non sa dove potrà “approdare”, non sa se avrà un futuro, al contempo potrebbe essere vicina a una presa di coscienza “politica”. E se dall’analisi attenta di un classico “Non ci avrete mai!” avesse inizio una nuova politica, fatta di romanticismo, idee, lavoro e tante altre persone? Un comunismo moderno o quel che vorrà la storia, che, partendo da un principio condiviso dai giovani e condivisibile dagli adulti onesti, la circolarità del potere, darebbe fiato alla sinistra italiana, non tanto veltroniana o arcobaleno, alla politica italiana, che finalmente scoprirebbe un’alternativa al neodemocristianesimo-filoamericano, e al Paese tutto, che inizierebbe a scorgere il proprio futuro.