Archivio per la categoria ‘politica’

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Le persone prima dei profitti

Aprile 15, 2009

Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra

di Marco Piracci con introduzione di Maurizio Mequio

148 pp. 15,00€

Edizioni Lampi di stampa-Tutti autori/Red Point
“Non a caso oggi, non a caso in Italia, questo testo trova il suo naturale bisogno d’esserci. La desertificazione della voce opposta, la discriminazione dell’altro, la creazione ad arte di due realtà identiche che vogliono apparire leggermente ineguali, sono familiari al Belpaese che, uscito da Tangentopoli, si è scontrato con il Beltrusconismo. La crisi del comunismo italiano e l’abbassamento dei dibattiti sul diritto al lavoro, e sui diritti dei lavoratori, portano a guardare altrove, per riflettere su quel che sarà della nostra voglia di politica. Ed è così che ci si imbatte in una politica d’opposizione, fatta da gente comune, fuori dal Palazzo. La politica della sinistra inglese, la politica della minoranza. E si resta stupiti, spaesati, commossi. L’uomo del carbone che inventa lo sciopero, lo rianima, lo colora, è questa la nostra radice culturale. È questa la poesia alla quale ogni essere umano dovrebbe essere formato. Lui, il lavoratore stanco, che insieme ad altri colleghi esausti dal turno decine di metri sotto il livello del suolo, emerge dagli inferi e corre a prendere il treno, per raggiungere la manifestazione di altri operai, forse impiegati in un altro settore. Va lontano da casa, dalla sua città, a guadagnarsi la sua lotta, insieme ai compagni. Oppure l’immagine forte, viscerale, vitale, dei ragazzi chiusi nelle fabbriche, che infrangono la legge, quella disumana che impedisce loro di scioperare e danno vita al luddismo. Il “ludico” sfogo della classe operaia che, prima di andare in Paradiso, fa sentire la sua voce e distrugge le macchine del padrone. Poi si aprono gli occhi e si smette di sognare. È un amaro risveglio, quello di chi ha riposto le proprie speranze nel Laburismo di governo. Ed è ancora qui che Piracci richiama l’attenzione del lettore, portandola altrove. Lo conduce alla genesi continua e inaspettata dell’alternativa. Prima otto persone, poi tremila, poi duecentocinquantamila e poi ancora poche decine e poi migliaia: l’autore descrive con coraggio l’arcipelago dell’estrema sinistra d’Oltremanica. Dice: guarda anche lì e prova a specchiartici. Non contano i numeri per avere un deputato in Parlamento, è qualcos’altro a contare. La gente. Non è la politica che fa la gente, ma la gente che fa la politica”. Dall’introduzione di Maurizio Mequio

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Svimez: “Il federalismo rischia di creare una nuova Jugoslavia”

Ottobre 1, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Senza coesione fra macroregioni è in pericolo l’unità stessa dell’Italia»
Il ministro Tremonti Reuters

Esiste un profondo Sud anche in Italia e il federalismo leghista sembra dimenticarsene. E’ la Svimez a denunciarlo: «In assenza di processi di coesione tra le macroregioni italiane, il federalismo potrà addirittura finire col mettere a rischio l’unità stessa dello Stato-Nazione», facendo «intravedere con preoccupazione il fantasma della dissoluta Jugoslavia». Nino Novacco, presidente dell’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, gela il centrodestra con un appello chiaro: «Questa riforma gioverà poco al progresso del Paese se il Governo non avvierà contestualmente una strutturale e incisiva politica economica nazionale di sviluppo e coesione, finalizzata all’unificazione anche economica tra Mezzogiorno e Centro-Nord, ed a creare nelle aree deboli condizioni ambientali e infrastrutturali di geografia volontaria comparabili a quelle presenti nelle aree avanzate». Non bastano le rassicurazioni di Gasparri, che ieri ha aperto il convegno dei gruppi di Camera e Senato del Pdl sull’argomento: «Il federalismo serve soprattutto al Sud», ha affermato l’esponente di An. «Lasciando le cose immutate, il Mezzogiorno affonderebbe e ridiventerebbe terra di emigrazione soprattutto intellettuale».
Peccato che la stessa Svimez, lo scorso luglio aveva analizzato il divario tra le due Italie.
Dal suo rapporto sull’economia del Mezzogiorno erano emerse delle costanti: un Nord sempre a doppia velocità e un Sud già nel baratro. Negli ultimi 8 anni è andato più lento delle aree deboli europee: nel 2007 aveva fatto registrare un tasso di crescita fermo al 2%, quando la Spagna aveva tagliato il traguardo del 5,5% e la Grecia quello del 6,2%. Sempre lo scorso anno più della metà delle sue famiglie era a rischio povertà, rispetto al 28% di quelle del Centro-Nord. Una terra di nessuno dove trovare lavoro è sempre più difficile. Gli inoccupati, si evince dallo stesso documento, erano aumentati di 147mila unità, con un tasso di disoccupazione del 28%, a fronte del 6,9% riscontrato nell’altra parte del Paese. E, malgrado la miopia delle destre, il flusso migratorio interno non è un rischio, ma già un’abitudine, oltre che un inaffrontato dramma sociale: dal 1997 sono state oltre 600mila le persone che hanno lasciato le loro terre per salire-scalare l’Italia: tutti «giovani con meno di 45 anni e con titoli di studio medio-alti». Gli stessi laureati, da Roma in giù, non hanno trovano spazio «a conferma dell’incapacità del sistema produttivo meridionale di assorbire manodopera qualificata». Novacco nel suo appello assegna una parte delle responsabilità ai governi regionali: «A parte oggettivi sprechi delle singole gestioni, e gravi loro limiti anche nella valorizzazione delle risorse assegnate dall’Ue, le regioni meridionali non sono apparse capaci di trovare una loro unità né formale né sostanziale», ma al contempo si sofferma su quelle del governo centrale: «Lo Stato sembra essersi spogliato dei poteri decisionali relativi ad interventi di riequilibrio strutturale del territorio, possibili attraverso interventi eccezionali, analoghi a quelli che – per alcuni pochi decenni dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale – furono possibili nel Sud per rimuovere gli squilibri con il Nord». E spiega: «E’ stata la scelta territorialistica e federalistica implicita nei mutamenti introdotti nel 2001 nel Titolo V° della Costituzione, condivisi da troppi con leggerezza o per demagogia, all’origine della spinta verso un cosiddetto federalismo fiscale» che ora «rischia di creare una istituzione propriamente federalistica». Con tanti saluti all’Italia unita.

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Le riflessioni di Fidel Castro Ruz -Da Granma International

Settembre 28, 2008

L’autocritica di Bush

In un breve discorso di 15 minuti, il Presidente degli Stati Uniti ha affermato cose che in bocca a qualsiasi avversario sarebbero state definite atroci e ciniche calunnie contro il sistema economico del suo paese, che lui ha chiamato “capitalismo democratico”. Read the rest of this entry ?

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Veltroni divorzia da Silvio e promette battaglia sulla legge elettorle

Settembre 16, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Scuole che aprono, scuole che chiudono. Succede a Cortona, dove terminano oggi i cinque giorni di tentate “lezioni politiche” organizzate dal Pd. Ieri è stata la volta di professor Veltroni. Summer School gremita di giornalisti, oltre che da giovani rampanti aspiranti “Super Dem Men”. Walter si denuda delle vesti di amico di Silvio e sferra la promessa di «una bella opposizione in parlamento» sulla proposta delle destre per la legge elettorale alle prossime europee. «Noi non siamo capaci di accordi segreti – ha detto il segretario democratico – anzi abbiamo orrore di queste cose. Facciamo quello che diciamo, e la nostra proposta di legge prevede il voto di preferenza e una soglia del 3%». Una ventata di costituzionalità, rispetto ai piani del Premier (soglia al 5 % e nessuna possibilità di indicare il proprio candidato per i votanti), oppure solo un balbettio d’apertura nei confronti di Udc e/o Rifondazione? Veltroni sembra convinto: «La legge del centrodestra vuole penalizzare qualche partito, con quella soglia, e i cittadini, con l’abrogazione della preferenza. Ci opporremo per non dare ai capi dei partiti la possibilità di scegliersi anche i parlamentari europei…». Poi attacca il piano del governo su Alitalia: «Accolla tutte le passività della compagnia di bandiera sui contribuenti e massimizza gli esuberi». Oltretutto con uno «stravolgimento delle regole in favore di imprenditori privati». Poi da “caro” maestro (unico?) dà una bacchettata leggera ai sindacati, per poi strizzargli l’occhietto: «Hanno sbagliato a dire no ad Air France, ma a questo punto fanno bene a tutelare i diritti dei lavoratori. Qui non stiamo parlando dei piloti ma di persone che vivono con 1000-1300 euro al mese». Rimprovera Berlusconi: «Che chiuda questa vicenda rapidamente, altrimenti riapra le procedure. Ora ci sono delle condizioni nuove e altri soggetti internazionali potrebbero essere interessati a farsi avanti». Come a dire che questa destra meriterebbe un 5 in condotta, senza possibilità di appello: «Ha precipitato l’Italia e Alitalia in un pasticcio: era un problema risolto e lo ha riaperto gestendolo in modo dilettantesco e irresponsabile». Per Silvio III sembra dunque arrivata, come una doccia fredda, l’ora della bocciatura ufficiale anche da parte del Pd: «Noi ci siamo fatti il fiato non per i 100 metri, ma per una gara di mezzofondo. I fuochi d’artificio stanno finendo e le persone stanno cominciando a capire», afferma il leader dell’”opposizione”. Sul fatto che Berlusconi citi sondaggi favorevoli: «Dimostra che la luna di miele è bella che finita». Fa il punto della situazione e ricorda che «l’economia è ferma», come la stessa scuola pubblica: «I pesanti tagli ne mettono in discussione le possibilità di educare i ragazzi». C’è spazio per un pensiero a chi lo ha preceduto (anche come professore) nel vecchio centrosinistra. Veltroni commenta la nomina di Romano Prodi a inviato dell’Onu in Africa: «Penso sia la persona giusta, non solo per le sue competenze, ma anche per le relazioni che ha saputo costruire in questi anni. Ora il continente africana dovrà diventare una scelta strategica sia per l’Unione Europea che per l’Italia».

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Vicenza, Berlusconi no al referendum. Pannella: assurdo, atto di democrazia

Settembre 9, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

«La consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna», queste le sibilline parole contenute nella lettera firmata “Silvio Berlusconi” e arrivata venerdì scorso nelle mani del sindaco di Vicenza, Achille Variati. Secondo il premier il referendum del 5 ottobre sulle sorti del raddoppio della base americana sul territorio veneto «avrebbe una pesante ricaduta perché si porrebbe in diretto contrasto con l’azione del governo, e con le valutazioni della magistratura. Rischierebbe, infine, di fomentare ulteriori tensioni interne ed esterne non facilmente prevedibili». Una presa di posizione che ha lasciato in molti perplessi, anche perché scoccata alla vigilia di una manifestazione movimentata, quella del Comitato No Dal Molin di sabato, e poche ore dopo le cariche della polizia a dei pacifici ragazzi che cercavano di alzare una piccola torretta di controllo sull’area demaniale dell’aeroporto. Marco Pannella, storico esponente dei radicali, ieri ha commentato la vicenda: «Da una vita credo che nessun referendum possa essere ritenuto inopportuno o pericoloso. Al contempo so che le mie parole non sono un dogma. Che siamo nel mondo della politica, un mondo in cui si valuta di volta in volta. Scusate, ma con che frequenza la corte costituzionale ha operato veri e propri colpi di Stato? Berlusconi ha dimostrato di essere solo l’ultimo di una serie. Uno dei tanti che hanno provato a ostacolare importanti momenti di democrazia». Secondo il radicale il problema è alla radice: «Più volte la camera dei deputati legifera in direzione opposta alle richieste di consultazione popolare e lo fa all’unanimità. Destra e sinistra insieme. E’ una caratteristica italiana. Nel caso specifico, la responsabilità è di tutti coloro che non hanno spostato la discussione a Roma. Si dice la propria solo quando mancano degli accordi, senza aver prima fatto delle vere battaglie in parlamento. I partiti di sinistra dove erano gli scorsi anni? Non ci chiedono nulla, poi come al solito ci troviamo costretti a dare una mano a tanti buoni a niente». Sul Dal Molin: «Sono contrario all’ampliamento della base, ma in questo caso non per pacifismo, per opportunità. Nel senso che la mia posizione personale non è dovuta a un antiamericanismo, ma alle esigenze della cittadinanza. Il discorso mi interessa perché è legato al territorio, alle persone, ma credo anche che oramai non ci sia più tempo. Gli accordi internazionali vanno stilati nelle sedi giuste, in quelle sedi le stesse persone che ora difendono i manifestanti non si sono fatte sentire. E’ in questo modo che si mandano “a culo” dei risultati». Intanto a Vicenza il Comitato No Dal Molin denuncia: «C’è un filo logico tra la lettera di Berlusconi e le cariche della manifestazione», afferma Marco Palma del Comitato No Dal Molin. «Pressioni politiche e repressione sono tutte opere del governo centrale. Stanno tentando di far saltare tutto, costruendo dall’alto un clima di terrore diffuso. La nostra preoccupazione resta la stessa: che i lavori inizino in segreto. Perché caricare delle persone per una innocua torretta? Perché si temono occhi indiscreti». Le persone ferite ora stanno meglio: «E’ andata bene da questo punto di vista, ma è stato pesante. Ognuno può vedere cosa è successo su Internet. Botte al volto, sulla schiena, sulle gambe. D’altra parte il governo otterrà solo degli effetti contrari: la gente sta continuando ad appoggiarci. Partecipa al nostro Festival e si è resa disponibile per le prossime iniziative di protesta. Mercoledì accoglieremo con rumore il ministro Bondi e per sabato prossimo abbiamo organizzato una grande mobilitazione che partirà dal centro della città fino a arrivare al Dal Molin. Abbiamo intenzione di fare un sopralluogo pacifico». Sull’importanza del 5 ottobre: «I cittadini sono chiamati a rispondere se vogliono che il comune avvii la procedura di acquisto del terreno per un uso civile, oppure no. Variati è stato eletto per questo, per tutelare questa data. La vittoria del sì sarebbe l’affermazione della dignità della cittadinanza. Sarebbe la risposta ai diversi tentativi di negazione della libertà di espressione e della partecipazione sulle scelte che riguardano il territorio». Gli esponenti locali del Prc denunciano un rischio astensionismo: «Il sindaco ha parlato di un quorum a 35mila abitanti, quando per questo tipo di consultazioni non esiste un numero di votanti che renda valido il voto», afferma Ezio Lovato. «Vicenza ha sole 105mila anime e visti i dati delle ultime partecipazioni in materie referendarie… inoltre il comitato del Sì ha fatto il suo ennesimo ricorso al Tar. Ci vogliono cassare». Emilio Franzina, consigliere provinciale, si è detto pronto a chiedere le dimissioni dell’attuale questore per i fatti di sabato: «Nella sua documentazione ha giustificato la violenza con l’opposizione dei manifestanti. Dice che le forze dell’ordine sono intervenute perché si sarebbe calato del cemento. Non mi sembra che in Italia, un paese dove molti fanno le leggi per risolversi le loro magagne, siano già previste le bastonate per questo tipo di abusi edilizi. Attenzione: non vorrei che si stesse puntando il dito sull’ordine pubblico, per chiedere lo scioglimento del consiglio comunale».

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Milano, apre Cuore Nero la polizia carica

Settembre 8, 2008
M.M.

A Milano era il giorno di Cuore Nero. Il “nuovo” natale di un circolo di estrema destra. E’ stato, invece, il giorno di Costante Ranzini e della carica della polizia contro un presidio dei centri sociali e del comitato antifascista, nel piazzale del Cimitero Maggiore. I ragazzi protestavano per la riapertura del centro, quando l’anziano esponente della Lega, con camicia nera e foulard nero, gli è passato davanti. La polizia gli ha chiesto di allontanarsi, lui si è rifiutato e i manifestanti sono avanzati. Ne è scaturita una prima carica delle forze dell’ordine. Poi Ranzini ha deciso di andarsene, ma gridando: «È una piazza libera». Allora la seconda carica, con tanto di manganellate e bottiglie di vetro rotte. Nella tensione generale la conferenza stampa inaugurale delle teste rasate è saltata, ma la risposta, candida, di Cuore Nero è arrivata via comunicato: «A chi serve ribadire che siamo un circolo neofascista? Per carità, non è che ce ne vergogniamo, ma ci sembra di cogliere della malafede».

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L’Italia di Sbilanciamoci!

Settembre 8, 2008

Welfare, lavoro e ambiente
Le 100 proposte alternative alla Finanziaria di Tremonti. Pace vs militari, Kyoto vs grandi opere
Maurizio Mequio
Liberazione, 7 settembre 2008
Cento proposte, chiare e decise, per un nuovo modello economico. Questa la risposta al centro-destra delle 50 organizzazioni che hanno partecipato alla campagna Sbilanciamoci!. Una vera contro-finanziaria, presentata nella giornata di chiusura della VI edizione del forum “L’impresa di un’economia diversa” a Torino. «Con Berlusconi si è affermata l’anacronistica politica economica che colpisce la sanità, l’istruzione, le politiche sociali e i servizi offerti dagli enti locali», ha dichiarato Giulio Marcon, portavoce della campagna. «Noi, invece, rilanciamo un modello di sviluppo fondato sull’equità sociale, sulla sostenibilità ambientale, la pace e la solidarietà internazionale». Al seguito della presentazione del documento è stata promossa anche una giornata di mobilitazione popolare per il prossimo autunno, il “Tax Justice Day”.
Un piano, quello offerto da Sbilanciamoci! che ha tutt’altra storia rispetto ai 30 miliardi di euro di tagli previsti nei prossimi tre anni da Tremonti. Niente centrali nucleari, insicure e costose (a fronte di una spesa di 30-50 mld di euro sarebbero operative solo nel 2030), niente grandi opere pubbliche di difficile attuazione (il progetto Matteoli prevede 14 mld di finanziamenti per il triennio 2009-2011, ponte sullo stretto e ripresa dei vecchi progetti), addio militari in città e nelle missioni non autorizzate dalle Nazioni Unite. Qui si è puntato forte, invece, su welfare, scuola, lavoro, integrazione e energie alternative.

Welfare

Per il sociale è previsto un aumento dei finanziamenti. Un milione per 3mila nuovi asili nido nel 2009, una quota capitaria per le politiche sociali, un miliardo per il fondo per la non autosufficienza e un altro miliardo per l’introduzione dei Liveas (livelli essenziali di assistenza). Per l’emergenza casa, invece: cento milioni per il sostegno agli affitti per le classi a basso reddito, un miliardo per il rilancio dell’edilizia popolare e degli interventi per migliorare il mercato immobiliare dei cittadini stranieri. Inoltre è richiesta la chiusura dei Cpt, con un risparmio per il solo 2009 di 196 milioni di euro e l’utilizzo dei 100 milioni stanziati per i militari in città, per progetti interculturali e per garantire anche ai rom soluzioni abitative più dignitose. In materia di sanità è ritenuto fondamentale riconoscere la Carta europea dei diritti del malato, per valutare omogeneamente la qualità dei servizi. Si propongono l’aumento delle indennità di invalidità civile e di accompagnamento e la revisione dei livelli essenziali di assistenza.

Scuola, università
e ricerca

Decisa virata a favore degli studenti: garanzia di borse di studio universitarie per tutti gli idonei, 200 milioni in più per gli alloggi, ritiro dei 7mld di tagli previsti da Gelmini & Co nei prossimi tre anni per la scuola pubblica e l’istituzione di un fondo che garantisca l’innalzamento dell’obbligo scolastico. Niente Università-Fondazioni e niente fondo da 732 milioni per le scuole private, ma maggiore attenzione al rispetto della normativa 626 nell’edilizia scolastica.

Giustizia e legalità
Si chiede la revoca della cancellazione di Secit e Alto Commissariato per la lotta alla corruzione, il rilancio dei controlli sull’evasione fiscale e una tassazione più equa che preveda la rimodulazione delle aliquote in senso progressivo. E’ prevista la tassazione di tutte le rendite al 23%, delle transazioni finanziarie speculative, della pubblicità, la reintroduzione della tassa di successione per importi superiori ai 500mila euro, l’aumento di quella sul porto d’armi e sui diritti televisivi e un superbollo da 2mila euro per i proprietari di Suv.

Sviluppo economico, lavoro
Quattrocento milioni per creare occupazione nelle aree sottoutilizzate, il varo di fondi di social venture capital per piccole imprese sociali, un miliardo alle imprese sotto forma di credito di imposta per l’assunzione a tempo indeterminato di 250mila co.co.pro, incentivi per l’assunzione dei ricercatori: queste sono solo alcune delle novità presenti nel documento. Sono previsti anche 700 milioni di euro per l’istituzione di un’indennità sociale di disoccupazione e la cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva per co.co.co e co.pro nella misura del 90%. Poi, tagli netti al costo della politica sul modello spagnolo e sostegni importanti a editoria non profit, associazionismo, microcredito e economia equo e solidale.

Ambiente
L’obbiettivo principe è quello di far applicare il protocollo di Kyoto, con la riduzione del 20% delle emissioni di Co2 per il 2020 e il raggiungimento del traguardo del 20% per la produzione energetica da rinnovabili. Sulle infrastrutture si punta sull’ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso. Sono previsti forti investimenti per la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane e il rilancio e la riforma del trasporto pubblico locale. Inoltre è promossa l’istituzione di un fondo per la lotta alle ecomafie e un piano nazionale sulla biodiversità.

Pace e solidarietà internazionale
La ricetta è: tagli alle spese militari e investimenti nella cooperazione allo sviluppo. Si propone una riduzione degli organici delle forze armate a 120mila unità, il ritiro delle truppe in Afghanistan e il vincolo dell’utilizzo delle caserme dismesse ad usi civili. La cancellazione del debito e l’impegno al raggiungimento entro il 2015 dello 0,7% del Pil per l’aiuto pubblico allo sviluppo.

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Il presidente della Camera sconfessa La Russa

Settembre 4, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Migranti, Fini apre
al diritto di voto
Ma lo fa a modo suo
Ignazio La Russa ieri ha detto che il voto ai migranti non è all´ordine del giorno

Anche da presidente della Camera, Gianfranco Fini apre al diritto di voto agli immigrati. Lo fa, ovviamente a modo suo, cioè come aveva fatto da presidente di An. Ma lo fa in un contesto particolare, alla festa nazionale del Pd a Firenze, nella casa di colui, Walter Veltroni, che ha riaperto la discussione solo qualche giorno fa, scrivendo una lettera proprio a Fini. Un’apertura alla An, dicevamo: «Il diritto di voto agli immigrati non deve essere visto né come un’ipotesi sciagurata, né come garanzia assoluta di integrazione. – ha detto il presidente della Camera – Gli immigrati però devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri, cioè avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi, pagare le tasse, insomma dimostrare di volersi davvero integrare». L’appoggio, o quello che sarà, all’iniziativa di Veltroni e Livia Turco (dare il diritto di voto alle amministrative per i migranti presenti sul territorio italiano da almeno 5 anni) da parte di Fini sarà quindi subordinato a una serie di condizioni. Pur sempre un passo in avanti rispetto all’intransigenza della Lega o a quanto detto solo poche ore prima da uno dei colonnelli di Fini, il ministro La Russa: «Non apriremo un cantiere per il quale per due anni la sinistra non ha messo nemmeno un mattone» ha detto La Russa al termine della riunione con i coordinatori regionali di An. E ha poi puntualizzato: «Il diritto di voto agli immigrati non è all’ordine del giorno, oggi la priorità è la lotta all’immigrazione clandestina». La Russa si era forse dimenticato di quando il suo leader Fini diceva che «i tempi sono maturi per discutere di diritto di voto, almeno amministrativo, per le persone immigrate». Era il 6 ottobre 2003, Fini era vicepresidente del consiglio. Ma ancora lo scorso 7 aprile, in una conferenza stampa dopo aver visitato il cpt di Ponte Galeria, spiegava di non aver cambiato idea: «Non è questione di accantonare o meno questa proposta. E’ evidente che con la Lega la pensiamo in modo diverso». Un muro taggato Pdl sulla proposta veltroniana era stato costruito, già lunedì scorso. Risposte a caldo che sapevano di barricata. Così si era espresso Maurizio Gasparri: «Non ci sono in Parlamento numeri e condizioni per un cambiamento della Costituzione, al quale sono peraltro sempre stato contrario. Chi resta più di dieci anni in Italia può fare domanda e se diventa cittadino ha pienezza di diritti. La solidarietà non ha nulla a che vedere con il voto». E L’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli gli aveva dato man forte: «Questa era una delle promesse elettorali del Pd. Una proposta sonoramente bocciata dagli italiani con il loro voto. Veltroni aspetti di vincere le elezioni per riproporla. Ma se proprio vuole provi a parlarne con Obama». La sorpresa è arrivata da Pier Ferdinando Casini, che si è detto «pronto» a discutere: «Non è giusto discriminare gli immigrati sul voto alle amministrative. Ogni atteggiamento diverso da quello di riconoscere questo diritto è un atteggiamento lievemente razzista». Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, si è dichiarato «totalmente d’accordo» con la sollecitazione di Veltroni e ha affermato :«Tra l’altro sarebbe il primo gesto e atto civile di una legislatura e di un governo che, per tanti versi, ha mosso i suoi primi passi in modo incivile». Una sola pecca nel testo veltroniano, secondo la Cgil: «Non convince la proposta di legge costituzionale di riforma dell’articolo 48 della nostra Costituzione», afferma Pietro Soldini. «E’ una posizione vecchia e sbagliata, sulla quale si è incagliato questo tema negli ultimi dieci anni».

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Cantù, numero verde per delazioni anonime

Settembre 3, 2008
di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Vedi un “negro”?
Magari è clandestino
Chiama il Comune
Reuters

E’ straniero? Sembra sospetto? Denunciatelo! E’ Tiziana Sala, sindaco leghista di Cantù (provincia di Como) a chiederlo alla cittadinanza. Sarà facile, basterà chiamare un numero verde e, anche restando nell’anonimato, i vigili si metteranno sulle tracce del malcapitato. Giovedì scorso il consiglio comunale canturino ha messo in atto ciò che era previsto nel decreto Maroni: autonomia e creatività dei sindaci. Peccato che gli sforzi creativi abbiano trascurato alcuni particolari, non irrilevanti. La delibera intitolata “provvedimenti contro la permanenza degli stranieri clandestini sul territorio” prevede l’istituzione di un ufficio comunale da inserire all’interno del comando di polizia locale. Le persone che vi lavoreranno saranno investite del ruolo di “agenti antimmigrazione”, con tanto di formazione professionale prevista. Sarebbero garantite una, due “ronde” a cadenza settimanale, di verifica delle segnalazioni ricevute. Ma qual è il limite tra «un invito alla partecipazione politica della cittadinanza», come si è giustificata la Sala, e una richiesta di diffidare dall’altro, perché straniero? Stefano Galieni, responsabile immigrazione del Prc, risponde: «C’è una gara in atto tra amministratori locali di centrodestra e centrosinistra a chi inventa la migliore ordinanza xenofoba. Il sindaco di Cantù è in buona posizione. Si teme che qualcuno si impegni per sorpassarlo a destra. Dal punto di vista prettamente giuridico il reato, o presunto reato, si denuncia se lo si vede. Credo che essere presenti su un territorio, passeggiare, chiacchierare, non sia ancora considerabile come prova di reato». Il rischio è evidente, è quello di incentivare la popolazione al razzismo. Di condurlo al sospetto. Ma Il sindaco di Cantù giudica positiva la sua invenzione: «Nel nostro territorio sono presenti troppi immobili affittati a clandestini. In queste case l’illegalità deborda. Dallo spaccio alla prostituzione, sono tutti reati da perseguire. Noi vogliamo essere d’aiuto alle forze dell’ordine». Sul documento comunale si legge che «il provvedimento perseguirebbe l’obbiettivo di combattere lo sfruttamento di gente animata da principi onesti ma che, per via del suo irregolare stato di permanenza sul territorio ospite, si trova esposta alla mercè di persone disoneste e pronte ad approfittare della situazione». Poi però si associa la lotta allo straniero alla lotta agli affitti in nero. Anzi l’una agevolerebbe le famiglie italiane sul tema forte della casa: «La collaborazione tra enti locali e cittadinanza creerà le condizioni per cui le persone oneste e che lavorano regolarmente non vedano i proprio diritti ingiustamente sviliti da situazioni di irregolarità e disonestà». E si fa preciso riferimento «al lavoratore dipendente che non riesce a prendere in affitto una casa per sè e la propria famiglia ad un costo ragionevole perché il proprietario preferisce affittare irregolarmente la stessa abitazione a stranieri irregolari disposti a pagare più del dovuto e di abitare magari in 7 o 8 in uno spazio abitativo adeguato a non più di 3 o 4 persone». Il rischio è quello di fomentare un’ondata di “razzismo” anonimo. E per quanto il comune si sia affrettato a spiegare che le forze dell’ordine «prenderanno i riferimenti di chi chiama, ma ne tuteleranno l’identità», qualcosa continua a non tornare. Alessandro Gilioli, un giornalista, ha fatto un esperimento e lo ha raccontato sul suo blog: «Il numero verde non esiste ancora, ma solo per motivi tecnici. Già adesso si può fare la segnalazione allo 031717411, il centralino dei vigili. Io l’ho fatta – falsa ovviamente – da numero anonimo, senza dire chi ero e dicendo una via a caso presa su Google Maps. “Ho visto un negro che vendeva chincaglieria, per me quello il permesso di soggiorno non ce l’ha, andatelo a prendere”».

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L’esercito mette al bando la sicurezza

Agosto 24, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Affida ai privati la vigilanza dei depositi di armi
Foto Reuters

Le armi dell’esercito italiano nelle mani degli istituti di vigilanza privata. E’ il sito Internet dell’esercito a spaventare – veramente – la cittadinanza in materia di sicurezza. Un bando di gara su tutti, quello pubblicato il 19/06/08 “Appalto per Servizio di vigilanza esternalizzato a favore di strutture militari”. Luigi Marco Comellini, responsabile del dipartimento rapporti con le Forze armate della Dc, denuncia: “Nei depositi non ci sono caramelle, ma bombe a mano, mitragliatrici, laser illuminanti, proiettili e esplosivi. Affidarli alle guardia giurate mette a rischio tutto il Paese”. Lo Scalilli/Corleone di Palermo, il deposito di Cecina, quello di Bari e il Nera Montorsini, sono tra i 10 siti di tipologia A1 da sorvegliare: “Sono tutti ubicati nel centro-sud e isole, – spiega il maresciallo – alcuni in prossimità di località ad alto interesse turistico o grandi città. Mi chiedo perché i militari siano stati messi a controllare le fermate della metropolitana e non siano stati utilizzati per questi depositi. Per lo più è noto che in passato si siano verificate delle violazioni nell’accesso a queste strutture”. La polemica era iniziata nel gennaio 2003, quando Martino rispose: “Sarà per poco tempo”. Da allora il servizio è stato rinnovato fino ad oggi. Il bando da 1.600.000 euro, iva esclusa. Non è l’unico del genere, altri, usciti nei mesi di luglio e agosto, hanno riguardato le aree del Nord. Sono appalti che coprono tre mesi, da ottobre a gennaio 2009: “Una volta questo servizio veniva fatto fare a chi svolgeva il servizio di leva, poi è stato esternalizzato. Dare a persone non preparate la possibilità di accesso a certe informazioni non è sicuro. Inoltre nei vecchi bandi erano previste cinque unità per sito, ora saranno ridotte a tre”. In allegato ai bandi, sono stati messi a disposizione di tutti i disciplinari tecnici: “E’ incredibile – risponde il maresciallo – ognuno ora potrà presumere che un vigilante resterà all’ingresso a controllare gli accessi e due saranno di ronda. Se si conoscessero anche le misure dei depositi, si potrebbe calcolare quanto impiegano le guardie a fare il loro giro di controllo”. Ma i militari che fine hanno fatto? “Si calcola servano ancora 10-15.000 unità. Quelli impiegati nelle città hanno fatto clamore e per me sono serviti, ma erano pochissimi. Per la vigilanza dei siti A1 in tutto verranno spesi quasi 6.500.000 euro. Con gli stessi soldi si sarebbero potuti stabilizzare i precari. I volontari a ferma breve. Avremmo dato lavoro a 350 persone formate e cresciute nell’esercito e sarebbero state garantite ben 35 unità per deposito”. Sui tagli alle forze dell’ordine: “Tre miliardi in meno a polizia e militari, si è scelto di spendere per le armi. Sotto il governo Prodi sono stati acquistati due sommergibili e ancora oggi si punta su nuove tecnologie e giocattolini inutili, basta pensare alle decine di caccia MX, poi messi sotto sequestro. Erano bare volanti. Anche i servizi di riparazione dovrebbero essere assegnati ai militari. Smettiamola di regalare danaro a Finmeccanica”. Lo chiamano “il maresciallo che difende i diritti”, ma quanto costano certe prese di posizione? “Sono sotto inchiesta e come me tanti altri. Io parlo perché ho scelto di fare politica. Sono sospeso dal servizio da quando mi sono messo in malattia, un anno fa”. Dire ai giornali che qualcosa non va costa caro. Lo sa bene Comellini che chiese maggiori diritti sindacali e regole trasparenti sull’avanzamento di carriera. Lo sanno Guido Guasconi, maresciallo dell’aviazione, che denuncia le paghe spropositate elargite nella missione in Libano, e Amedeo Berdozzo, tenente colonnello dei carabinieri, che “difendendo l’onore” delle forze dell’ordine, si dichiarò favorevole alla commissione di inchiesta sui fatti di Genova. Tanti altri come loro: tutti puniti…