Archivio per la categoria ‘altro sport’

Audizione al Senato del ministro: «Su Roma-Napoli errore a monte. Quel treno non doveva partire»
Settembre 12, 2008
L’osservatorio dà le pagelle agli Ultrà: romanisti e napoletani i più cattivi
Settembre 6, 2008
L’Italia entra in vasca
Agosto 10, 2008| Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione |
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Nella “Chinatown” romana a parlare di Tibet e sport davanti alla tv. Che non va
Agosto 10, 2008| di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione | |||||
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Beijing 2008, si parte
Agosto 9, 2008| Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione | |
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Beijing 2008, si parte. E’ l’Olimpiade delle incongruenze, ma è pur sempre un’Olimpiade. Cielo terso, minaccia pioggia e contiene smog: non gli si sparerà per far esplodere le nuvole, come vagliato dai tecnologici signori del meteo cinesi, ci saranno solo fuochi d’artificio. Una cerimonia in grande, che nasconde e propone un grande Paese. Del resto in vetrina ognuno ci mette quello che vuole. Ore 8 di sera del giorno 8 dell’ottavo mese dell’anno 2008, l’orologio di Piazza Tienanmen non poteva rendere migliore omaggio a una cultura che in questo numero ritrova il perfetto risultato dell’interazione cosmica di Yin e Yang. Otto sono le forze della natura e otto è il numero degli immortali della mitologia made in China. |

Petrucci contro Meloni&Gasparri
Agosto 7, 2008| Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione | |
| «Perché lo sport deve sostituire la politica?» |
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Camorra e Chinaglia volevano la Lazio
Luglio 23, 2008di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Giorgio Chinaglia calciatore: un toro che guardava dritto la porta e la bucava, 98 reti in maglia biancoceleste e uno scudetto. Una testa calda, ma certamente un trascinatore. Tutt’altra cosa l’uomo, ancora una volta protagonista, in negativo, dell’inchiesta sulla scalata alla sua ex squadra. Sono dieci le ordinanze di custodia cautelare emesse ieri dall’autorità giudiziaria, a due anni dalla prima ordinanza di fermo per estorsione e aggiotaggio ai danni di “Long John”. Tre latitanti, tra i quali ovviamente Giorgione – lavora, vive e fa finta di niente in America – e sette arresti, tra i quali spicca il nome di Giuseppe Diana, boss dei Casalesi.
Un’indagine aperta dalla procura antimafia di Napoli e poi girata alla procura di Roma, che ha svelato il primo tentativo camorristico di entrata nel mondo del calcio. Diana, già in regime di 41 bis nel carcere di Opera, condannato nel processo Spartacus l’aprile scorso, è ritenuto elemento chiave della vicenda. A lui il compito di «far fruttare il danaro proveniente dalle attività illecite». Milioni che sarebbero arrivati dall’Ungheria, non da un’importante casa farmaceutica – come raccontava Chinaglia ai tifosi – ma dai loschi traffici di Diana e del gruppo di Mondragone. La società Eco 4 spa , che faceva riferimento alla famiglia Fragnoli, avrebbe girato all’estero i proventi della raccolta di rifiuti, legali e non, della quale era affidataria sul litorale domizio, da qui i soldi passavano in Svizzera per poi essere reinvestiti in Italia. Lo spiraglio per riportare a casa la “grana” doveva essere il malato mondo del pallone. Inizialmente si è pensato al Lanciano (serie C), poi è stata la volta della Lazio. Ma come entrare velocemente in possesso di una società quotata in Borsa? Ecco mitizzato un finanziere ungherese, strumentalizzata una frangia di tifosi estremisti e servito l’assist per il clamoroso ritorno in campo di Chinaglia. Questa volta senza maglia numero 9, ma nei panni di “manager dell’orrore”. A interrompere la realizzazione del “Mafia Football Club” e a salvare la Lazio ci ha pensato la magistratura. «Non abbiamo mai smesso di indagare – spiega la Guardia di Finanza – siamo riusciti ad individuare una grossa somma, circa 24 milioni di euro, frutto di attività illecite, pronta per essere investita nella scalata alla Lazio. Finora di questa somma sono stati recuperati e sequestrati 2 milioni di euro. Il loro principale obbiettivo era quello di far leva sul “cuore” biancoceleste. Per questo si sono affidati a Chinaglia, l’unico che potesse far da tramite tra loro e una parte della tifoseria. Sono state le anomale oscillazioni in Borsa del titolo, dovute alle uscite pubbliche di Chinaglia a mettere in moto la magistratura. L’ex calciatore avrebbe ricevuto dal clan 700mila euro per prestare la sua faccia a tutta l’operazione». In carcere sono andati anche un bancario, un commercialista e un avvocato. Non mancava niente all’organizzazione per far credere alla gente laziale di essere di fronte al miracolo, al nuovo Cragnotti. Gli stessi Irriducibili in carcere con l’accusa di estorsione e minacce a Lotito «sarebbero estranei a questa seconda tranche dell’inchiesta». Non conoscevano chi ci fosse dietro al loro beniamino e forse non conoscevano nemmeno il Giorgio Chinaglia uomo.

Italia-Spagna: “Amico Zapatero, lo sai che gioca Cassano?”
Giugno 20, 2008
di Maurizio Mequio (pubblicato su Dazebao L’informazione online)
Spagna-Italia non deve essere una sfida, uno scontro. In campo due nazioni gemelle, che per anni hanno visto una forte amicizia tra i loro popoli. Invece sembra caricarsi del confronto politico, culturale ed economico. Nessun rischio sicurezza, è bene dirlo. Ma in palio non c’è il primato mediterraneo. Poco importa che il Pil procapite spagnolo abbia superato quello italiano o che il Pil assoluto veda ancora in vantaggio il Bel Paese. Poco importa che la crescita economica dei nostri gemelli viaggi da dieci anni ad una media del 3% o che le sue soluzioni in termini di occupazione, sicurezza e pari opportunità siano molto più soddisfacenti di quelle adottate nel nostro territorio.
Che il tenore di vita spagnolo abbia raggiunto quello italiano e che infrastrutture, welfare, scuola e sanità siano ulteriori temi a vantaggio del sistema spagnolo è oramai un dato di fatto. Possiamo riderci su, canticchiando la canzone, sempre attuale, del comico Maurizio Crozza: “Ma porchè, ma porchè, ma porchè, ma porchè aqui non c’è: Zapatero, Zapatera, l’un per cento de tu carisma me serve aqui, Zapatero, Zapatera…” Oppure potremmo goderci una sana partita di pallone, sapendo che dall’altra parte ci sono gli amici di sempre. Quella popolazione più simile a noi in questa strana, divisa, differente Europa. Il calcio… enigmatico affare, roba non più dei tifosi, nemmeno quando a scendere in campo ci sono le nazionali. Quando si sciolgono i “pregiudizi” legati al tifo da club. Quando un milanista tifa per un interista ed un laziale per un romanista. Quando a vedere la partita non ci sono solo gli abbonati, ma forse anche i loro genitori, i loro figli e quelli che della sfera di cuoio solitamente si disinterssano. Eppur resta qualcosa di umano in questo sport, lo si teme, lo si nasconde, lo si caricaturizza, ma c’è. Se si filtrano tutte quelle riproduzioni dei paradossi contemporanei, da anni impiantati nel mondo del calcio, e non parliamo del doping, delle intercettazioni, dei falsi in bilancio e delle cupole -sarebbe troppo facile-, ma di quegli inspiegabili casi che l’Europeo mostra, bhè qualcosa di umano persiste. E’ inspiegabile la drammatizzazione dei media su una “possibile” motivazione di intolleranza religiosa su un “possibile” scontro tra tifosi croati e turchi “nel caso” in cui la loro sfida stasera andasse male (?). E’ umano ed esemplare, invece, l’atteggiamento degli olandesi qualificati, contro la Romania. Ed è’ umano che Italia e Spagna, con i loro giocatori nazionali, si incontrino, perchè ospitano da anni i campionati più belli del mondo. Ed è romantico pensare che i campioni del mondo e la squadra con il secondo attacco più prolifico della stagione (Torres-Villa hanno segnato solo meno del duo Toni-Del Piero) siano lì anche grazie all’apporto dei campioni stranieri, da Ronaldino a Ibraimovic, fino a Trezeguet ed Eto, che hanno contribuito al miglioramento delle loro competizioni nazionali. Soprattutto è umano un giocatore come Cassano, estroso, indisciplinato, ma capace di risvegliare milioni di persone, con le sue giocate e con la sua simpatia. La sua storia la conosciamo tutti, il ragazzo di Bari vecchia con la passione per le automobili. Quello che ha più tecnica di Totti e che fa le corna agli arbitri. Che si mette a piangere perchè non potrà disputare una partita importante e che balla a centrocampo o nell’area di rigore, spiroetta, ed illumina gli attacanti con passaggi deliziosi. Uno che in Spagna ci è stato, nei Galattici, ha preso in giro il loro allenatore, si è fatto affibbiare un soprannome, “Il merendina”, ed è tornato a casa, per poi fargliela pagare. In che modo? Giocando da fantasista, da genio, non nel senso tattico dei termini, ma in quello sportivo-poetico. Domani gioca Cassano. E sì, perchè il calcio è un gioco. E così chi se ne importa se i campioni inglesi, quelli che hanno le squadre di club che spendono più di Moratti e che vincono (o perdono, nel caso del Chelsea) la Champions, non sono riusciti nemmeno a qualificarsi per l’Europeo, chi se ne importa se i giocatori più ricercati dal calciomercato sono extracomunitari e vengono dai paesi più poveri del pianeta e chi se ne importa delle accuse di censura alla regia austriaca. Domani è in programma una sfida sportiva, come Valentino Rossi contro Pedrosa, Contador contro Riccò, le Ferrari contro Alonso. Dovrebbe essere una festa del Mediterraneo, di quello fatto di sole, terra ed arte: rilassiamoci e concediamoci un’evasione. Zapatero ha pronosticato un 3-2 delle furie rosse, se Berlusconi, senza arroganza o riferimenti economico-politici, gli rispondesse e pronosticasse un bel 2-0 per gli azzurri, per la prima volta sarebbe in sintonia con tutti gli italiani.

Vince Sella, Di Luca crolla. Contador ha le mani sul Giro
Maggio 31, 2008Tratto da www.gazzetta.it
di Ciro Scogamiglio

Giro d’Italia, quanto è dura la salita
Maggio 27, 2008| Pubblicato su Dazebao L’informazione online
di Maurizio Mequio |
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E’ un Giro strano e comunque un giro da record. Sì di ascolti per la RAI. Malgrado tutto agli italiani il ciclismo continua a piacere. Iniziate le salite lo share ha toccato picchi del 35,5%. Altro che vallette e danza del ventre. Popolo di poeti, scrittori, navigatori e grandi ciclisti.
Lo sanno bene i tifosi sempre pronti a riempire le strade, ad incoraggiare chiunque dia una sensazione di umano sacrificio. Non a caso Contador ringrazia il Bel Paese e lo fa con umiltà. Ha rinunciato al Tour, la sua squadra non è stata invitata, e si è concentrato sulla corsa in rosa. Paradossi del ciclismo moderno, lo spettacolo resta il caos. L’assenza di punti di riferimento, di continuità dei campioni, ha spiazzato il popolo delle due ruote, ha fatto sballare qualsiasi pronostico. Livellamento dei talenti, questa la parola d’ordine del ciclismo targato 2008. E livellamento delle simpatie. Come averne di particolari, quando nessuno fa il vuoto e nessuno entra in crisi? E’ un Giro ragionato, tutto da scoprire, dove i grandi si guardano da vicino, ancora in attesa di farsi male. Paura o strategie? Poco coraggio, e così l’attenzione vola via, o meglio viaggia verso gli spavaldi outsider delle singole tappe. Ed è loro questa competizione, finora. Evviva Sella, romantico eroe delle montagne, un bis che ha tirato per la maglia gli spettatori, li ha fatti fermare davanti alla tv. Come a dire: “guardate che esiste pure il cuore in questo sport…” Centottanta chilometri in fuga e vittoria sull’Alpe di Pompeago e centocinquanta con altra vittoria da incorniciare al Passo Fadeia, se non è arte questa! La memoria non poteva non tornare lì, agli ultimi uomini capaci di queste imprese: era stato il colombiano Parra a portare a segno l’ultima doppietta in salita -Ortisei, Levigno-, ma nel 1994 e nel 1999 Marco Pantani aveva fatto godere gli italiani tagliando in festa i traguardi di Merano e Aprica e poi quelli di Pampeago e Madonna di Campiglio. E sì, nostalgia canaglia, ma fa parte del gioco. Correre per il paese da cittadina in cittadina è obbligatoriamente guardarsi indietro. Due ruote che passano sotto casa tua e ti travolgono: portano con sé il passato del posto con tutti i suoi interpreti. Il 22 maggio a Cesena c’era stato il pienone per la presentazione della raccolta dvd della Gazzetta “Tutto Pantani. Una vita in salita” ed ha commosso l’intervento del padre quando il Giro è passato nella sua regione, un sospiro ed un pensiero appassionato: “Marco poteva essere qui, a correre”. Ieri altra prova dura, una di quelle vere, che non lasciano scampo alle indifferenze. Immagini poetiche spedite da Plan de Corones. Una cronoscalata violenta che metteva l’uomo contro la montagna, non una semplice salita, ma una rampicata, contro il tempo e contro tutto. Arrivare al traguardo in certi casi è una soddisfazione ed è lecito chiudere un occhio sui distacchi. Il genere della tappa, poi, era di quelli impietosi, solitudine e pedalate. Peccato… Questo doveva essere il futuro, un misto di generi, dove chi sa scalare non si deve difendere dai cronoman di professione, anzi deve rilanciare. Ha vinto Pellizzotti, meritatamente, e con lui la Liquigas, la squadra che tra le polemiche ha ingaggiato Basso, uno che ha pagato e che tirando le somme resta tuttora l’unico vero fenomeno delle corse. Altro assente che fa riflettere. Secondo è arrivato il solito Sella, ottimo l’eterno Simoni, ha confermato la maglia rosa lo spagnolo Contador, eccellente Riccò, si è difeso Di Luca, arrivato ad un minuto e ventitre dal primo della classifica generale. Sei fuori tempo, sei corridori che hanno dato tutto, ma non è bastato, è questo il lato onesto di questa disciplina: si riconoscono i propri limiti, si gira la bici, pronti a dare tutto per migliorare, e si torna a casa, comunque da vincitori. Sono Belohvosciks, Haymann, Sutton, Bossoni, Aperribay e Fothren. Non è finita qui, oggi riposo e poi arriva il più bello -saranno diciannovesima e ventesima tappa a scrivere le pagine più importanti della corsa-, sperando che i grandi facciano i grandi e che i timori di sbagliare e le ansie da grandi affermazioni lascino spazio a quello che vuole la gente: le pazzie sportive stile Pirata.
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L’Italia entra in vasca. E’ il nuoto a promettere nuove medaglie allo sport azzurro nella prima giornata d’acqua delle Olimpiadi cinesi. Ieri tre finali e una semifinale conquistate. Da una parte conferme e sorprese da parte dei neofinalisti dei 400 misti uomini, Marin e Boggiatto. Dall’altra, donne in prima linea, con le spettacolari qualificazioni da record di Alessia Filippi, in finale nei 400 misti, e di Ilaria Bianchi, che ha conquistato la semifinale dei 100 farfalla. La prima con un 4′35″11 ha ottenuto il terzo tempo assoluto a pari merito con l’ex primatista mondiale Stephanie Rice, dichiarandosi «contenta, ma non contentissima». Concentrata e modesta, la romana, che ambisce a medaglie anche nello stile libero, ha spiegato: «Speravo di fare questo tempo faticando un pò di meno. Adesso cercheremo di andare meglio in finale. Mi dispiace, ma è comunque sempre un’Olimpiade. Le energie nervose vengono spese in momenti in cui non andrebbero sprecate». Anche la bolognese Bianchi, diciotto anni e già campionessa del mondo giovanile nel 2006, ha meritato la scena, migliorando il primato azzurro di 98/100 e il suo record personale di 1″34. Dopo le batterie, con 58″12, si è imposta come prima delle europee e settima nella generale. L’azzurra si è detta pronta a controllare le emozioni, per piazzare il colpo da podio: «Era il mio esordio, c’era tensione, ma sono capace di controllarla. Non mi prende paura, questo è il mio punto forte». Sul nuovo costume Jaked, apparso all’altezza del famoso Speedo, ha ammesso: «Il risultato ottenuto è merito un pò mio e un pò del costume. Era la prima volta che l’ho usato e ho fatto un grande tempo». Imprese rosa che cancellano le delusioni dei 400 sl maschile. Niente di meno che Rosolino, il Maldini delle piscine che contano, e Colbertaldo sono fuori già alla gara d’esordio. Max ha dato tutto, ma non è bastato: «Sapevo benissimo che serviva un tempo notevole – ha affermato il napoletano – invece ce ne voleva uno stratosferico. Lo sport è severo e l’Olimpiade è la sua cella di punizione quando gira in questo modo. Neanche è andata storta, perchè una settimana fa avrei messo una firma per fare il 3′45″ di oggi (Ndr 3′45″57)». Poi ha confidato la sua delusione: «Non mi va giù, è una questione di potenzialità perché credo ancora di poter nuotare al fianco di questi giovanotti e centrare una finale». Finalissima raggiunta, invece, per Luca Marin e Alessio Boggiatto nei 400 misti. La loro sarà una lotta per il ruolo di vice Phelps. Il marziano, capace di presentarsi alla Cina con un 4′07″82 in non chalance, ovvero record olimpionico e grande prova di forza, mira all’impresa: la conquista di otto ori e altrettanti record del mondo. Marin si è piazzato secondo proprio nella batteria dell’americano. Nonostante i 2″ abbondanti di distacco ha dimostrato di poter regalare grandi emozioni. Il suo 4′10″22 è stata la risposta a Europei e campionati assoluti decisamente sottotono. Lì il siciliano non era riuscito nemmeno a fare il tempo utile per i Giochi. «È andata bene. – Ha affermato ai microfoni della Rai – Non ho tirato al 100%. Sono sereno, l’unico problema è che avevo più paura del tempo di oggi (Ndr ieri) che della finale in sé». Per l’azzurro la concorrenza sarà terribile, ma lui ha assicurato che il meglio deve ancora venire. «Il carattere lo tirerò fuori in finale. Non è una minaccia. Ero sicuro servisse un 4′12 per qualificarsi, in finale bisognerà nuotare sui 4′09/4′10 per fare bene. Il podio è una possibilità». Quella di Boggiatto, invece, è stata la vera sorpresa del nuoto maschile. Il torinese non nuotava a certi livelli da anni e a Pechino ha aggiornato il suo personale (4′12/28 ) che risaliva al 2004. «Ci sono. Sì, ci sono», ha esclamato l’azzurro dopo la gara di ieri. Amarezza per l’1′01″03 nei 100 rana di Terrin, con squalifica per virata irregolare, e per l’eliminazione delle ragazze del 4×100 sl che avevano fatto registrare Il terzo record nazionale di giornata con 3′10″24. Il tratto percorso in 53″ da Federica Pellegrini ha però tirato su il morale della truppa: «I sogni sono tanti e dei più belli – ha dichiarato la nuotatrice azzurra – spero di poterli realizzare. Per la staffetta speravamo tutte di ottenere un tempo migliore». E poi: «Mi sembra che le gare siano iniziate davvero bene. Speriamo di continuare così»
Ore 20.00 cinesi, a Pechino nello stadio “Nido d’uccello” va in scena la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2008. Ore 14.00 italiane, a Roma nei porticati intorno a Piazza Vittorio, quartiere a alta densità di immigrazione cinese, si riempiono i negozi. Nessun cliente, ma famiglie incollate alle tv, oppure imprecanti perchè la connessione internet non funziona. E’ il primo giorno di Olimpiade anche nella “Chinatown” della capitale, bambini felici e genitori orgogliosi. Quella che l’opinione diffusa dipinge come una comunità chiusa e pericolosa si scopre ospitale e gentile.
«Perché allo sport viene chiesto di sostituirsi alla politica? Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?».
E’ un Giro strano e comunque un giro da record. Sì di ascolti per la RAI. Malgrado tutto agli italiani il ciclismo continua a piacere. Iniziate le salite lo share ha toccato picchi del 35,5%. Altro che vallette e danza del ventre. Popolo di poeti, scrittori, navigatori e grandi ciclisti.
