Archivio per la categoria ‘altro sport’

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Audizione al Senato del ministro: «Su Roma-Napoli errore a monte. Quel treno non doveva partire»

Settembre 12, 2008
di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Ultrà, Maroni non spiega, promette:
«Da adesso linea dura con le curve»
La curva del San Paolo dove stanno i tifosi del Napoli Reuters

E’ stato il Maroni Soccer Day. Era il giorno dell’audizione al senato sugli episodi di violenza del pre Roma-Napoli, il ministro ha invece ricostruito parzialmente l’accaduto, puntando tutto sulla linea dura: trasferte annullate per le prossime gare ad alto rischio e stadi vuoti per quelle ad altissimo. Si parte nel weekend con lo stop ai tifosi del Catania, per loro niente S.Siro per il match contro l’inter. Stessa storia per i fiorentini al S. Paolo contro il Napoli. Più complesso, lacunoso, il discorso del leghista sui fatti della prima di campionato: «La questura aveva chiesto a Trenitalia di aggiungere il maggior numero di carrozze possibile ai treni per Roma. Le operazioni di filtraggio erano iniziate regolarmente fino a quando alle 10.15 un gruppo di 200 tifosi, approfittando dei soccorsi per un malore, ha superato lo sbarramento sottraendosi al controllo, pur essendo in possesso del biglietto». Il treno sarebbe stato fatto partire alle 12.30 «dopo che il prefetto di Napoli aveva emanato il provvedimento di urgenza per motivi di ordine pubblico». Trenitalia avrebbe avuto l’intento di proseguire la verifica ticket in viaggio. Poi: «I tifosi sono arrivati a Roma alle 15.45, a ridosso dell’intervallo della partita. Nel momento dell’accesso allo stadio alcuni hanno tentato lo sfondamento con lancio di oggetti sulle forze dell’ordine: due tifosi sono stati arrestati». Secondo Maroni, Prefetto e questore non avrebbero colpe: «L’errore è stato fatto a monte (dall’Osservatorio, Ndr). E’ quello di aver fatto partire, comunque, il treno da Napoli, pur sapendo che sarebbe arrivato a partita iniziata, e aver consentito il ritorno dei tifosi sui treni in una domenica di grande rientro». La lettura del fenomeno ultrà fatta dal ministro è semplice: c’erano infiltrazioni camorristiche. «Dei 3096 tifosi, circa 800 erano gravati da precedenti penali. Tra questi, 27 appartenenti o contigui ad organizzazioni camorristiche, 5 per associazione a delinquere, 70 per esplosivi e armi». La ricetta-minaccia: ancora tolleranza zero. «Se dovessero ripetersi simili episodi, le tifoserie saranno punite con il divieto di trasferta per tutto il campionato». Il giornalista sportivo Michele Plastino, che da anni segue da vicino le sorti di Napoli e Lazio, resta perplesso: «Ci sono dei grandi punti interrogativi. Come si fa a controllare in treno tutte quelle persone? Perché hanno fatto fare tutte le fermate al treno? I ragazzi raccontano di essere stati fermi per venti minuti in un tunnel, perché è successo?». Poi commenta: «Se i dati fossero esatti, la percentuale di persone con precedenti camorristici è minima. Se si andasse in certi quartieri sarebbe molto più alta. I danni all’interno del treno sono stati dei bagni rotti, vetri, una porta. Di certo se dietro a questo episodio ci fosse stata la camorra sarebbe stato molto peggio». Chi è veramente il tifoso del Napoli? «E’ un tifoso con una storia diversa. Non ha mai avuto collegamenti con la politica, né con quella di destra né con quella di sinistra, forse anche per questo era il migliore. Il napoletano è tra i più appassionati del mondo». Continua Plastino: «In curva A ci sono gruppi in contrasto tra di loro, non tanto per la camorra, come la immaginiamo noi, ma per la conquista del territorio sugli spalti. Si sceglie sempre la città di Napoli come sinonimo di qualcosa che non va, dell’immondizia, di Mastella e ora di ultrà violenti, ma allora mi chiedo: perché non sono state prese sanzioni dopo Parma-Inter dello scorso anno? Perché nel calcio non c’è stata una posizione forte da parte di Berlusconi di sostegno alla città? Dice di aver risolto tutti i problemi del napoletano e ora che fa? Solo qualche battuta». Allora il giornalista “scherza”: «Chi è che ha fatto fuori il Milan dalla coppa campioni lo scorso anno?». Sull’osservatorio: «E’ un po’ paradossale, non si conoscono bene i parametri che vengono utilizzati per segnalare le partite e le tifoserie a rischio. Lo scorso anno aveva ottenuto dei risultati, ma andavano visti anche in parallelo al calo degli spettatori. Oramai tutto è volto alla Pay Tv. Lo stadio è ancora una zona franca, ma attenzione: meno spettatori continueranno a frequentarlo, meno voglia ci sarà di vedere le partite».

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L’osservatorio dà le pagelle agli Ultrà: romanisti e napoletani i più cattivi

Settembre 6, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Daspo per 6 tifosi fermati a Roma. Non potranno andare allo stadio per i prossimi 3 anni
La curva dei tifosi della Lazio. secondo l’osservatorio la meno pericolosa

Esistono ultrà per bene e ultrà cattivi. Le tecniche per individuarli finora sono state repressione e retate nel mucchio. Così accade che vengano vietate tutte le trasferte dei tifosi del Napoli e venga stilata una classifica delle curve più vivibili. Che un organo come l’osservatorio per le manifestazioni sportive – che l’avrebbe partorita – non la riconosca del tutto, ma indichi come partita a rischio quella della nazionale con la Georgia a Udine, oltre a Catania-Roma e Fiorentina-Bologna. La violenza allo stadio è una questione di camorra secondo la polizia. Una questione sociale secondo gli ultrà. Quel che emerge è l’incapacità istituzionale di leggere il fenomeno. Secondo Roberto Massucci, segretario dell’Osservatorio, intervistato dal Corriere della Sera , romanisti e napoletani sarebbero gli ultrà più pericolosi della A, in trasferta preoccuperebbero juventini e interisti, mentre catanesi e livornesi sarebbero definiti “dormienti”, da tenere d’occhio. Usiamo il condizionale perché invece il capo della segreteria dell’Osservatorio la vede in modo diverso: “Quelli non sono dati nostri. Potrebbero essere analisi fatte da singoli esponenti, ma non possono essere considerate rilevanti. Il direttore è a Cipro e qui è tutto il giorno che si parla di questa classifica, ma non ne sappiamo niente”. I criteri applicati dall’osservatorio per giudicare i livelli di rischio delle partite sono “il numero degli incidenti durante il corso delle gare, il numero dei feriti e i dati relativi alle rilevazioni degli agenti”. A scandalizzare i benpensanti, o a farli rallegrare, erano state le indicazioni dei primi posizionati per il “premio bravo ultrà” del Viminale: i tifosi più buoni sarebbero quelli di Fiorentina e Lazio. E’ qui che l’Osservatorio ritratta, prende le distanze: “E’ inutile ricordare che qualche problemino i tifosi della Lazio ce l’hanno dato. Lo scorso anno a Piazza Vescovio ne fermammo 66 con armi improprie di diverso genere. Ora la situazione sembra essersi calmata, ma non possiamo dire che non meriti attenzione da parte delle forze dell’ordine”. Dai Lazio Club rispondono: “Nel calcio, ogni qualvolta succede qualcosa si generalizza sempre. Ci vanno di mezzo delle persone che non c’entrano nulla. Gli incidenti di Roma-Napoli sono fatti gravi, ma togliere la possibilità di seguire la propria squadra in trasferta a migliaia di persone è una soluzione troppo drastica. Che allontana dal calcio. Distrugge un amore”. Sulla loro curva: “Negli ultimi due, tre anni è successo qualcosa. Da una parte il presidente Lotito ha avuto degli attacchi, dall’altra lo stadio si è completamente svuotato. Gli eventi hanno portato all’isolamento di alcuni tifosi, solo ora sembra che la tifoseria si stia riavvicinando. Non possiamo dire che i fatti siano collegati. Non è semplice. Dietro al tifo ci sono diversi fattori sociali che andrebbero analizzati. Per alcuni l’attaccamento alla squadra è talmente sentito e forte da sovrastare addirittura quello per la propria famiglia, il proprio lavoro e addirittura il sesso”. E ancora: “Se la nostra tifoseria diventasse la più tranquilla d’Italia, vorremmo lo si dovesse alle donne e ai bambini. La squadra ci dà dei biglietti gratuiti per loro, ma solo per la tribuna”.
Nel frattempo, il lavoro dell’osservatorio stesso rischia di essere del tutto vano: “Stiamo facendo una verifica interna al ministero, anche se la trasferta dei napoletani era stata autorizzata da chi negli ultimi anni ha compiuto un egregio lavoro”, queste le sibilline parole del ministro Maroni. Intanto ieri la divisione anticrimine della questura di Roma ha emesso sei provvedimenti Daspo, e sorpresa: c’è anche un laziale. Tutti giovani, chi domenica era stato colto con un martello, chi con un coltello, chi con del materiale esplosivo, chi con degli artifizi pirotecnici. Quattro arrestati, due napoletani e due romanisti e due denunciati, il tifoso della lazio e un altro della Roma. Per tutti loro, ora, il divieto assoluto di accedere all’interno degli stadi e di tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale in cui si disputino competizioni calcistiche di qualsiasi società sportiva e a qualsiasi livello agonistico. Inoltre non gli sarà permesso frequentare gli spazi limitrofi ai campi per un periodo di 3 o 5 anni, a seconda dei casi.

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L’Italia entra in vasca

Agosto 10, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

L’Italia entra in vasca. E’ il nuoto a promettere nuove medaglie allo sport azzurro nella prima giornata d’acqua delle Olimpiadi cinesi. Ieri tre finali e una semifinale conquistate. Da una parte conferme e sorprese da parte dei neofinalisti dei 400 misti uomini, Marin e Boggiatto. Dall’altra, donne in prima linea, con le spettacolari qualificazioni da record di Alessia Filippi, in finale nei 400 misti, e di Ilaria Bianchi, che ha conquistato la semifinale dei 100 farfalla. La prima con un 4′35″11 ha ottenuto il terzo tempo assoluto a pari merito con l’ex primatista mondiale Stephanie Rice, dichiarandosi «contenta, ma non contentissima». Concentrata e modesta, la romana, che ambisce a medaglie anche nello stile libero, ha spiegato: «Speravo di fare questo tempo faticando un pò di meno. Adesso cercheremo di andare meglio in finale. Mi dispiace, ma è comunque sempre un’Olimpiade. Le energie nervose vengono spese in momenti in cui non andrebbero sprecate». Anche la bolognese Bianchi, diciotto anni e già campionessa del mondo giovanile nel 2006, ha meritato la scena, migliorando il primato azzurro di 98/100 e il suo record personale di 1″34. Dopo le batterie, con 58″12, si è imposta come prima delle europee e settima nella generale. L’azzurra si è detta pronta a controllare le emozioni, per piazzare il colpo da podio: «Era il mio esordio, c’era tensione, ma sono capace di controllarla. Non mi prende paura, questo è il mio punto forte». Sul nuovo costume Jaked, apparso all’altezza del famoso Speedo, ha ammesso: «Il risultato ottenuto è merito un pò mio e un pò del costume. Era la prima volta che l’ho usato e ho fatto un grande tempo». Imprese rosa che cancellano le delusioni dei 400 sl maschile. Niente di meno che Rosolino, il Maldini delle piscine che contano, e Colbertaldo sono fuori già alla gara d’esordio. Max ha dato tutto, ma non è bastato: «Sapevo benissimo che serviva un tempo notevole – ha affermato il napoletano – invece ce ne voleva uno stratosferico. Lo sport è severo e l’Olimpiade è la sua cella di punizione quando gira in questo modo. Neanche è andata storta, perchè una settimana fa avrei messo una firma per fare il 3′45″ di oggi (Ndr 3′45″57)». Poi ha confidato la sua delusione: «Non mi va giù, è una questione di potenzialità perché credo ancora di poter nuotare al fianco di questi giovanotti e centrare una finale». Finalissima raggiunta, invece, per Luca Marin e Alessio Boggiatto nei 400 misti. La loro sarà una lotta per il ruolo di vice Phelps. Il marziano, capace di presentarsi alla Cina con un 4′07″82 in non chalance, ovvero record olimpionico e grande prova di forza, mira all’impresa: la conquista di otto ori e altrettanti record del mondo. Marin si è piazzato secondo proprio nella batteria dell’americano. Nonostante i 2″ abbondanti di distacco ha dimostrato di poter regalare grandi emozioni. Il suo 4′10″22 è stata la risposta a Europei e campionati assoluti decisamente sottotono. Lì il siciliano non era riuscito nemmeno a fare il tempo utile per i Giochi. «È andata bene. – Ha affermato ai microfoni della Rai – Non ho tirato al 100%. Sono sereno, l’unico problema è che avevo più paura del tempo di oggi (Ndr ieri) che della finale in sé». Per l’azzurro la concorrenza sarà terribile, ma lui ha assicurato che il meglio deve ancora venire. «Il carattere lo tirerò fuori in finale. Non è una minaccia. Ero sicuro servisse un 4′12 per qualificarsi, in finale bisognerà nuotare sui 4′09/4′10 per fare bene. Il podio è una possibilità». Quella di Boggiatto, invece, è stata la vera sorpresa del nuoto maschile. Il torinese non nuotava a certi livelli da anni e a Pechino ha aggiornato il suo personale (4′12/28 ) che risaliva al 2004. «Ci sono. Sì, ci sono», ha esclamato l’azzurro dopo la gara di ieri. Amarezza per l’1′01″03 nei 100 rana di Terrin, con squalifica per virata irregolare, e per l’eliminazione delle ragazze del 4×100 sl che avevano fatto registrare Il terzo record nazionale di giornata con 3′10″24. Il tratto percorso in 53″ da Federica Pellegrini ha però tirato su il morale della truppa: «I sogni sono tanti e dei più belli – ha dichiarato la nuotatrice azzurra – spero di poterli realizzare. Per la staffetta speravamo tutte di ottenere un tempo migliore». E poi: «Mi sembra che le gare siano iniziate davvero bene. Speriamo di continuare così»
Dopo una notte di riposo, per gli azzurri alle ore 10.00 cinesi, le 4.00 italiane, sarà il momento dei primi verdetti. I primi a scendere in acqua saranno i finalisti dei 400 misti, poi sarà la volta delle semifinali dei 100 farfalla – le finali si svolgeranno domani – e alle 10.42 andrà in scena la finale dei 400 misti femminili.

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Nella “Chinatown” romana a parlare di Tibet e sport davanti alla tv. Che non va

Agosto 10, 2008
di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Noi veniamo dal Sud, con questo sfarzo non c’entriamo»

Ore 20.00 cinesi, a Pechino nello stadio “Nido d’uccello” va in scena la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2008. Ore 14.00 italiane, a Roma nei porticati intorno a Piazza Vittorio, quartiere a alta densità di immigrazione cinese, si riempiono i negozi. Nessun cliente, ma famiglie incollate alle tv, oppure imprecanti perchè la connessione internet non funziona. E’ il primo giorno di Olimpiade anche nella “Chinatown” della capitale, bambini felici e genitori orgogliosi. Quella che l’opinione diffusa dipinge come una comunità chiusa e pericolosa si scopre ospitale e gentile.
Scarpe, cappelli e gioielli invenduti, tra i misteri di un popolo di grandi lavoratori.
«Vietato entrare», un cartello che oggi lascia il tempo che trova. «Ehi, sai qual è il sito per vedere la cerimonia?», chiede un venditore. «Vendiamo al dettaglio, per questo abbiamo affisso quel cartello. Se si vogliono comprare vestiti occorre andare al magazzino più giù». Sono in quattro, madre e padre seduti dietro la cassa e i figli su due sdraio da mare. Il sito internet della tv cinese è intasato e non conoscono quello della Rai. «Non è giusto, noi paghiamo le tasse: ambasciata e municipio avrebbero dovuto mettere un maxischemo in piazza. Per noi questo è il momento più importante, sono sette anni che lo aspettiamo». I cinesi a Roma sono numerosi: 7mila secondo le rilevazioni ufficiali, oltre 10mila secondo la Caritas e 20mila secondo la loro associazione commercianti. La maggior parte ha un’età compresa tra i 19 e i 40 anni e proviene dalla città di Wenzhou, nello Zhejiang, con una minoranza che viene dal Fujian. «Il nostro paese è molto più grande di quanto si pensi in Italia – dice il gestore di una boutique di moda – le persone che sono raccolte in questo quartiere non hanno niente a che fare con Pechino o Shanghai. Veniamo tutti dal centro-sud, eravamo contadini. La situazione è complessa, nelle città ricche si studia e si trova lavoro, in quelle povere si è costretti a emigrare». Liu ha diciassette anni e segue la cerimonia nel negozio di scarpe della zia: «Sono in Italia da otto anni. Per i miei genitori quest’Olimpiade è una speranza. Loro vorrebbero tornare, ma per vivere lì ancora qualcosa deve cambiare».
Dietro a una curiosa vetrina con abiti da gala per bambini, c’è un signore di trenta anni con i figli. Loro giocano sul tappeto, la tv accesa manda in onda le danze olimpiche e il papà: «La nostra Cina è tutta qui, in questo splendore. Spero sia l’Olimpiade di tutti, smettiamola di vederla come l’Olimpiade dei cinesi». Molti non conoscono l’italiano e sull’assenza di Berlusconi: «Berlusconi chi?». Alcuni preferiscono non parlare di diritti umani. Un ragazzo invece:«Non si potevano boicottare i giochi. Le polemiche ci sono sempre, ma perchè nessuno dice che anche negli Stati Uniti c’è la pena di morte? In occidente si è discusso sul Tibet, ma neanche noi sappiamo come sono andate le cose. Le tv europee trasmettevano i militari cinesi che picchiavano i tibetani, quelle cinesi trasmettevano i monaci che bruciavano i nostri negozi. A Roma ci sono quattro giornali cinesi, ma si limitano a tradurre degli articoli da Internet. Io poi non conosco nemmeno i nomi dei nostri atleti». In un negozio di costumi, il cassiere riprende l’argomento:«Noi abbiamo invaso il Tibet, è vero, ma non so cosa gli abbiamo tolto. So solo che la gente coltivava la terra con le mani e ora conosce altre tecniche». E una ragazza di sedici anni: «Se tu sei a casa e i tuoi genitori lavorano dalla mattina alla sera per portare avanti la famiglia, cucinano per te e ti vogliono bene, perchè non dovresti aiutarli?». In un negozio di calzature c’è il solito problema di connessione, un italiano scherza con il gestore: «Non è che t’hanno censurato il computer?». E il gestore: «No, sono le vostre compagnie telefoniche che non vanno». Sono le 15.30, in tv giochi di luce e tanti fiori, a Piazza Vittorio un’adolescente sostituisce il parente fioraio: «Non credo cambierà molto nella mia città, ma è tutto bellissimo». In una piccola vineria due bambini e una signora:«Sono stata mezz’ora al telefono con un’amica di Pechino. Impazziamo per lo sport, soprattutto per i tuffi e la ginnastica». Sono le 16.00, apre un negozio di elettrodomestici, c’è un televisore a cristalli liquidi che dà sulla strada. Si crea un discreto gruppo di osservatori, un pakistano, un bengalese, tre italiani e quattro cinesi. La cerimonia si avvia alla conclusione. Un ragazzo confida: «Un cinese dell’Esquilino è andato a fare il volontario lì. Lavora gratis nei magazzini, ci sarei voluto andare anche io». Un signore si commuove mentre sfilano gli atleti:«Non riesco a esprimere quello che provo. Noi della prima generazione non conosciamo bene l’italiano. Spero che i miei figli e i figli dei miei figli lo imparino, così non dovremo aspettare questi eventi per raccontarvi le cose belle della nostra terra».

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Beijing 2008, si parte

Agosto 9, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Beijing 2008, si parte. E’ l’Olimpiade delle incongruenze, ma è pur sempre un’Olimpiade. Cielo terso, minaccia pioggia e contiene smog: non gli si sparerà per far esplodere le nuvole, come vagliato dai tecnologici signori del meteo cinesi, ci saranno solo fuochi d’artificio. Una cerimonia in grande, che nasconde e propone un grande Paese. Del resto in vetrina ognuno ci mette quello che vuole. Ore 8 di sera del giorno 8 dell’ottavo mese dell’anno 2008, l’orologio di Piazza Tienanmen non poteva rendere migliore omaggio a una cultura che in questo numero ritrova il perfetto risultato dell’interazione cosmica di Yin e Yang. Otto sono le forze della natura e otto è il numero degli immortali della mitologia made in China.
Teatro della cerimonia lo stadio definito a Nido di rondine, per la sua inconsueta struttura esterna: 91mila posti e 350 milioni di euro spesi per la sua realizzazione.”Abbiamo preparato i Giochi per 7 anni e ora siamo pronti. Siamo profondamente convinti che avranno un grandissimo successo, forse saranno le Olimpiadi più grandiose che il mondo ricordi”, così ha rotto il ghiaccio la portavoce del comitato organizzatore, Sun Weide. La Cina cerca di tirare fuori dal cilindro il meglio di sé. Ma il colpo a sorpresa è stato in parte già sventato dalla tv coreana Sbs . Durante la seconda prova generale della cerimonia, i giornalisti coreani sono riusciti a “rubare” oltre un minuto di immagini. Record che un qualsiasi Corona avrebbe disintegrato, ma che nella terra della censura, su carta e su Internet, potrebbe costare alla Sbs il ritiro degli accrediti per assistere ai giochi. Le loro clip insieme alle anticipazioni degli organizzatori hanno comunque introdotto l’evento dell’anno.
Oggi, ore 14.00 italiane, andrà in scena la secolare storia della Cina, tre ore e mezza di spettacolo, che si snoderà attorno a tre temi: la bellezza olimpica, lo splendore della civiltà e la grandezza dei tempi. In scaletta: il momento catartico del via, un’ora in cui è prevista la partecipazione del pubblico, la canzone dei giochi cantata da Sara Brightman e da Liu Huan, il discorso ufficiale e la sfilata degli atleti. Le magie pirotecniche al calare del sole – fiore all’occhiello dell’organizzazione – precederanno l’accensione del braciere. Ma sono anche le preoccupazioni, le curiosità e le polemiche sui protagonisti di Beijin 2008 che hanno determinato l’importanza mediatica dell’evento. Oltre agli spettatori, 70mila tra atleti, vip e capi di Stato. Centosessantamila persone in tutto all’interno dello stadio e 200mila tra poliziotti e soldati, dislocati nei punti cruciali della città. Città ovviamente satura di telecamere di sicurezza, e non solo: è prevista la trasmissione della diretta in ognidove. Bush, Putin e Sarkozy saranno presenti e sorridenti sugli spalti, Berlusconi a metà. Il premier italiano ha scelto di disertare i giochi, ma ha inviato un suo delegato, il ministro degli esteri Franco Frattini.
A Michael Phelps lo sportivo più atteso, l’arduo compito di entrare per sempre nella leggenda. Insegue in piscina l’impresa di Mark Splitz, che a Monaco nel 1972 conquistò sette ori e altrettanti record del mondo. Ieri anticipo di campioni, con il grande calcio: luci puntate du Dinho e Messi. Ora sarà la volta dei portabandiera Federer, Yao Ming, Rossi e Foster. Poi ci sarà spazio per vedere all’opera il Dream Team Nba, i figli del vento – Bolt, Powell e Gay – e tanti altri. Anche la compagine azzurra è motivata e conscia di saper regalare emozioni. Prima ancora di raccogliere gli inviti politici o di esprimersi liberamente, gli atleti italiani daranno il massimo per guadagnare la scena principale: Howe, Di Martino, Idem, Vezzali, Trillini e Pellegrini, sono solo alcune delle frecce per il nostro arco. “Confermare i livelli di Atene sarebbe già un grande successo – ha detto Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni e capomissione a Pechino – dato che il livello della concorrenza si è alzato. Se si andasse oltre le 30 medaglie, andando per dire a 35, sarebbe straordinario. Certo bisognerà vedere anche che tipo di medaglie sono”. A sdrammatizzare le polemiche sui diritti umani, lanciando una sfida, solo sportiva, ci hanno pensato le inaspettate previsioni dei bookmaker, secondo loro la squadra che otterrà più medaglie sarà la Cina, data a 1 e 40. Dopo le stoccate di ieri, date e subite da Bush col ministero degli Esteri cinese, gli Stati Uniti si piazzerebbero al solo secondo posto del podio, quotati a 2 e 70.

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Petrucci contro Meloni&Gasparri

Agosto 7, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
«Perché lo sport
deve sostituire
la politica?»

«Perché allo sport viene chiesto di sostituirsi alla politica? Perché si chiede allo sport di fare quello che la politica non fa? Qualcuno ha forse chiesto agli industriali italiani di non commerciare con la Cina?».
Lo ha chiesto a tutti, ieri, il presidente del Coni, Gianni Petrucci, che ha proseguito: «Sia chiaro, gli atleti italiani hanno la completa libertà di esprimere le loro opinioni su qualsiasi argomento. Ma le regole sono regole e vanno rispettate. Per mano di Antonio Rossi abbiamo ricevuto il tricolore da parte del presidente della Repubblica ed è un nostro dovere, e degli atleti, sfilare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi».
E’ ancora vivo il dibattito innestato a livello internazionale dalle dichiarazioni di Imke Duplitzer, campionessa di scherma tedesca: «Non partecipo alla cerimonia, non cambio idea. Se avessi voluto andare al circo, sarei andata al Roncalli». Coerente con la posizione presa in aprile scorso, la 24enne martedì ha criticato la Cio e invitato i telespettatori a fare zapping il prossimo 8 agosto. Subito dopo, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, aveva cavalcato l’onda emotiva e invitato gli atleti italiani a compiere un «gesto simbolico che dovrebbe invitare tutti a riflettere su quei principi fondamentali – pace, libertà e democrazia – che non possono essere messi in secondo piano». Lo ha seguito la ministra della gioventù Giorgia Meloni, secondo la quale «disertare l’inaugurazione sarebbe un segnale importante da dare». Potenza della tecnica, o dote naturale di certa politica, nel pomeriggio del 5 agosto il Roncalli sembrava essersi spostato nella casa della destra italiana. Fini bacchetta Meloni nel cortile di Montecitorio, lei corregge il tiro: «Invito atleti e tifosi, in patria o a Pechino per le Olimpiadi, a fare un qualunque gesto, che non è solo il boicottaggio o non sfilare alla cerimonia inaugurale, ma anche indossare qualcosa di simbolico o parlare dei valori quando si è intervistati». Poi lui si espone, ma, da bravo equilibrista, nel verso totalmente opposto: «Non credo che i nostri atleti abbiano bisogno di inviti particolari, perché sanno perfettamente qual è il dovere morale cui adempiono quando gareggiano. Credo che non mancherà loro la possibilità, nelle modalità che riterranno più opportune, per esprimere piena adesione alla necessità di un rispetto autentico dei diritti delle persone. Appoggio la richiesta alla Cina di una politica che sia garante dei diritti umani in modo maggiore rispetto a quello che è accaduto fino ad oggi, ma considero le Olimpiadi una festa di fratellanza fra i popoli. L’esperienza dimostra che ogniqualvolta si è dato corso a boicottaggi non si è raggiunto l’obiettivo che ci si prefiggeva».
Alla fine niente di meno che il Premier, Silvio Berlusconi, avrebbe chiesto al Ministro degli Esteri Frattini di intervenire chiarendo una volta per tutte la posizione della maggioranza. «Sono un uomo di sport – avrebbe confidato Berlusconi a Frattini – e le regole sportive non vanno politicizzate». Il commento più obbiettivo della vicenda è stato a sorpresa quello del Senatur, Umberto Bossi: «Mi sembra un po’ ipocrita andare fino là e poi non sfilare. D’altronde io non sono per le mezze misure, ma più per le misure dirette».
Coerenza, questa sconosciuta. Come chiedere agli atleti di rimetterci del loro quando non si è disposti a mettere in discussione i grandi affari economici dell’asse italo-cinese? Così i gesti dei nostri atleti (che oltretutto non sono mancati: dal taglio di una ciocca di capelli alla rasatura della testa in segno di protesta), e le loro gesta, rischiano di essere oscurati dalle “ipocrisie”. E succede che il piano simbolico, legato alle convinzioni dei singoli, rischi di perdere il suo clamore, soffocato dalla politica. Mentre la politica continua a nascondersi dietro allo sport. Ancora ieri Meloni: «Tra un mese tireremo le somme di questa Olimpiade, sarò davvero felice se l’Italia avrà ben figurato sul medagliere, ma sarò ancor più felice se finalmente uno spiraglio di libertà sarà riuscito a fare breccia in questo ultimo muro del comunismo internazionale». Secondo Mario Pescante, componente del Cio, le polemiche sulla cerimonia d’apertura «sono baruffe chiozzotte. I Giochi a Seul hanno portato la democrazia, a Mosca hanno portato la perestrojka, forse aiuteranno anche la Cina a cambiare. Le frasi della Meloni le ho lette e messe via. Sapevamo che qui c’è un regime comunista, ma le olimpiadi sono state volute da quella parte della società civile che vuol cambiare il Paese». E’ intervenuto sulla questione anche il segretario del Prc, Paolo Ferrero: «Mi paiono fuori luogo le esternazioni della Meloni. La ministra allo Sport non è la persona più adatta a parlare di diritti umani, visto che fa parte di un governo che vuole togliere ogni diritto ai migranti e che è arrivato fino a prendere le impronte digitali ai bambini rom. Un governo che prosegue l’azione di quello che nel 2001 organizzò la “mattanza di Genova”. I diritti umani e civili devono essere garantiti e difesi in ogni angolo del mondo, compresa la Cina, ma anche in tutti gli altri. A partire dall’Italia».

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Camorra e Chinaglia volevano la Lazio

Luglio 23, 2008

di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Giorgio Chinaglia calciatore: un toro che guardava dritto la porta e la bucava, 98 reti in maglia biancoceleste e uno scudetto. Una testa calda, ma certamente un trascinatore. Tutt’altra cosa l’uomo, ancora una volta protagonista, in negativo, dell’inchiesta sulla scalata alla sua ex squadra. Sono dieci le ordinanze di custodia cautelare emesse ieri dall’autorità giudiziaria, a due anni dalla prima ordinanza di fermo per estorsione e aggiotaggio ai danni di “Long John”. Tre latitanti, tra i quali ovviamente Giorgione – lavora, vive e fa finta di niente in America – e sette arresti, tra i quali spicca il nome di Giuseppe Diana, boss dei Casalesi.
Un’indagine aperta dalla procura antimafia di Napoli e poi girata alla procura di Roma, che ha svelato il primo tentativo camorristico di entrata nel mondo del calcio. Diana, già in regime di 41 bis nel carcere di Opera, condannato nel processo Spartacus l’aprile scorso, è ritenuto elemento chiave della vicenda. A lui il compito di «far fruttare il danaro proveniente dalle attività illecite». Milioni che sarebbero arrivati dall’Ungheria, non da un’importante casa farmaceutica – come raccontava Chinaglia ai tifosi – ma dai loschi traffici di Diana e del gruppo di Mondragone. La società Eco 4 spa , che faceva riferimento alla famiglia Fragnoli, avrebbe girato all’estero i proventi della raccolta di rifiuti, legali e non, della quale era affidataria sul litorale domizio, da qui i soldi passavano in Svizzera per poi essere reinvestiti in Italia. Lo spiraglio per riportare a casa la “grana” doveva essere il malato mondo del pallone. Inizialmente si è pensato al Lanciano (serie C), poi è stata la volta della Lazio. Ma come entrare velocemente in possesso di una società quotata in Borsa? Ecco mitizzato un finanziere ungherese, strumentalizzata una frangia di tifosi estremisti e servito l’assist per il clamoroso ritorno in campo di Chinaglia. Questa volta senza maglia numero 9, ma nei panni di “manager dell’orrore”. A interrompere la realizzazione del “Mafia Football Club” e a salvare la Lazio ci ha pensato la magistratura. «Non abbiamo mai smesso di indagare – spiega la Guardia di Finanza – siamo riusciti ad individuare una grossa somma, circa 24 milioni di euro, frutto di attività illecite, pronta per essere investita nella scalata alla Lazio. Finora di questa somma sono stati recuperati e sequestrati 2 milioni di euro. Il loro principale obbiettivo era quello di far leva sul “cuore” biancoceleste. Per questo si sono affidati a Chinaglia, l’unico che potesse far da tramite tra loro e una parte della tifoseria. Sono state le anomale oscillazioni in Borsa del titolo, dovute alle uscite pubbliche di Chinaglia a mettere in moto la magistratura. L’ex calciatore avrebbe ricevuto dal clan 700mila euro per prestare la sua faccia a tutta l’operazione». In carcere sono andati anche un bancario, un commercialista e un avvocato. Non mancava niente all’organizzazione per far credere alla gente laziale di essere di fronte al miracolo, al nuovo Cragnotti. Gli stessi Irriducibili in carcere con l’accusa di estorsione e minacce a Lotito «sarebbero estranei a questa seconda tranche dell’inchiesta». Non conoscevano chi ci fosse dietro al loro beniamino e forse non conoscevano nemmeno il Giorgio Chinaglia uomo.

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Italia-Spagna: “Amico Zapatero, lo sai che gioca Cassano?”

Giugno 20, 2008

di Maurizio Mequio (pubblicato su Dazebao L’informazione online)

Spagna-Italia non deve essere una sfida, uno scontro. In campo due nazioni gemelle, che per anni hanno visto una forte amicizia tra i loro popoli. Invece sembra caricarsi del confronto politico, culturale ed economico. Nessun rischio sicurezza, è bene dirlo. Ma in palio non c’è il primato mediterraneo. Poco importa che il Pil procapite spagnolo abbia superato quello italiano o che il Pil assoluto veda ancora in vantaggio il Bel Paese. Poco importa che la crescita economica dei nostri gemelli viaggi da dieci anni ad una media del 3% o che le sue soluzioni in termini di occupazione, sicurezza e pari opportunità siano molto più soddisfacenti di quelle adottate nel nostro territorio.

Che il tenore di vita spagnolo abbia raggiunto quello italiano e che infrastrutture, welfare, scuola e sanità siano ulteriori temi a vantaggio del sistema spagnolo è oramai un dato di fatto. Possiamo riderci su, canticchiando la canzone, sempre attuale, del comico Maurizio Crozza: “Ma porchè, ma porchè, ma porchè, ma porchè aqui non c’è: Zapatero, Zapatera, l’un per cento de tu carisma me serve aqui, Zapatero, Zapatera…” Oppure potremmo goderci una sana partita di pallone, sapendo che dall’altra parte ci sono gli amici di sempre. Quella popolazione più simile a noi in questa strana, divisa, differente Europa. Il calcio… enigmatico affare, roba non più dei tifosi, nemmeno quando a scendere in campo ci sono le nazionali. Quando si sciolgono i “pregiudizi” legati al tifo da club. Quando un milanista tifa per un interista ed un laziale per un romanista. Quando a vedere la partita non ci sono solo gli abbonati, ma forse anche i loro genitori, i loro figli e quelli che della sfera di cuoio solitamente si disinterssano. Eppur resta qualcosa di umano in questo sport, lo si teme, lo si nasconde, lo si caricaturizza, ma c’è. Se si filtrano tutte quelle riproduzioni dei paradossi contemporanei, da anni impiantati nel mondo del calcio, e non parliamo del doping, delle intercettazioni, dei falsi in bilancio e delle cupole -sarebbe troppo facile-, ma di quegli inspiegabili casi che l’Europeo mostra, bhè qualcosa di umano persiste. E’ inspiegabile la drammatizzazione dei media su una “possibile” motivazione di intolleranza religiosa su un “possibile” scontro tra tifosi croati e turchi “nel caso” in cui la loro sfida stasera andasse male (?). E’ umano ed esemplare, invece, l’atteggiamento degli olandesi qualificati, contro la Romania. Ed è’ umano che Italia e Spagna, con i loro giocatori nazionali, si incontrino, perchè ospitano da anni i campionati più belli del mondo. Ed è romantico pensare che i campioni del mondo e la squadra con il secondo attacco più prolifico della stagione (Torres-Villa hanno segnato solo meno del duo Toni-Del Piero) siano lì anche grazie all’apporto dei campioni stranieri, da Ronaldino a Ibraimovic, fino a Trezeguet ed Eto, che hanno contribuito al miglioramento delle loro competizioni nazionali. Soprattutto è umano un giocatore come Cassano, estroso, indisciplinato, ma capace di risvegliare milioni di persone, con le sue giocate e con la sua simpatia. La sua storia la conosciamo tutti, il ragazzo di Bari vecchia con la passione per le automobili. Quello che ha più tecnica di Totti e che fa le corna agli arbitri. Che si mette a piangere perchè non potrà disputare una partita importante e che balla a centrocampo o nell’area di rigore, spiroetta, ed illumina gli attacanti con passaggi deliziosi. Uno che in Spagna ci è stato, nei Galattici, ha preso in giro il loro allenatore, si è fatto affibbiare un soprannome, “Il merendina”, ed è tornato a casa, per poi fargliela pagare. In che modo? Giocando da fantasista, da genio, non nel senso tattico dei termini, ma in quello sportivo-poetico. Domani gioca Cassano. E sì, perchè il calcio è un gioco. E così chi se ne importa se i campioni inglesi, quelli che hanno le squadre di club che spendono più di Moratti e che vincono (o perdono, nel caso del Chelsea) la Champions, non sono riusciti nemmeno a qualificarsi per l’Europeo, chi se ne importa se i giocatori più ricercati dal calciomercato sono extracomunitari e vengono dai paesi più poveri del pianeta e chi se ne importa delle accuse di censura alla regia austriaca. Domani è in programma una sfida sportiva, come Valentino Rossi contro Pedrosa, Contador contro Riccò, le Ferrari contro Alonso. Dovrebbe essere una festa del Mediterraneo, di quello fatto di sole, terra ed arte: rilassiamoci e concediamoci un’evasione. Zapatero ha pronosticato un 3-2 delle furie rosse, se Berlusconi, senza arroganza o riferimenti economico-politici, gli rispondesse e pronosticasse un bel 2-0 per gli azzurri, per la prima volta sarebbe in sintonia con tutti gli italiani.

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Vince Sella, Di Luca crolla. Contador ha le mani sul Giro

Maggio 31, 2008

Tratto da www.gazzetta.it

di Ciro Scogamiglio

Emanuele Sella, 27 anni, miglior scalatore del Giro. Reuters

TIRANO (Sondrio), 31 maggio 2008 – Emanuele Sella ha vinto per distacco la 20esima e penultima tappa del Giro d’Italia, 224 chilometri da Rovetta a Tirano con le salite di Gavia, Mortirolo e Aprica. Per il 27enne vicentino della Csf-Navigare, vincitore della classifica della maglia verde dei Gpm, si tratta del terzo successo in questo Giro, dopo le tappe di Pampeago e Marmolada. In carriera Sella arriva così a quota 9 vittorie: nella corsa rosa aveva già conquistato la frazione di Cesena nel 2004. Secondo, a 1’04”, si è piazzato Gilberto Simoni, uscito di classifica dopo essere arrivato in forte ritardo nella tappa di ieri. Terzo il campione di Spagna Rodriguez a 1’22”. Il gruppo dei migliori – senza Danilo Di Luca, staccato – è arrivato dopo circa 1’30”: Riccò ha chiuso 4°, subito davanti ad Alberto Contador. Si sono toccati nel finale e sono caduti Van de Broeck e Pozzovivo, classificati comunque con lo stesso tempo di Riccò. Alberto Contador ha conservato la maglia rosa con 4 secondi di vantaggio sul modenese della Saunier Duval. Non è più terzo Danilo Di Luca, arrivato sul traguardo di Tirano insieme a Karpets, staccato di 5’27” dal vincitore Sella e di quasi 4’ quindi dalla maglia rosa. Sul podio del Giro ora c’è Marzio Bruseghin, terzo a 2’. Poi Pellizotti a 2’05”, Sella quinto a 2’35”. Menchov a 2’47”, Di Luca a 4’18”. Simoni è 10° a 6’40”.
LA CRONACA – Partono in 143. Per il primo attacco bisogna attendere 70 chilometri: ci prova l’ex maglia rosa Bosisio, mentre si ritira Siutsou e anche altri tentano la fuga però senza successo. Comincia il Gavia ed è Perez Cuapio a scalarlo più velocemente di tutti. Intanto Contador perde un uomo importante: si ritira il tedesco Andreas Kloden (febbre). Cuapio passa primo sulla Cima Coppi, lo inseguono Baliani e Colom (gregario all’Astana di Contador) che si riportano sul battistrada iin discesa. Il gruppo insegue a circa 5’: tirano soprattutto la Lpr di Di Luca e la Diquigiovanni di Simoni. Comincia il Mortirolo: si stacca Perez Cuapio, Baliani e Colom hanno 3’20” sul gruppo, poi è Colom a proseguire da solo. I passaggi in vetta alla salita più dura del Giro: Colom. A 38” Baliani, Sella, Riccò, Contador, Menchov, Pozzovivo, Rodriguez. A 53” Simoni e Menchov. A 1’08” Bruseghin e Van den Broeck, a 1’36” Pellizotti e Valjavec, a 2’10” Di Luca. In discesa Colom viene raggiunto e i big tornano insieme, tranne Di Luca che insegue a 1’. All’inizio della salita verso Aprica scatta Sella, cercano di andargli dietro Simoni e Rodriguez, mentre Di Luca non riesce a rientrare: la situazione resta cristallizzata fino al traguardo.
AVANTA COSI’ – Il Giro si conclude con la 21esima tappa: una cronometro individuale di 28,5 chilometri pianeggianti da Cesano Maderno a Milano, con il traguardo a Corso Venezia. Da cinque anni la corsa rosa non si concludeva con una prova contro il tempo: nel 2003 vinse Sergej Gonchar e il Giro se lo aggiudicò Gilberto Simoni. Stavolta l’epilogo dovrebbe essere favorevole a Contador, sulla carta più forte di Riccò a cronometro: l’ultimo straniero a vincere il Giro era stato Tonkov nel 1996. L’ultimo – e unico – spagnolo, invece, fu Indurain, primo nel 1992 e nel 1993.
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Giro d’Italia, quanto è dura la salita

Maggio 27, 2008
Pubblicato su Dazebao L’informazione online

di Maurizio Mequio

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ImageE’ un Giro strano e comunque un giro da record. Sì di ascolti per la RAI. Malgrado tutto agli italiani il ciclismo continua a piacere. Iniziate le salite lo share ha toccato picchi del 35,5%. Altro che vallette e danza del ventre. Popolo di poeti, scrittori, navigatori e grandi ciclisti.
Lo sanno bene i tifosi sempre pronti a riempire le strade, ad incoraggiare chiunque dia una sensazione di umano sacrificio. Non a caso Contador ringrazia il Bel Paese e lo fa con umiltà. Ha rinunciato al Tour, la sua squadra non è stata invitata, e si è concentrato sulla corsa in rosa. Paradossi del ciclismo moderno, lo spettacolo resta il caos. L’assenza di punti di riferimento, di continuità dei campioni, ha spiazzato il popolo delle due ruote, ha fatto sballare qualsiasi pronostico. Livellamento dei talenti, questa la parola d’ordine del ciclismo targato 2008. E livellamento delle simpatie. Come averne di particolari, quando nessuno fa il vuoto e nessuno entra in crisi? E’ un Giro ragionato, tutto da scoprire, dove i grandi si guardano da vicino, ancora in attesa di farsi male. Paura o strategie? Poco coraggio, e così l’attenzione vola via, o meglio viaggia verso gli spavaldi outsider delle singole tappe. Ed è loro questa competizione, finora. Evviva Sella, romantico eroe delle montagne, un bis che ha tirato per la maglia gli spettatori, li ha fatti fermare davanti alla tv. Come a dire: “guardate che esiste pure il cuore in questo sport…” Centottanta chilometri in fuga e vittoria sull’Alpe di Pompeago e centocinquanta con altra vittoria da incorniciare al Passo Fadeia, se non è arte questa! La memoria non poteva non tornare lì, agli ultimi uomini capaci di queste imprese: era stato il colombiano Parra a portare a segno l’ultima doppietta in salita -Ortisei, Levigno-, ma nel 1994 e nel 1999 Marco Pantani aveva fatto godere gli italiani tagliando in festa i traguardi di Merano e Aprica e poi quelli di Pampeago e Madonna di Campiglio. E sì, nostalgia canaglia, ma fa parte del gioco. Correre per il paese da cittadina in cittadina è obbligatoriamente guardarsi indietro. Due ruote che passano sotto casa tua e ti travolgono: portano con sé il passato del posto con tutti i suoi interpreti. Il 22 maggio a Cesena c’era stato il pienone per la presentazione della raccolta dvd della Gazzetta “Tutto Pantani. Una vita in salita” ed ha commosso l’intervento del padre quando il Giro è passato nella sua regione, un sospiro ed un pensiero appassionato: “Marco poteva essere qui, a correre”. Ieri altra prova dura, una di quelle vere, che non lasciano scampo alle indifferenze. Immagini poetiche spedite da Plan de Corones. Una cronoscalata violenta che metteva l’uomo contro la montagna, non una semplice salita, ma una rampicata, contro il tempo e contro tutto. Arrivare al traguardo in certi casi è una soddisfazione ed è lecito chiudere un occhio sui distacchi. Il genere della tappa, poi, era di quelli impietosi, solitudine e pedalate. Peccato… Questo doveva essere il futuro, un misto di generi, dove chi sa scalare non si deve difendere dai cronoman di professione, anzi deve rilanciare. Ha vinto Pellizzotti, meritatamente, e con lui la Liquigas, la squadra che tra le polemiche ha ingaggiato Basso, uno che ha pagato e che tirando le somme resta tuttora l’unico vero fenomeno delle corse. Altro assente che fa riflettere. Secondo è arrivato il solito Sella, ottimo l’eterno Simoni, ha confermato la maglia rosa lo spagnolo Contador, eccellente Riccò, si è difeso Di Luca, arrivato ad un minuto e ventitre dal primo della classifica generale. Sei fuori tempo, sei corridori che hanno dato tutto, ma non è bastato, è questo il lato onesto di questa disciplina: si riconoscono i propri limiti, si gira la bici, pronti a dare tutto per migliorare, e si torna a casa, comunque da vincitori. Sono Belohvosciks, Haymann, Sutton, Bossoni, Aperribay e Fothren. Non è finita qui, oggi riposo e poi arriva il più bello -saranno diciannovesima e ventesima tappa a scrivere le pagine più importanti della corsa-, sperando che i grandi facciano i grandi e che i timori di sbagliare e le ansie da grandi affermazioni lascino spazio a quello che vuole la gente: le pazzie sportive stile Pirata.