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La relazione Dia: ‘ndrangheta leader delle droghe, camorra in stile gangster

Settembre 30, 2008

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Il crimine è ormai globale
e si nutre di affari e connivenze

E’ un essere immondo, la mafia. Prende botte, ma si riorganizza. Cambia forma e si rilancia, grazie ai suoi “nuovi” alleati: gli imprenditori e le organizzazioni del crimine straniere. Questo emerge dal rapporto della Direzione investigativa antimafia, presentato ieri al parlamento e al ministero dell’interno sulle attività e i risultati raccolti nel primo semestre del 2008. «Le dinamiche del crimine organizzato di matrice mafiosa mostrano di mantenere i caratteri della pervasività nelle regioni tradizionalmente afflitte dal fenomeno e di ricercare nuove e sempre più remunerative proiezioni sul territorio nazionale, come in diversi Paesi esteri, anche se non sono trascurabili i portati delle tante disarticolazioni del tessuto delittuoso».
L’arresto di Lo Piccolo, il 5 novembre del 2007, ha prodotto una struttura meno verticale, una rete del crimine che, da una parte aspetta di trovare nuove personalità accentratrici, e lo fa a suon di pistolettate – l’omicidio del reggente di Porta Nuova, Nicolò Ingarao, ad esempio – dall’altra si alimenta con le amicizie. «Le investigazioni recenti – afferma la Dia – hanno riscontrato una forte fluidità della struttura, con spostamenti degli uomini d’onore da uno schieramento all’altro». Una «fase di stagnazione» che potrebbe esplodere da un momento all’altro: «Non è possibile – continua la relazione – prevedere quale sarebbe l’influenza dei capi detenuti Inzerillo e Gambino, se si decidesse di farli rientrare nell’ambiente mafioso siciliano». L’avvicinamento delle cosche, quella siciliana e quella americana, potrebbe essere stata solo rinviata, anche dopo gli 80 arresti dell’operazione “Old Bridge”.
Nel frattempo l’industria mafiosa non ha affatto diminuito i suoi loschi traffici, anzi «ha mostrato notevoli capacità di infiltrazione nel mondo imprenditoriale e nella pubblica amministrazione locale – spiega il rapporto – servendosi di sofisticati metodi collisivi e corrutivi» e ha sfruttato puntualmente ogni occasione gli sia capitata davanti, come nel caso «degli illeciti concernenti il lucro sui rifiuti». Le prove dell’ottima salute del male non finiscono qui. La Dia ha ricevuto dall’Ufficio italiano cambi ben 6.092 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. E sorpresa: il 57,72% delle segnalazioni sono pervenute dal Nord, il 25,97% dal Centro e il 31,31% dal Sud e dalle isole.
Allarmante anche lo stato della ‘ndrangheta, che ha aumentato i suoi tentativi di penetrazione negli appalti pubblici «con più vivo interesse per gli indotti della sanità, nel ciclo dei rifiuti, negli investimenti dell’edilizia e nella pubblica amministrazione locale». Non più solo narcotraffico, a quello sembrano pensarci le organizzazioni straniere, le new entry della malavita italiana. I sud americani e i nigeriani avrebbero ottenuto il via libera alla gestione del mercato delle droghe: non più solo manovali del settore, ma veri e propri “soci”. E’ una mafia «globalizzata», denuncia la Dia, che pone l’accento sulla «necessità di ricorrere a pertinenti metodologie di analisi e di indagine» per comprendere le «nuove opportunità» mafiose del panorama contemporaneo, al fine, soprattutto di «equalizzare al meglio le esistenti capacità di contrasto dello spazio giuridico internazionale». Un giro miliardario ininterrotto, capace di raggirare qualsiasi controllo di sicurezza, riguarda il traffico illegale di merci e uomini. E’ qui che i criminali di Italia, Albania, Romania, Maghreb e Cina hanno consolidato le loro relazioni. Il contrabbando passa per i porti di: «Gioia Tauro, Napoli, Salerno, i porti pugliesi, quelli siciliani, per il sud del Paese; Civitavecchia, Ancona e Livorno per il centro; i porti liguri e Trieste per il Nord». Ma non sono «da sottovalutare i varchi doganali aeroportuali». I nordafricani sarebbero i delinquenti in maggiore ascesa, vi sarebbe la «possibilità di un ulteriore progressivo avvicinamento tra loro e ambienti fondamentalisti per finalità di finanziamento».
Per quanto concerne la prostituzione, poi, nemmeno la legge Carfagna ha scalfito le strategie delle alleanze mafiose e secondo la Dia anche le donne cinesi, che prima lavoravano da casa, verranno messe su strada (al momento il fenomeno «è segnalato solo al Nord»). La Camorra, infine, ha consolidato il suo modello «gangsteristico». L’aumento degli omicidi nel casertano, 6 rispetto a 1 dello scorso anno, lascia supporre un riassetto a breve termine degli equilibri all’interno del «cartello dei Casalesi. Il quale esprime un’architettura criminale aderente al modello mafioso classico». La Dia ha anche spiegato il forte valore simbolico dell’occupazione logistica di uno stabile, prima in possesso dei camorristi, da parte del pool investigativo dislocato a Casal di Principe, ribadendo che la confisca dei beni è l’antidoto più efficace nei confronti della malavita.

Un commento

  1. [...] giorno dopo che un commando di assassini travestiti da uomini della DIA agisce senza ostacoli e stermina sette incidenti umani di colore, altri incidenti umani di colore [...]



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