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Primo giorno di scuola ed è subito protesta

Settembre 16, 2008

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Per chi suona la campanella? «Suona per te», citando John Donne. Primo giorno di scuola nella maggior parte delle città italiane e subito proteste. Vestito a lutto il personale docenti fiorentino, corteo spontaneo composto da mille persone nel centro di Genova e ragazzi in mutande con orecchie d’asino a viale Trastevere.
Alla Iqbal Masih, scuola elementare del quartiere romano di Centocelle, bambini, genitori e maestri hanno addirittura fatto scattare la prima occupazione dell’anno: «E’ dal 4 settembre che siamo in stato di assemblea permanente», afferma un genitore. «E’ giunta l’ora di fare qualcosa di più. L’occupazione durerà una settimana, ma già per domani (oggi, Ndr) è previsto un sit-in sotto Montecitorio». All’entrata dell’edificio un grande striscione: «Da bamboccioni a burattini, il passo è breve con la Gelmini». Sono le 14.00, da un’ora e mezza sono terminate le lezioni, decine di bambini giocano nel giardino, le loro mamme sono dietro a un banchetto, pronte a volantinare. Per autofinanziare la protesta si vendono delle magliette, portano una scritta: «Il futuro dei bambini non fa rima con …». Un signore, aspetta il primo cambio di turno: «Sono un artigiano, devo andare a lavorare, tornerò alle 6 con i sacchi a pelo». E spiega: «Sulle t-shirt c’è il motto del coordinamento romano. Sono settanta le scuole che vi partecipano». E’ ora di pranzo, ma si susseguono le chiamate in segreteria da parte dei giornali, alcuni inviati hanno pranzato nel cortile assieme ai maestri: «E’ strano tutto questo interesse. Forse c’è qualche scontento anche all’interno del centrodestra», commenta Carla, una madre. «Questa è sempre stata una scuola sperimentale: teatro, interdisciplinarietà, incontri pomeridiani e dibattiti con la cittadinanza. Ora tutto rischia di saltare». Il leitmotiv della protesta è il No al maestro unico. «Da quando andavamo a scuola noi, sono cambiate molte cose», spiega un insegnante. «E’ cambiata anche la famiglia. Oggi una coppia su tre si separa nell’arco dei primi sette anni di matrimonio. Una volta le donne restavano a casa e lavoravano solo gli uomini. Il maestro unico è figlio di quella società lì, una società contadina, per non dire maschilista». Interviene una sua collega: «C’è tutto un aspetto sociologico che rischia di essere annientato. La sterzata del governo è un addio al tempo pieno. Questo crea almeno tre problemi fondamentali: per i genitori, l’impossibilità di organizzarsi le loro giornate lavorative; per noi maestri, la solitudine, l’impossibilità di confrontarci e l’incertezza di operare al meglio; per i bambini, meno laboratori e il rischio di restare stritolati in un solo modello educativo». Riprende il maestro: «Si torna indietro di 23 anni. Nel 1985 c’era un’attenzione diversa sulle riforme. Il mondo accademico che fine ha fatto? Perché non interviene?». La direttrice Simonetta Salacone spiega la protesta attraverso gli occhi degli alunni: «La scuola è soprattutto rapporto sociale. E’ normale che questa esperienza sia avvertita dai più piccoli come un gioco. La ludicità, aspetto curato nel tempo pieno, è un bene che salvaguarda anche gli adulti dal diventare anziani. La partecipazione attiva dei genitori è un altro segnale importante: insieme conosciamo meglio i ragazzi e forse questi crescono meglio. Occorre dargli tanta fiducia». Poi pensa al futuro imminente: «Sarà una scuola depressa. Docenti anziani sempre più frustrati e docenti giovani super precari. Famiglie confuse, molto confuse. Tempo pieno in esaurimento che andrà sostituendosi con spezzoncini di attività, pagate privatamente dai genitori. Ordine e disciplina. Nessun merito, pochi punti di riferimento. Sarà una scuola che riprodurrà diseguaglianze e lo farà frantumando il rapporto con le nuove generazioni». La Iqbal Masih è vicina al campo rom più antico della capitale, il Casilino 900: «Abbiamo diversi bimbi rom, anche di altri campi», afferma la direttrice. «Sono bravissimi, l’unico problema è la frequenza. Ovviamente con gli sgomberi i genitori sono costretti a non mandare i figli a scuola. Per quanto concerne l’insegnamento della lingua per i ragazzi stranieri, e comunque l’assistenza, con i tagli del governo saranno drasticamente penalizzate». Reazioni dure da parte dei politici della “Jurassic School”. La Mariastella nazionale su tutti: «E’ vergognoso strumentalizzare i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche». Gli risponde un rappresentante del coordinamento romano genitori-insegnanti, tiene per mano la figlia sorridente, lei gli fa l’occhiolino: «Dormiamo qui stanotte, vero?» Lui annuisce e: «Conosciamo la sensibilità dei nostri piccoli. Per loro è una importante dimostrazione di essere parte attiva nella scuola. Come di tutta la società che hanno attorno. La si smettesse, invece, di fare cassa sulle spalle dei più deboli».
Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil, promette battaglia al governo: «Contro il parere del mondo scientifico e culturale, la Gelmini si è improvvisata pedagogista per fare il braccio armato di Tremonti. Siamo solo all’inizio di un anno scolastico che si annuncia molto caldo… ».


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