
Rom, dai campi abusivi alla strada: “bambini violentati dalla politica”
Agosto 30, 2008Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Milano e Roma: a sgomberi e impronte non seguono le reiscrizioni dei bimbi rom e sinti nelle scuole
Si avvicina il primo giorno di scuola, ma non per tutti. La politica delle impronte digitali e degli sgomberi ha prodotto la sua prima vittima: la scolarizzazione dei bambini e delle bambine rom. A denunciarlo le associazioni e gli operatori del settore sociale di Lazio e Lombardia. Regioni che da sole ospitano il 34,2% degli iscritti dello scorso anno. Giorgio Bezzecchi, vicepresidente di Opera Nomadi, afferma: «Il procurato allarme di questa estate ha creato solo nuovo disagio sociale». «Chi è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni – spiega Bezzecchi – o per paura, o perché sgomberato, ha perso tutti i suoi punti di riferimento. A Milano ci sono 5200 tra rom e sinti, di questi solo 1200 vivono negli 11 campi comunali. Il 50% è italiano, ma, cosa più importante, quasi la metà ha meno di 14 anni. Attenzione, parlare di rom e sinti significa sempre parlare di bambini. Purtroppo qualcuno se lo è dimenticato». Le famiglie che hanno lasciato le loro abitazioni sarebbero rimaste nel capoluogo lombardo, «qualcuna è momentaneamente ferma nell’interland», ma avranno bisogno di tanto tempo prima di trovare una loro stabilità.
«I danni di certe iniziative politiche – continua il vicepresidente di Opera Nomadi – si moltipicano nelle fasce deboli e hanno degli effetti inimmaginabili. Sono stati interventi che riflettono quelli fascisti del 1941. Non è errato affermare che i problemi psicologici che ne derivano possano essere paragonati a quelli prodotti dai censimenti e dagli internamenti di un tempo». Gli sgomberi a Milano sarebbero continui, quotidiani e le conseguenze prevedibili. Valerio Pedroni, un operatore sociale, ha raccontato a Redattore Sociale : «L’associazione dei Padri Somaschi ha seguito diversi campi abusivi, compreso quello della Bovisa, evacuato lo scorso 1° aprile. Fino alla primavera vi avevamo raccolto una trentina di preiscrizioni. Ora le situazioni monitorate sono 12, e solamente 5 o 6 corrispondono a ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato». L’associazione Nocetum aveva seguito i bambini del campo di via San Dionigi, sgomberato un anno fa e conferma: «Adesso sono quasi irreperibili. Per loro il prossimo anno scolastico resta un punto interrogativo». Stessa storia a Roma, dove un assistente sociale del V municipio spiega: «In situazioni di difficoltà non si sa nemmeno come muoversi. Un po’ perché alcuni rom non conoscono la lingua o gli sportelli a cui rivolgersi, un po’ perché non sempre le scuole son ben disposte nei loro confronti. Queste avrebbero il dovere di accettarli, ma in alcuni casi pongono il problema delle vaccinazioni e li rifiutano. E’ ovvio che i bambini siano vaccinati, ma non avendo i documenti, non possono dimostrarlo». E continua: «I mediatori interculturali ci sono, ma hanno un costo che non sempre può essere supportato. Da parte loro, le strutture scolastiche sono impreparate a assorbire venti nuovi iscritti da un giorno all’altro e i genitori continuano a lamentarsi del fatto che questi siano più grandi dei loro figli». Sergio Giovagnoli dell’Arci precisa: «Occorre fare una distinzione netta tra scolarizzazione nei campi attrezzati e in quelli abusivi. Nei primi continuerà, nei secondi la situazione è notevolmente peggiorata». Dello stesso avviso Paolo Ciani della Comunità di S.Egidio: «I dati sulla scolarizzazione del ministero fanno riferimento ai bambini “regolari”. Ma è nei campi non autorizzati che permangono i problemi di interruzione. In questi casi sono le famiglie a iscrivere i bambini e non li dichiarano come rom». I dati ufficiali parlano di 12.342 bambini rom iscritti nelle scuole italiane lo scorso anno. Secondo le audizioni del gruppo di lavoro che sta stendendo il Piano nazionale infanzia 2008/2009, in Italia «ci sono 35mila rom tra i 6 ei 14 anni e 70mila under 18». La maggior parte degli alunni frequenta la scuola primaria, si dimezza alla scuola secondaria e solo in 300 si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado. «Le medie son più impegnative – spiega Ciani -. E’ l’età dell’adolescenza ed è qui che i ragazzi si tirano indietro. Occorrerebbero delle borse di studio, invece la realtà vuole che a metà anno ancora non siano arrivati i libri di testo». Il presidente della Federazione rom e sinti, Nazareno Guarnieri è deciso: «Sì, c’è un forte rischio che le iscrizioni diminuiscano. Non si possono fare numeri precisi. Alemanno aveva parlato di 5500 rom seguiti in città. Calcolando gli abusivi alcuni hanno parlato di 12mila persone: molte di queste sono bambini. Gli sgomberi portano la gente per la strada senza alcun progetto di vita. E’ difficile integrarsi, lo è anche per gli italiani, basta pensare a ciò che è accaduto con la comunità di Campo Boario. Come spiegare ai nostri figli la storia delle impronte e della schedatura? Si respira violenza e non accettazione, sono preoccupato. Non c’è un progetto serio di integrazione che colleghi scuola, sanità e lavoro. Questo governo ha reso i rom dei capri espiatori di tutto quello che non va. Il risultato? I bambini rom e sinti sono stati violentati dalla politica». La Federazione aveva proposto un progetto per il primo giorno di scuola: «Avremmo voluto far riunire i ragazzi in una struttura con il sindaco o un assessore che gli desse il benvenuto scolastico, che gli dicesse: “La scuola è anche per voi”. Abbiamo incontrato 1000 difficoltà di ordine economico e politico, probabilmente non se ne farà più niente. Ma la Gelmini dove è?»
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