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Foto Reuters
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Le armi dell’esercito italiano nelle mani degli istituti di vigilanza privata. E’ il sito Internet dell’esercito a spaventare – veramente – la cittadinanza in materia di sicurezza. Un bando di gara su tutti, quello pubblicato il 19/06/08 “Appalto per Servizio di vigilanza esternalizzato a favore di strutture militari”. Luigi Marco Comellini, responsabile del dipartimento rapporti con le Forze armate della Dc, denuncia: “Nei depositi non ci sono caramelle, ma bombe a mano, mitragliatrici, laser illuminanti, proiettili e esplosivi. Affidarli alle guardia giurate mette a rischio tutto il Paese”. Lo Scalilli/Corleone di Palermo, il deposito di Cecina, quello di Bari e il Nera Montorsini, sono tra i 10 siti di tipologia A1 da sorvegliare: “Sono tutti ubicati nel centro-sud e isole, – spiega il maresciallo – alcuni in prossimità di località ad alto interesse turistico o grandi città. Mi chiedo perché i militari siano stati messi a controllare le fermate della metropolitana e non siano stati utilizzati per questi depositi. Per lo più è noto che in passato si siano verificate delle violazioni nell’accesso a queste strutture”. La polemica era iniziata nel gennaio 2003, quando Martino rispose: “Sarà per poco tempo”. Da allora il servizio è stato rinnovato fino ad oggi. Il bando da 1.600.000 euro, iva esclusa. Non è l’unico del genere, altri, usciti nei mesi di luglio e agosto, hanno riguardato le aree del Nord. Sono appalti che coprono tre mesi, da ottobre a gennaio 2009: “Una volta questo servizio veniva fatto fare a chi svolgeva il servizio di leva, poi è stato esternalizzato. Dare a persone non preparate la possibilità di accesso a certe informazioni non è sicuro. Inoltre nei vecchi bandi erano previste cinque unità per sito, ora saranno ridotte a tre”. In allegato ai bandi, sono stati messi a disposizione di tutti i disciplinari tecnici: “E’ incredibile – risponde il maresciallo – ognuno ora potrà presumere che un vigilante resterà all’ingresso a controllare gli accessi e due saranno di ronda. Se si conoscessero anche le misure dei depositi, si potrebbe calcolare quanto impiegano le guardie a fare il loro giro di controllo”. Ma i militari che fine hanno fatto? “Si calcola servano ancora 10-15.000 unità. Quelli impiegati nelle città hanno fatto clamore e per me sono serviti, ma erano pochissimi. Per la vigilanza dei siti A1 in tutto verranno spesi quasi 6.500.000 euro. Con gli stessi soldi si sarebbero potuti stabilizzare i precari. I volontari a ferma breve. Avremmo dato lavoro a 350 persone formate e cresciute nell’esercito e sarebbero state garantite ben 35 unità per deposito”. Sui tagli alle forze dell’ordine: “Tre miliardi in meno a polizia e militari, si è scelto di spendere per le armi. Sotto il governo Prodi sono stati acquistati due sommergibili e ancora oggi si punta su nuove tecnologie e giocattolini inutili, basta pensare alle decine di caccia MX, poi messi sotto sequestro. Erano bare volanti. Anche i servizi di riparazione dovrebbero essere assegnati ai militari. Smettiamola di regalare danaro a Finmeccanica”. Lo chiamano “il maresciallo che difende i diritti”, ma quanto costano certe prese di posizione? “Sono sotto inchiesta e come me tanti altri. Io parlo perché ho scelto di fare politica. Sono sospeso dal servizio da quando mi sono messo in malattia, un anno fa”. Dire ai giornali che qualcosa non va costa caro. Lo sa bene Comellini che chiese maggiori diritti sindacali e regole trasparenti sull’avanzamento di carriera. Lo sanno Guido Guasconi, maresciallo dell’aviazione, che denuncia le paghe spropositate elargite nella missione in Libano, e Amedeo Berdozzo, tenente colonnello dei carabinieri, che “difendendo l’onore” delle forze dell’ordine, si dichiarò favorevole alla commissione di inchiesta sui fatti di Genova. Tanti altri come loro: tutti puniti…
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