h1

Sicurezza, corteo a Aprilia. Una bambina: “Italia agli italiani”

Agosto 23, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione

Circa 300 persone nel paesino del tabaccaio che ha ucciso un romeno dopo un furto: “Ha fatto bene, che altro doveva aspettare?

Cristo si è fermato a Fossignano, nella periferia di Aprilia. Ieri è stata la volta della manifestazione cittadina “per la sicurezza”, a tre giorni dalla morte di un ragazzo romeno. Era stato ucciso da un tabaccaio mentre fuggiva dopo aver rubato nel negozio. “Questa è una terra di mezzo, abbandonata da Dio. E’ piena di ladri, l’unica cosa che ci rimane è la pistola”, questo il ritornello degli abitanti del posto. Una strada lunga 8 km che collega Ardea alla Pontina, costeggiata da immensi campi, per lo più abbandonati, e costruzioni, per lo più abusive. Ore 16.00 al bar dietro la pompa di benzina. “Qui sono tutti ladri. – afferma il gestore – Guarda la vetrata, è rotta. A me hanno provato a rubare ben otto volte. Anche io gli ho sparato”. Ha tirato su una parete, dietro i videopoker: “Sono costretto a vivere là. Ce l’ho una casa, ma non c’è alternativa”. Un cliente: “Sono gli zingari, non ci nascondiamo. Vivono nelle grotte, hanno occupato le case nella campagna, oppure hanno piazzato le loro roulotte dove meglio gli faceva comodo”. Il paese è tutto raccolto intorno al tabaccaio: “Ha fatto bene, erano in quattro. Lui abita sopra al suo locale. L’avevano chiuso in casa, fermando la porta col fil di ferro. Lo hanno minacciato: “Non scendere o ti ammazziamo tutta la famiglia”. Lo avevano derubato altre volte, ma che doveva fare?”, afferma un 19enne che è appena rientrato dal lavoro. “Il comune non esiste – riprende il padrone del bar – la polizia non si vede mai, se ne fregano tutti. Qui non c’è nemmeno la mafia, quella riguarda le amministrazioni, le città, questa è Fossignano, non la Campania. Non è nemmeno Aprilia oppure Latina, siamo soli. Aspettiamo un piano regolatore da una vita”. Ore 17.10, due storie di romeni, uno lavoratore, l’altro disoccupato. “Alle 5.00 mi faccio trovare pronto, ci vengono a prendere e faccio la mia giornata da muratore, fino a quest’ora. Purtroppo capita anche che non ti paghino”, afferma il primo. Il secondo: “L’altra mattina tornavo da una nottata con gli amici, mi avvicino a un negozio con la serranda socchiusa e mi vedo un tizio correre incontro con il “ferro” in mano. Dicono che creo problemi e allora?”. Ore 17.40 davanti al tabaccaio dove martedì è successo il dramma. Quattro poliziotti: “La situazione è facile: sono questi nomadi. Qui non hanno paura di niente. Campi organizzati non ce ne sono, forse uno a Pomezia, si arrangiano e poi delinquono”. Al bar accanto al tabaccaio: “I poliziotti… il commissariato è a 15 Km da qui. Quando li chiamiamo ci mettono una vita prima di arrivare. La notte non sono mai passati, ci hanno detto di pagare la vigilanza privata. Ma quella costa!” Un signore anziano: “Davide è un grande lavoratore, ora è in difficoltà. E’ dimagrito 7 chili in tre giorni. Ha moglie e due ragazze, ha la vita rovinata, ma non è colpa sua. Qui tagliano le serrande che è una meraviglia. Una volta ci hanno scardinato le inferriate e si sono portati via le macchinette da gioco. Alla farmacia qui vicino ancora peggio: due rapine a volto scoperto”. Una ragazza bionda tiene aperto il tabacchi che era stato derubato: “Stiamo male, molto male, capiteci”. Ore 18.00, a metà di via Fossignano, davanti alla chiesa di Santa Maria della Speranza, a mezz’ora dall’inizio della manifestazione. “Partiremo da qui e arriveremo alla piazzetta davanti a casa di Davide”, spiega un referente del comitato organizzatore. “Chiediamo aiuto. Siamo disperati, non ce l’abbiamo con i romeni in quanto tali, ma con le organizzazioni criminali. Sì, sono organizzati. Rubano nelle case, ogni giorno. Ma prendono anche sigarette e medicine. A chi le rivendono? Chi gli commissiona i furti? Potrebbe esserci la camorra dietro queste azioni. Inoltre rischiano la pelle, ma devono farlo. Qualcuno glielo permette”. Ore 18.30 inizia la manifestazione: quasi 300 persone, tutte inviperite. “Non ero razzista, mi ci hanno fatto diventare”, afferma una signora. “Ti ci hanno fatto diventare e chi? Te lo dico io, i politici. – gli risponde un amico – Destra, sinistra, queste sono cazzate da queste parti. Uno schifo”. Dei signori tatuati: “Devono tornare al paese loro, questi c’hanno i soldi e io mi sento un ladro a casa mia”. E una donna: “Le nostre nottate? Al telefono perché è matematico, qualcuno ha subito una violenza”. Davanti al corteo una bambina con un cartello: “L’Italia agli italiani”. Poi gli striscioni: “Solidarietà per Davide” e “Basta, vogliamo più tutela”. Ma pochi giorni fa c’è stato un morto: “Ci dispiace – afferma un anziano – se chi ha sparato potesse tornare indietro non lo farebbe più. Ma ora si parla di noi. Questa è campagna. Il quartiere è sorto negli anni ottanta e ora ha 6mila abitanti. Le scuole non sono raggiungibili a piedi e chiedi alle forze dell’ordine…Ci sono 433 denunce presentate per furti e rapine. Niente da fare, saremo costretti ai turni per le ronde”. Dei ragazzi: “Questi sono i nostri genitori, è il loro modo di pensare. I media liquideranno tutto come una manifestazione in un quartiere fascista, ma non è così. Per tenere qui i giovani, per tenerli lontani dalle droghe o da semplici derive razziste, devono intervenire le istituzioni”. E conclude il ragazzo: “Pochi vanno all’università, qui si va a lavorare presto. Avevamo costruito un campo da calcio, ma ci hanno rubato le luci e distrutto lo spogliatoio. Non credo che criminalizzando una persona, oppure affidandosi al fucile, si risolvano i nostri problemi”.

Lascia un Commento