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Manifestano contro i furti. Sono stranieri

Agosto 12, 2008
Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Roma sicura, ma non per i commercianti cinesi e bengalesi di Piazza Vittorio

Ore 10 a Piazza Vittorio, Roma. Negozi con le serrande abbassate e centocinquanta persone che chiedono aiuto a governo e forze dell’ordine. E’ la manifestazione per la sicurezza dei commercianti stranieri del quartiere multietnico della capitale, l’Esquilino. Cinesi e bengalesi insieme, con dei cartelli colorati al collo: «Più pace, più sicurezza. Basta con le rapine». Il gestore di un negozio di vestiti afferma: «Il governo punta forte sulla lotta alla criminalità. La polizia e i carabinieri sequestrano sempre più merci agli ambulanti, ma a noi chi ci pensa?». Poi un bengalese:« Ci rubano ogni giorno. Non se ne può più. C’è chi dorme in negozio per stare tranquillo. C’è paura, tanta paura». La manifestazione vuole dimostrare una comunità straniera compatta:«Non c’è invidia tra di noi. – afferma un commerciante cinese – L’altro ieri una ragazza è stata scippata, è caduta a terra e si è fatta male. Aveva tanti soldi con sé. Non sappiamo più dove tenerli». E una ragazza: «A me hanno rubato a casa questo mese, ora i soldi li porto tutti in borsa». Lo scorso 3 agosto, il fatto più eclatante: “una rapina con buco” in una gioielleria. «Sono entrati dall’appartamento di sopra – racconta il figlio del proprietario – hanno bucato il solaio, disattivato l’allarme e aperto la cassaforte con la fiamma ossidrica. Siamo in sei a casa, mio padre è venuto dal Bangladesh 25 anni fa, aveva solo 600 grammi d’oro. Piano piano con tanta fatica siamo riusciti ad aprire un negozio. Ora è tutto distrutto. Ci hanno rubato 200mila euro in oggetti preziosi e 10mila euro in contanti». Hossain spiega che l’oro per i bengalesi ha un valore particolare:«Quando ci si sposa è il regalo privilegiato. Un uomo deve regalarne un certo peso alla moglie e lei lo dovrà conservare in casa. Nella nostra cultura più si tiene a una persona, più regalare oro è indicato. Le signore quando escono ne indossano molto, non per farsi vedere, ma perché le rende importanti a livello sociale». Hosne Ara Begum, rappresentante della consulta delle comunità straniere, spiega che «i bengalesi a Roma sono 30mila e nel quartiere dell’Esquilino sono più di 4mila». Pang Yongchang, rappresentante dei commercianti cinesi, sostiene che molte violenze all’Esquilino non vengano denunciate: «Esiste anche un problema racket, ma non sempre ci si rivolge alle forze dell’ordine. Per noi è difficile, non tutti conoscono l’italiano». Una bambina piange: «Spero che le cose cambino, sono nata in Italia e vorrei vivere serenamente come tutti i miei compagni di scuola». Poi un signore anziano si rivolge alla piazza: «Il mio negozio è in Via Leopardi, quando sono arrivato non c’era nemmeno la luce. Siamo stati noi stranieri a “costruire” questo posto pagando degli affitti al triplo di quanto li avrebbero pagati gli italiani. Meritiamo rispetto». Dall’altra parte della strada ci sono tre pattuglie dei carabinieri che affermano: «Se mettessimo a confronto le denunce pervenuteci qui con quelle dei commercianti italiani a Monte Sacro, avremmo un rapporto di 1 a 10. Stanno esagerando». Sul fatto che molti non denuncino le violenze subite:«Potrebbe essere, ma allora è un problema loro, dei bengalesi. I cinesi collaborano di più, ci riferiscono anche dei litigi tra connazionali».

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