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Pacs “di fatto”. Muore il compagno lo risarciscono

Luglio 27, 2008

Di Maurizio Mequio -Pubblicato su Liberazione
Quaranta anni insieme poi un dannato incidente. Una coppia divisa dalla cattiva sorte. Un signore francese di ottanta anni investito a morte mentre attraversava la strada. La sua metà rimasta sola e sofferente al Lido di Venezia. Era una coppia gay. A riconoscere il loro legame sono state le Assicurazioni Generali, liquidando il risarcimento economico del danno al vedovo.
Una caso unico in Italia, destinato a fare scuola. «Non c’è stato bisogno di nessuna causa – spiega Augusto Palese, l’avvocato che si è occupato della vicenda -. I due si erano uniti civilmente a Parigi con il patto civile di solidarietà. Ho argomentato che le Generali, presenti in Francia, avrebbero in quel Paese equiparato la vittima dell’incidente al marito del mio assistito. Se ciò era valido nel paese transalpino doveva esserlo anche qui. La compagnia ha accolto la mia tesi con disponibilità e grande attenzione alle nuove sensibilità sociali. Era doveroso perché si era di fronte a un’unione bella e buona. Non poteva non parlarsi, per chi aveva perso il proprio compagno, di prossimo congiunto».
Una tesi che ha spazzato via alcune incongruenze della società italiana. Il risarcito, anche lui francese, ma da molti anni residente a Venezia, rischiava di vedersi negare qualsiasi legame col congiunto, qualsiasi rapporto di parentela e parte dei suoi diritti ad amare e soffrire per una persona dello stesso sesso. L’uomo nel gennaio scorso, dopo l’incidente, si era già imbattuto contro la burocrazia italiana. Ci vollero due settimane per dare degna sepoltura al suo compagno. Alle istituzioni venete non fu sufficiente la parola del vedovo per procedere alla cremazione del morto.
Una realtà, quella nostrana, molto indietro rispetto ai grandi Stati europei. In Francia, Paese co-protagonista della storia, è bastata una Legge, 9 anni fa, la 99/944, per chiarire una volta per tutte le posizioni di chi non era riconosciuto coniuge perché privo degli attributi cattolici della famiglia. «Il patto civile di solidarietà è un contratto stipulato da due persone fisiche maggiorenni, di sesso diverso o del medesimo sesso, per organizzare la loro vita comune». Occorre registrare il proprio rapporto nella cancelleria del tribunale di grande istanze di residenza e finalmente si è tutelati, come conviventi, e non solo. Viene riconosciuta legalmente una scelta di «aiuto mutuo e materiale». Via libera ai diritti all’assistenza e all’accesso all’eredità. E, orrore per i benpensanti italici, è prevista la possibilità, veloce, unilaterale, di mettere fine al patto, notificando al coniuge la propria decisione e inviandone una copia in cancelleria.
La famiglia non è un fatto di morale religiosa, ma di persone. Anche il mercato sembra aver iniziato a capirlo. Da anni in Francia chi propone mutui, fondi pensionistici e assicurazioni per la vita ha smesso di fare finta di nulla. Ha aperto gli occhi sui propri clienti, proponendo degli specifici contratti a seconda delle esigenze degli assistiti. La neonata April, ad esempio, ha sfruttato il vuoto di mercato lasciato scoperto dalle discriminazioni nei confronti delle coppie gay, per fare la sua fortuna. La società si è specializzata nell’offerta di prestiti immobiliari a chi, si era visto sbattere la porta in faccia perchè omosessuale. Non accontentare un cliente significa perderlo. E il denaro non è cieco di fronte ai numeri della comunità Glbt.
Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Italia ha commentato con soddisfazione il risarcimento del coniuge francese: «All’estero tutte le imprese sono pronte a riconoscere le unioni omosessuali. Questo caso è importante perché apre, in Italia, nuove prospettive in altri ambiti. In autunno lanceremo il registro autogestito delle coppie di fatto. Già da ora chiediamo alle imprese, alle banche, di riconoscere gli stessi benefit delle coppie eterosessuali alle coppie omosessuali. Il mercato sa bene che questa questione va risolta. Il nostro registro sarà organizzato in modo serio con crismi che potrebbero fare diritto, certamente privato, ma anche pubblico». E ha concluso: «Tutto dimostra la necessità di affrontare un tema di cui centro-destra e centro-sinistra hanno smesso di parlare, quello delle coppie di fatto».

27/07/2008

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