
di Maurizio Mequio e Aldo Ciummo
Il 27 giugno scorso abbiamo raccolto la testimonianza di una rifugiata congolese a Roma, il nostro è stato un semplice colloquio per iniziare a comprendere quale è la storia di un rifugiato in Italia. Incontrare un rifugiato è, a detta di molti, una consuetudine che accomuna milioni di italiani, ma scoprirlo tale, nella sua intimità, ascoltando la sua storia, è un risveglio, dall’oppio del sentirsi padroni delle proprie città. Rifugiato politico non significa clandestino e clandestino non significa illegale… La comunità congolese in Italia è poco consistente, ma incontra-ha incontrato delle difficoltà. La sensazione che abbiamo avuto è che queste difficoltà possano essere legate all’indifferenza delle Istituzioni italiane, e degli italiani, nei confronti di tutte le persone che chiedono asilo. Frutto di una banalizzazione eccessiva del solito discorso sul problema immigrazione, e di uno scellerato criterio della notiziabilità delle guerre e delle crisi mondiali.

