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Obama contro McCain: impazzano i sondaggi

Giugno 23, 2008

Obama contro McCain: impazzano i sondaggi

di Maurizio Mequio

(pubblicato su Dazebao L’informazione online)

Quella tra Lady Clinton e Barak Obama è stata solo un antipasto della lunga corsa al voto americana. Una semifinale, che ha decretato il secondo finalista, quello che ora dovrà incontrarsi con John McCain. Ma perchè tanta enfasi sulle passate primarie? A spiegarlo ci hanno pensato i risultati dei primi sondaggi sull’orientamento di voto alle Presidenziali: il candidato democratico è nettamente in vantaggio sul repubblicano. Le ricerche della rivista Newsweek segnano un sonante +15%. Altra storia rispetto alle primarie italiane, all’euro di sottoscrizione ed al milione di partecipanti raccolti da Prodi o Veltroni: qui in ballo c’era una strada ben spianata verso il trono più importante del pianeta.

Le luci del palcoscenico si spostano da un ring all’altro, ora è la volta del militare McCain. In sordina, pian piano, i repubblicani usciranno alla scoperta ed a dimostrarlo è l’impennata della raccolta fondi degli ultimi mesi. Se fino a maggio McCain viaggiava con una media di 15 milioni contro i 30 milioni di Obama, ora ha raddoppiato ed equilibrato la gara. Si constata però un Obama più forte, che parte con dei vantaggi: la simpatia della gente, dovuta anche al bassissimo livello di consenso raggiunto in contemporanea dall’amministrazione Bush; il consenso mediatico internazionale, che sembra non scalfibile nemmeno da piccoli scandali privati o gaffe religiose-interculturali; la dimostrazione della propria forza. Un Obama più forte, questa è la notizia. Nessuna stanchezza, partito democratico che si sta rinsaldando ed un dato di fatto oramai conclamato: Barak ce la può fare. Anzi, per alcuni, solo lui ormai può perdere la partita.

Secondo i 1010 adulti intervistati tra il 18 ed il 19 giugno da Newsweek, ovvero dopo più di dieci giorni dal riconoscimento della sconfitta da parte di Hilary Clinton, il 51 per cento dei votanti lo avrebbe già scelto, e solo il 36 per cento gli preferirebbe John McCain. La rivista ha esplicitamente intitolato: “Finalmente inizia l’ora di Obama”. Solo il 14 per cento delle persone ascoltate si è dichiarata soddisfatta dell’attuale gestione politica-economica del Paese, lo stesso dato del giugno 1992, quando la recessione contribuì alla vittoria di Bill Clinton contro George H.W. Bush alle elezioni tenutesi cinque mesi dopo il sondaggio. Inoltre, altro dato fondamentale, Obama piace ai giovani. Da loro otterrebbe un sostegno pari al 66 per cento degli aventi diritto al voto, un dato importante se accostato alle difficoltà di rapportarsi con questa fetta di società incontrate da McCain. Solo il 27 per cento lo voterebbe.

E’ comunque una partita aperta, lo studio ha un margine di errore del 4%, ma la storia ci ha regalato rush finali sorprendenti, con il ribaltamento di ogni previsione. Nel giugno 2004 John Kerry aveva un vantaggio del 6% sull’attuale Presidente americano, George W. Bush e nel 1988 Michael Dukakis segnava proprio 15 punti di vantaggio su Bush padre: tutti e due i candidati democratici uscirono sconfitti dalle urne. Oltretutto altri sondaggi, che hanno raccolto le testimonianze nei giorni precedenti alla distensione tra Obama ed Hilary, sono andati più cauti. L’ inchiesta targata Gallup e divulgata solo l’altro ieri vedeva Obama a +2, ed il sondaggio di Zogby, reso pubblico mercoledì scorso, vedeva il leader democratico avanti solo di cinque punti percentuali.

Bill Schneider, politologo della Cnn, ha spiegato che il balzo in avanti registrato nel sondaggio di Newsweek è dovuto agli elettori democratici legati alla Clinton: “hanno avuto bisogno di tempo per riprendersi e decidere cosa fare”. Regione per regione, con tutti i media possibili, la campagna resta aperta, anzi è solo all’inizio. E’ la sfida che potrebbe far eleggere il primo presidente nero o il presidente più anziano della storia degli Stati Uniti d’America. E mentre il profilo Facebook del primo ha superato il milione di utenze registrate, il secondo ha dalla sua un forte consenso da parte del partito e di tutti i conservatori, per loro è l’eroe del Vietnam, quello che è stato prigioniero per più di 5 anni, inoltre ha già vinto confronti difficili, come quello con Rudolph Giuliani.
Storie americane… ed il resto del pianeta resta con il fiato sospeso.

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