Amazzonia: Alcune Tribù Indios non Hanno Contatti con la “Civiltà” e Devono Continuare a non Averne

di Yuri Castelfranchi
(tratto da Spiritual Search News)

Gli ultimi avvistamenti risalgono a pochi mesi fa, nella valle del Rio Javarí, Amazzonia occidentale. Gli antropologi li chiamano arredios, gli isolati. I coloni d’Amazzonia, più semplicemente, dicono che sono indios brabos, selvaggi, in contrapposizione ai mansos, gli addomesticati. Sono popoli accerchiati dalle società nazionali, nazioni indigene ridotte a bande di poche decine di persone. Genti che, cinquecento anni dopo la “scoperta” dell’Amazzonia, non hanno intenzione di farsi scoprire. Quindici anni fa erano centocinquanta gruppi. Oggi, stando ai sorvoli a bassa quota, le foto da satellite, le testimonianze di indios semi acculturati e coloni, sono oltre cinquanta tribù, una quarantina delle quali in Brasile. Non hanno mai visto un’automobile o una televisione. Alcuni non conoscono i metalli. Mantengono scarsissimi contatti con le altre etnie indigene. Alcuni non sanno che esistono luoghi dove la foresta finisce, che a valle gli alberi scompaiono divorati dalle strade di terra rossa, dal cemento, dalle città. Molti altri, invece, hanno sentito il rombo degli aeroplani, avvistato i battelli a motore sui fiumi più grandi. Sanno che esiste la tribù infinita dei bianchi: ne hanno sentito parlare, o ne narrano le loro leggende: karaiba, il bianco, è sanguinario, poco capace di comunicare e negoziare. E’ potente. Incontrarlo significa morire. Sidney Possuelo, brasiliano, ha fondato e dirige da anni il Dipartimento per gli indios isolati della Funai, l’ente governativo addetto alla difesa dei diritti degli indigeni. 63 anni, 37 malarie, premio “Unsung Hero” delle Nazioni Unite nel 2001, sopravvissuto a incidenti aerei e imboscate dei signori del legname e del latifondo, Possuelo è una leggenda vivente dell’indigenismo brasiliano. Ci spiega che la maggior parte degli isolati si è mantenuta distante dai bianchi consapevole degli scontri cruenti con i coloni e delle malattie da loro portate. Per questo, dichiara Possuelo, gli indios non contattati, per ora, vanno lasciati così. La decisione di inviare una spedizione di contatto è “l’ultima risorsa” cui ricorrere quando gli indios stessi si avvicinino progressivamente a insediamenti di coloni, mostrando curiosità e interesse a conoscere il mondo dei cancellatori di foreste. O quando gli indios si trovino a rischio di sterminio immediato a causa dell’arrivo delle strade, delle motoseghe, delle pompe per setacciare l’oro. Nel 1989 fu spedita una missione di contatto fra gli Zo’é, nello stato brasiliano del Parà: alcuni integralisti evangelici avevano invaso le terre indigene senza autorizzazione. Nell’impedire agli indios di adorare il demonio, avevano quasi ottenuto un genocidio: l’etnia era stata decimata dalle malattie portate dai bianchi. Otto anni fa, in maniera simile, i Kanoê e gli Akuntsu, in Amazzonia occidentale, dovettero scoprire che al mondo esistono stati, leggi, denaro, macchine. E nel 1996 Possuelo ha diretto una missione di contatto e pacificazione nello stato di Amazonas con i temutissimi caceteiros, i bastonatori, dell’etnia Korubo, che avevano reagito, terrorizzati, all’invasione delle proprie terre con attacchi ai coloni (muniti di clave, loro arma tradizionale), e avevano subìto torture e assassinii come rappresaglia. La tribù contattata è composta solo di diciassette persone, che hanno accettato una pace fragile col bianco. Il resto della nazione Korubo, in gran parte sconosciuta, è svanita in aree ancora più remote della selva, in fuga costante. Così, mentre i bianchi cercano di imparare a non uccidere, gli isolati tenteranno di restare isolati. “Abbiamo bisogno di tempo per imparare a riceverli nella società in maniera migliore” – ha dichiarato Possuelo al National Geographic. “Siamo capaci di spedire nello spazio uomini in cerca di nuove informazioni, ma non riusciamo a preservare un sapere che è lì in foresta, tanto antico, tanto vicino a noi. Gli indios hanno il diritto di essere indios e di venir trattati con equità”.

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