
Alfonsina Morini Strada, la prima ed unica donna a prendere parte al Giro d’Italia
Maggio 22, 2008di Luigi Macrì
La sua famiglia era di umili origini ed Alfonsina, seconda di dieci figli, inizia a correre con una bici che il padre riceve barattando delle galline. La determinazione di questa ragazza era tanta ed il suo scopo era quello di dimostrare che poteva correre al pari dei corridori maschi. Non solo voleva gareggiare con gli uomini, ma Alfonsina voleva anche vestirsi come un ciclista maschio: calzoncini corti e magliette aderenti! Lascio immaginare a voi che scandalo potesse essere per quel tranquillo paesino che era ed è Castelfranco in Emilia che infatti ribattezzo Alfonsina “il diavolo in gonnella”. Oltre alle risa del paese, lei doveva anche combattere contro lo scetticismo della famiglia; neanche quando torno a casa con il suo primo premio (un maiale vivo) la famiglia cambio idea e cercarono in tutti i modi di farle abbandonare l’idea di correre in bicicletta.A 16 anni Alfonsina osò seguire al Grand Prix di Pietroburgo un suo compagno di corse, Carlo Messori. E fu lei che conquistò le maggiori attenzioni del pubblico, comprese quelle dello zar Nicola II che le donò una medaglia. Ad appena 24 anni Alfonsina sposò il cesellatore Luigi Strada, uomo intelligente, moderno, senza pregiudizi, che non ostacolò la passione della sposina. Anzi, l´appoggiò in pieno, tanto che il giorno delle nozze le regalò una bicicletta da corsa nuova fiammante.Con l’appoggio del marito Alfonsina partecipò a molteplici corse battendo ben 36 volte gli uomini. Finalmente nel 1924, quando aveva ormai 32 anni, il direttore della “Gazzetta dello Sport” Emilio Colombo la chiamò per prendere parte al Giro.Il suo numero sarebbe stato il 72 ma il suo nominativo sarebbe risultato essere Alfonsin Strada, per non svelare prima del tempo la presenza di una donna al giro.Ovviamente pochi giorni prima della partenza della carovana rosa la notizia esplose in tutto il suo clamore e questo portò agli organizzatori quella visibilità che speravano per la corsa.Con i suoi calzoni alla zuava, completò regolarmente le prime quattro tappe: la Milano-Genova (arrivando con un’ora di distacco dal primo, ma precedendo molti rivali), la Genova-Firenze (cinquantesima su 65), la Firenze-Roma, davanti ad un folto gruppo di concorrenti, e la Roma-Napoli. Poi, nella tappa L’Aquila-Perugia, si scatenò il finimondo. Pioggia e vento flagellarono il percorso già pieno di ostacoli. Alfonsina ruppe il manubrio (sostituito con un manico di scopa offerto da una contadina) finendo vittima varie cadute e forature, e arrivando fuori tempo massimo. Dopo una polemica violentissima tra i giudici di gara, fu messa fuori gara. Emilio Colombo, un po´ intenerito dalla vicenda e molto sensibile alle copie in più della rosea che la curiosità per le imprese dell´Alfonsina faceva vendere, le consentì di seguire la corsa, pagandole di tasca propria vitto, alloggio ed assistenza. Tra mille difficoltà (in albergo doveva aspettare che tutti gli altri fossero a letto per poter fare il bagno, cucendosi da sola i pneumatici forati con ago e filo), percorse la seconda metà del Giro con un ginocchio gonfio a causa delle molte cadute, ma continuò fino a Milano: ormai era lei l´eroina di quel Giro.Spesso all’arrivo il boato non era per il vincitore di giornata ma per Alfonsina, che arrivava con distacchi consistenti, ma nessuno si lasciava il proprio posto da spettatore fino a quando “il diavolo in gonnella” non arrivava al traguardo.
Per la sua partecipazione al Giro guadagnò più di tutti: 50 mila lire. Una provvidenza per chi era uscita da tanta fame. Nei giorni seguenti spedì due misteriosi vaglia: uno al manicomio di Milano, dove da due anni era ricoverato il marito; l´altro a un collegio di suore, dove pagava la retta per la figlia di una sorella emigrata in Francia. Per questo aveva voluto correre il Giro. Confidò a un giornalista: «E che dovevo fare, la puttana?». Non fu più chiamata al Giro,ma partecipò ad altre competizioni e soprattutto nel 1937, a Parigi, battè la campionessa francese Robin e l´anno dopo, a ben quarantasette anni, stabilì a Longchamp il Record dell´ora femminile con 35,280 chilometri. Dopo la grande impresa al giro d’italia la sua notirità la portò a fare apparizioni nei velodromi e nei circhi, guadagnando quanto bastava a lei ed al suo nuovo marito per vivere agiatamente e per gestire un negozio di bici dove Alfonsina si recava tutti i giorni pedalando.Quando
cominciò a sentirsi troppo stanca comprò una Moto Guzzi 500, pioniera ancora una volta.Il 13 settembra 1959 andò alla partenza delle “tre valli varesine” ma tornò a casa sconfortata perchè nessuno l’aveva riconosciuta.tornata a casa, nel tentativo di accendere la sua moto, cadde morta a terra per una crisi cardiaca.Nello scrivere questo pezzo ero indeciso se terminare il racconto con la sua partecipazione al giro o se continuare raccontando anche il suo ultimo giorno di vita, ma alla fine ho pensato che togliere anche solo un secondo di commozione alla vita di una donna così speciale non le avrebbe reso merito fino in fondo.

